Lasciare il lavoro prima della pensione, come funziona l’uscita anticipata pagata dall’azienda

La circolare Inps 104/2026 chiarisce la prestazione pagata dall'azienda che anticipa l'uscita dal lavoro fino a sette anni: come funziona

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Lasciare il lavoro prima di aver raggiunto i normali requisiti per la pensione in alcuni casi è possibile. A sostenere economicamente l’uscita è l’azienda, grazie a un meccanismo che consente al lavoratore di ricevere un assegno durante il periodo che lo separa dal pensionamento.

Si tratta delle cosiddette prestazioni di accompagnamento alla pensione, sulle quali l’Inps è intervenuto recentemente con la circolare n. 104 del 29 settembre 2026 per fornire nuove indicazioni sulle modalità di accesso.

Uscita anticipata dal lavoro pagata dall’azienda: cos’è e come funziona

La prestazione di accompagnamento alla pensione può essere attivata dal datore di lavoro nell’ambito di un piano di esodo aziendale. La misura, quindi:

  • riguarda i lavoratori individuati attraverso specifici accordi aziendali;
  • non è una forma di pensionamento anticipato alla quale il singolo lavoratore può accedere semplicemente presentando domanda all’Inps.

Grazie a questo meccanismo, il lavoratore può:

  • cessare il rapporto di lavoro prima di aver maturato il diritto alla pensione;
  • ricevere una prestazione economica per il periodo necessario a raggiungere la prima decorrenza utile del trattamento pensionistico.

L’azienda, invece, può:

  • sostenere integralmente il costo dell’operazione, compresa, quando prevista, la contribuzione da versare durante il periodo di accompagnamento alla pensione;
  • decidere se optare per la cosiddetta isopensione o l’assegno straordinario dei Fondi di solidarietà bilaterali.

La durata massima del periodo di esodo cambia a seconda dello strumento utilizzato.

Quando si riceve la pensione

L’accompagnamento può essere finalizzato al raggiungimento della pensione di vecchiaia oppure della pensione anticipata, in base ai requisiti che il lavoratore deve maturare. Nel dettaglio:

  • per quanto riguarda la pensione di vecchiaia nel sistema contributivo, la circolare Inps specifica che bisogna aver compiuto 67 anni di età e avere almeno 20 anni di contributi versati. Inoltre, l’importo deve risultare almeno pari a quello dell’assegno minimo sociale. Al compimento dei 71 anni, però, il requisito relativo alla soglia minima viene meno e si può comunque accedere alla pensione, fermo restando il requisito di almeno cinque anni di contribuzione effettiva;
  • per la pensione anticipata ordinaria, invece, la circolare indica come condizione di accesso un monte contributivo pari ad almeno 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. In questo caso non è previsto un requisito relativo all’importo soglia;
  • per la pensione anticipata contributiva a 64 anni, invece, servono almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un importo della pensione che raggiunga una soglia pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, ridotta a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per le donne con due o più figli.

Quanto può durare l’accompagnamento alla pensione

Se l’azienda opta per i Fondi di solidarietà bilaterali, la prestazione può accompagnare il lavoratore fino a un massimo di 60 mesi, quindi cinque anni, dalla cessazione del rapporto di lavoro. Per l’isopensione, invece, il periodo ordinario massimo è di 48 mesi, cioè quattro anni. Per le decorrenze entro il 1° dicembre 2026 è tuttavia prevista la possibilità di arrivare fino a 84 mesi, quindi sette anni.

Questo significa che l’uscita dal lavoro può essere anticipata anche di diversi anni rispetto al pensionamento, ma soltanto se:

  • il lavoratore rientra nei requisiti previsti dal percorso di esodo;
  • superato il periodo massimo di fruizione dell’assegno alla prima decorrenza utile si posseggono i requisiti per la pensione.

Durante il periodo di accompagnamento, la contribuzione correlata versata dal datore di lavoro è utile per raggiungere i requisiti contributivi minimi richiesti per la pensione.