Pensioni, Fornero spiega chi le pagherà. E su Quota 100 lancia la sua proposta

L'ex ministro dell'Economia del governo Monti spiega cosa cambierà nelle pensioni di domani, e boccia Quota 100 dicendo cosa fare subito

Chi pagherà le pensioni italiane del futuro? Ha provato a spiegarlo Elsa Fornero a Tagadà su La7. L’ex ministro dell’Economia del governo Monti, bersagliata a più riprese per la sua riforma delle pensioni, con grafici alla mano ha spiegato il meccanismo delle pensioni mostrando alcuni grafici che rappresentano la popolazione italiana.

La vera questione, infatti, è “mettere la popolazione e la sua dinamica al centro di molte decisioni che riguardano la politica economica, e in particolare il sistema pensionistico”. Il nostro è un “bel” sistema pensionistico, sostiene Fornero, costruito nel tempo, in maniera faticosa, “con leggi molto miopi anziché lungimiranti”.

Però, ha una caratteristica che tutti dobbiamo considerare: è un contratto tra le generazioni. Quindi, come tutti sappiamo, le generazioni giovani, in età attiva, pagano i contributi usati per pagare le pensioni a chi si è ritirato dal lavoro.

L’Italia del 1971 a confronto con quella del 2011

Ma, osserva ancora Fornero, un sistema così funziona se la popolazione è come quella dell’Italia del ’71. Nel grafico che l’ex ministro mostra spicca chiaramente una piramide con una base molto larga, che parte da bambini di 5 anni. Si nota salendo lungo la piramide che, progressivamente, anche con dei salti dovuti alla variabilità dei singoli anni, la popolazione diminuisce. Quindi il vertice, posizione in cui si trovano le persone più anziane, è molto ridotto. Una popolazione così ha verosimilmente molti lavoratori rispetto al numero di pensionati, “e quindi può anche essere generosa”.

Ma com’è cambiata la popolazione italiana in tutti questi anni? Nel grafico del 2011 le cose sono molto diverse. La piramide mostra come la base, cioè la popolazione giovane attiva, si sia progressivamente ridotta. La parte di popolazione nata tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 è molto numerosa, ed è quella che oggi sta andando in pensione. “Queste pensioni vengono pagate dalla base ridotta e il problema comincia a diventare grande” avverte Fornero.

2061, la piramide rovesciata

Se guardiamo infine il grafico con le proiezioni dell’Italia nel 2061, lo scenario si fa piuttosto tetro. La popolazione giovane sarà nuovamente ridotta e la piramide sarà rovesciata.

“Per questo – continua Fornero – quando si fanno le riforme pensionistiche ciò che bisogna guardare è il futuro. Certo nel presente bisogna aiutare chi sta peggio. Ma le riforme pensionistiche non si fanno per rendere contenti gli elettori di domani, ma per quegli elettori che la politica dovrebbe rappresentare, i quali però non hanno nessuno che li rappresenta e non votano. Questo è il grave problema del nostro Paese: l’incapacità di guardare al futuro. E infatti il futuro, i bambini, non si fanno più”.

La ricetta di Fornero su Quota 100

Quindi che fare? L’ex ministro del governo Monti insiste sulla necessità di intervenire intanto su Quota 100 (qui potete leggere l’intervista che ha rilasciato a QuiFinanza lo scorso novembre): “È importante cominciare a dire credibilmente che Quota 100 non sarà mantenuta per il futuro e cominciare a fare qualcosa per il 2021. Un piccolo ‘decalage’ di Quota 100, perché l’ipoteca che si mette sull’azione del governo futuro è molto forte”.

Un decalage per limitare l’eventuale effetto scalone, dunque. “Nessun governo può permettersi uno scalone di questo tipo, a meno che la situazione peggiori drammaticamente e la politica dica: ‘Si accomodino i tecnici'”.

Secondo la direzione presa dal governo Conte bis, infatti, dal 2022 la possibilità di andare in pensione potrebbe spostarsi di cinque anni, dando vita al cosiddetto “effetto scalone”. Quindi a partire dal 2022 si potrebbe uscire dal mondo del lavoro attraverso la pensione di vecchiaia con il raggiungimento dei 67 anni di età, o attraverso la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età.

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