Cosa prevede il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e cosa cambia per lo smart working

Cos'è il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale" e cosa cambierà per il lavoro agile e la PA

Lo smart working è stato fondamentale durante la fase acuta della pandemia e ha segnato un cambiamento culturale da cui bisogna trarre “tutte le conseguenti analisi”. Le parole del neo ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta indicano chiaramente il passo del settore pubblico italiano per il futuro.

“Ora occorre ricondurlo ad essere uno degli strumenti di organizzazione del lavoro delle singole amministrazioni, strettamente connesso al livello di qualità dei servizi da fornire a cittadini e imprese. Il fenomeno va studiato a fondo e servono grandissimi investimenti dal punto di vista progettuale, di relazioni sindacali, regolativi, infrastrutturali e di intelligenza sociale anche alla luce della sfida della transizione digitale che l’Europa ci chiama a raccogliere”.

Le nuove linee programmatiche per la PA

Il settore pubblico si sta modernizzando e quella cui si trova di fronte oggi è una vera rivoluzione. Brunetta ha parlato anche di nuove linee programmatiche che devono ispirare la PA:

  • A come Accesso
  • B come Buona amministrazione
  • C come Capitale umano
  • D come Digitalizzazione.

Questi i quattro assi su cui il governo Draghi si muoverà per rinnovare la Pubblica amministrazione e, ha spiegato Brunetta, “restituire dignità, orgoglio, autorevolezza e valore alla comunità di 3,2 milioni di donne e di uomini che hanno servito e servono il Paese in uno dei momenti più difficili della nostra storia recente. Se dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale siamo rinati attraverso l’industria, oggi la ricostruzione deve partire dalle istituzioni e, per prime, da quelle che operano a più stretto contatto con i cittadini e con le imprese”.

Il PNRR rappresenta non solo un piano di investimenti, ma “il grimaldello per agire sui nodi che strutturalmente hanno depresso le capacità di crescita e le potenzialità del nostro Paese e per introdurre e sperimentare le migliori pratiche di cui dotare stabilmente le nostre amministrazioni”.

Nasce la Commissione tecnica dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile

Alcuni passi fondamentali in questo senso, e in particolare verso la rivoluzione del lavoro agile, sono già stati compiuti. Lo scorso 3 marzo si è insediata, su mandato del ministro, la Commissione tecnica dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile, coordinata dal presidente dell’Aran Antonio Naddeo, e composta da altri 12 esperti tra interni alla Pubblica amministrazione ed esterni.

Compito della Commissione sarà verificare l’avanzamento delle amministrazioni nella stesura dei cosiddetti Piani organizzativi del lavoro agile (POLA), pubblicati finora da 54 amministrazioni statali sulle 162 monitorate attraverso il Portale della performance del Dipartimento della Funzione pubblica. Sono il 33,3% le amministrazioni statali monitorate che alla scadenza del 31 gennaio 2021 fissata dal Decreto Rilancio li hanno pubblicati.

Siglato il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

Il 10 marzo a Palazzo Chigi è stato firmato il cosiddetto “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” con il premier Mario Draghi, il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e i segretari generali di Cgil, Maurizio Landini, Cisl, Luigi Sbarra, e Uil, Pierpaolo Bombardieri.

Ma cos’è esattamente questo Patto? Intanto va detto che questa importante novità per la Pubblica amministrazione si colloca nel solco di un’azione di rilancio del nostro Paese, volta a realizzare gli obiettivi cruciali della modernizzazione del Sistema Italia e dell’incremento della coesione sociale, a partire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Innovazione e coesione sono obiettivi centrali dello storico programma Next Generation EU e saranno perseguiti simultaneamente.

L’idea è semplice: un Paese più moderno può offrire servizi migliori e maggiori opportunità di sviluppo ai propri cittadini. Un Paese più coeso assicura che ogni persona possa sentirsi parte del processo innovativo e che ciascuno possa trarre beneficio dagli sforzi comuni.

Lo smart working per via contrattuale, questa l’impostazione del neo governo Draghi, è un elemento qualificante di questa strategia e va nella direzione auspicata anche dalle organizzazioni sindacali sin dall’inizio della crisi pandemica.

Digitalizzazione da un lato e partecipazione attiva dei lavoratori dall’altro. Il Patto prevede la conclusione dei rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021, ma ogni pubblico dipendente diventerà essere titolare di un diritto/dovere soggettivo alla formazione continua.

Il Governo emanerà all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) gli atti di indirizzo di propria competenza per il riavvio della stagione contrattuale. I rinnovi contrattuali relativi al triennio 2019-2021 interessano oltre 3 milioni di dipendenti pubblici e vedranno confluire l’elemento perequativo delle retribuzioni all’interno della retribuzione fondamentale.

Il Governo, poi, individuerà le misure legislative utili a promuovere la contrattazione decentrata e a superare il sistema dei tetti ai trattamenti economici accessori.

Come cambierà lo smart working nella PA

Con riferimento al lavoro agile, nei futuri contratti collettivi nazionali dovrà essere definita una disciplina normativa ed economica che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliando le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche amministrazioni.

Saranno quindi disciplinati aspetti di tutela dei diritti sindacali, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro quali il diritto alla disconnessione, le fasce di reperibilità, il diritto alla formazione specifica, la protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze.

Attraverso i contratti collettivi del triennio 2019-2021, si procederà alla successiva rivisitazione degli ordinamenti professionali del personale, ricorrendo a risorse aggiuntive con la Legge di bilancio per il 2022 e adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze.

Formazione, risultati e welfare

Formazione e riqualificazione assumeranno il rango di investimento strategico e non saranno più considerati come mera voce di costo. Nell’ambito dei nuovi contratti collettivi saranno adeguati i sistemi di partecipazione sindacale, valorizzando gli strumenti di partecipazione organizzativa e il ruolo della contrattazione integrativa.

Viene anche riconosciuta la necessità di implementare gli istituti di welfare contrattuale, con riferimento al sostegno alla genitorialità e all’estensione al pubblico impiego di agevolazioni fiscali già riconosciute al settore privato, relative alla previdenza complementare e ai sistemi di premialità diretti al miglioramento dei servizi.

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