Riso italiano minacciato da concorrenza asiatica e prezzi in calo: cosa si rischia

Coldiretti e Filiera Italia scrivono a Bruxelles: prezzi all'origine giù di oltre il 50% e forti timori per il negoziato con la Thailandia

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Il negoziato in corso tra Unione europea e Thailandia per un accordo di libero scambio, secondo gli esperti, potrebbe mettere in serie difficoltà le aziende del comparto riso in Italia, già sotto pressione per via del crollo dei prezzi e la crescente pressione delle importazioni provenienti dall’Asia.

Il tema non riguarda soltanto gli agricoltori. In gioco c’è infatti una filiera del Made in Italy agroalimentare, un settore che rappresenta un’eccellenza produttiva europea e che trova nelle regioni del Nord Italia uno dei suoi principali poli di sviluppo economico.

Il crollo dei prezzi preoccupa i produttori di riso italiano

Secondo quanto evidenziato da Coldiretti e Filiera Italia in una lettera inviata ai commissari europei al Commercio e all’Agricoltura, le aziende agricole stanno attraversando una fase definita di “drammatica criticità”.

Il problema principale è rappresentato dal forte calo dei prezzi all’origine, ovvero quelli riconosciuti direttamente agli agricoltori. Le organizzazioni parlano di riduzioni strutturali che superano il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Quando i prezzi alla produzione diminuiscono in modo così marcato, le imprese agricole vedono ridursi i margini economici. In molti casi il rischio è quello di non riuscire più a coprire i costi di produzione, che negli ultimi anni sono aumentati a causa dell’inflazione energetica, del rincaro dei fertilizzanti, dei costi della manodopera e delle spese legate agli standard ambientali richiesti dalla normativa europea.

Per le aziende più piccole o meno capitalizzate, una situazione di questo tipo può tradursi in una riduzione degli investimenti o addirittura nell’abbandono delle coltivazioni.

Il peso delle importazioni a dazio agevolato

La questione dei prezzi è strettamente collegata a quella delle importazioni. Secondo Coldiretti, già oggi circa il 60% del riso estero che entra in Italia beneficia di regimi tariffari agevolati. Questo significa che una quota significativa del prodotto importato arriva sul mercato europeo con costi inferiori rispetto a quelli sostenuti dai produttori comunitari.

Negli ultimi anni uno dei casi più discussi è stato quello delle importazioni da Cambogia e Birmania, favorite dal regime EBA (Everything But Arms), il sistema che consente ai Paesi meno sviluppati di esportare verso l’Unione Europea senza dazi. Secondo le organizzazioni agricole italiane, questa apertura commerciale ha già dimostrato come l’ingresso massiccio di prodotto a basso costo possa esercitare una forte pressione sui prezzi interni, riducendo la redditività delle aziende europee.

Il risultato è una competizione che molti produttori considerano squilibrata, poiché le imprese europee devono rispettare regole molto più stringenti sul piano ambientale, fitosanitario e sociale.

Perché l’accordo con la Thailandia preoccupa l’Italia

Le preoccupazioni aumentano ulteriormente guardando all’accordo Ue-Thailandia. Il Paese asiatico è infatti uno dei principali protagonisti mondiali del mercato del riso. Dai dati emersi, la produzione thailandese supera i 30 milioni di tonnellate annue, con una capacità di esportazione che può raggiungere gli 8 milioni di tonnellate. Si tratta di numeri enormemente superiori rispetto a quelli europei e sufficienti a influenzare gli equilibri internazionali del settore.

La Thailandia è già oggi il terzo importatore di riso in Italia. Un eventuale accordo di libero scambio con ulteriori facilitazioni tariffarie potrebbe quindi incrementare ulteriormente la presenza del prodotto thailandese sul mercato europeo. Dal punto di vista economico, il rischio segnalato è che con l’arrivo di maggiori quantità di riso a prezzi competitivi si potrebbero comprimere ulteriormente le quotazioni del prodotto europeo, aggravando la crisi già in corso.

Cosa si rischia

Se il trend dei prezzi bassi dovesse proseguire e la concorrenza internazionale aumentare ulteriormente, in primo luogo si rischierebbe una riduzione delle superfici coltivate a riso. Gli agricoltori potrebbero scegliere colture alternative considerate più redditizie oppure ridurre gli investimenti.

Un secondo rischio riguarda la perdita di valore delle produzioni tipiche italiane. Le varietà destinate ai risotti e alle preparazioni tradizionali richiedono spesso maggiori cure e costi produttivi rispetto alle varietà commerciali standard. Una redditività insufficiente potrebbe scoraggiarne la coltivazione.

Vi è poi un possibile impatto occupazionale lungo tutta la filiera, dalle aziende agricole agli impianti di lavorazione e confezionamento.

Infine esiste una questione legata alla sicurezza alimentare. Ridurre la capacità produttiva europea significherebbe aumentare la dipendenza dalle importazioni, esponendo il mercato a possibili shock internazionali e alla volatilità dei prezzi globali.