Crisi cherosene aerei, le compagnie a rischio: “Mesi per tornare alla normalità”

La tregua tra Usa e Iran in Medio Oriente non rassicura le compagnie aeree e la Iata avverte che per riprendersi dalla crisi del carburante potrebbero volerci dei mesi

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Nonostante la tregua tra Iran e Usa, che ha permesso una riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, le compagnie aeree non sono ottimiste per il futuro. Willie Walsh, direttore generale della International Air Transport Association (Iata) ha avvisato che per tornare alla normalità potrebbero volerci dei mesi.

Sono i grandi gruppi, come Lufthansa e AirFrance-Klm, a essere maggiormente esposti all’instabilità in Medio Oriente, almeno per quanto riguarda le compagnie europee. Le low cost, per varie ragioni, dovrebbero riuscire a reagire meglio alla crisi, anche se la situazione dovesse precipitare nuovamente.

Ci vorranno mesi perché i voli tornino alla normalità

Willie Walsh, direttore generale della Iata, è intervenuto in conferenza stampa a Singapore poche ore dopo l’annuncio della tregua tra Usa e Iran, dichiarando:

Penso che ci vorranno ancora diversi mesi per tornare al livello di approvvigionamento necessario, tenendo conto delle perturbazioni delle capacità di raffinazione in Medio Oriente, che costituiscono un anello essenziale dell’approvvigionamento mondiale di prodotti raffinati.

Nel Golfo Persico viene infatti prodotto circa il 40% del jet fuel mondiale e molti degli impianti di raffinazione sono stati danneggiati dagli attacchi iraniani. Anche se i bombardamenti dovessero fermarsi definitivamente e lo stretto di Hormuz fosse riaperto, per riprendere la produzione a pieno regime sarà necessario del tempo.

Inoltre il trasporto di carburante, come tutti i trasporti via mare, è molto lento. Le navi cisterna viaggiano tra i 10 e i 15 nodi di velocità, circa 20 chilometri orari, la velocità di una bicicletta. C’è voluto circa un mese perché gli ultimi carichi partiti dallo Stretto di Hormuz a febbraio arrivassero in Europa e di conseguenza la carenza di carburante non è stata istantanea.

Anche nello scenario più positivo, quindi, almeno per il prossimo mese gli approvvigionamenti saranno complessi. Se le spedizioni dovessero riprendere con continuità, i primi miglioramenti si vedranno a inizio maggio.

Quali sono le compagnie aeree più esposte alla crisi

Non tutte le compagnie aeree sono però colpite allo stesso modo dalla crisi dei carburanti. Secondo un rapporto pubblicato poco dopo l’inizio della guerra in Medio Oriente da Scope Ratings, più le rotte servite sono lunghe e più facevano affidamento su Dubai come hub, maggiore sarà l’esposizione. L’analisi ha rilevato che i gruppi più esposti in Europa sono:

  • AirFrance-Klm;
  • Lufthansa, proprietaria di Ita Airways.

Situazione più semplice invece per le low cost, come Ryanair ed EasyJet, che servendo rotte brevi e principalmente europee sono più protette da questo tipo di crisi. Situazione particolare per Turkish Airlines, che pur rientrando nella categoria dei grandi gruppi, riesce a coprire meglio le perdite causate dalla guerra in Medio Oriente grazie alla diversificazione delle sue rotte.

Tutti i fattori che influiscono sui prezzi dei voli

Il report di Scope Ratings sottolinea inoltre che l’aumento del costo del carburante non è l’unico fattore che può compromettere le operazioni di alcune compagnie aeree. Il fattore più rilevante, dopo il prezzo del jet fuel, è la dipendenza dalle rotte in Medio Oriente. Più una compagnia faceva affidamento sulla regione, più la guerra l’ha danneggiata.

Esistono però anche fattori che permettono di compensare le perdite dovute a questa situazione. Su tutte, la diversificazione verso il trasporto merci che molte compagnie hanno operato negli ultimi anni. Il successo dell’e-commerce cinese ha infatti spinto diversi gruppi a investire su rotte cargo, creando nuove entrate che hanno generato margini importanti, che faranno da cuscinetto durante la crisi.