Il prezzo delle conserve in Italia rischia di aumentare, i rincari attesi e i prodotti a rischio

Conserve Italia lancia l'allarme: prezzi in aumento per passate, succhi e legumi a causa del caro gasolio

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Nelle prossime settimane il prezzo delle conserve in Italia potrebbe aumentare. A lanciare l’allarme è uno dei principali colossi del settore, Conserve Italia, gruppo che controlla marchi storici molto conosciuti dai consumatori come Valfrutta, Cirio, Yoga e Derby. Secondo quanto dichiarato dal direttore generale Pier Paolo Rossetti, il caro carburanti rischia di compromettere tutta la filiera produttiva, dalla coltivazione agricola fino alla distribuzione finale nei supermercati.

Perché il prezzo delle conserve sta aumentando

L’incremento dei costi nasce principalmente dall’impennata del prezzo dei carburanti. Il gasolio è infatti una componente essenziale per l’intero comparto agroindustriale. Viene utilizzato nei macchinari agricoli, nel trasporto delle materie prime, nei sistemi di irrigazione e nella logistica distributiva.

Nel caso delle conserve – dalle passate di pomodoro ai succhi di frutta, fino ai legumi in scatola e ai derivati vegetali – l’impatto è ancora più pesante perché la filiera richiede lavorazioni industriali energivore. La trasformazione del pomodoro, ad esempio, necessita di grandi quantità di energia termica ed elettrica per processi come evaporazione, sterilizzazione e confezionamento.

Secondo Conserve Italia, l’aumento del costo del carburante incide ormai in tutte le fasi della produzione, ovvero su:

  • lavorazioni agricole nei campi;
  • irrigazione durante i mesi estivi;
  • trasporto delle materie prime;
  • attività industriali negli stabilimenti;
  • distribuzione verso supermercati e punti vendita;
  • acquisto di materiali come plastica e imballaggi.

Il risultato è una pressione crescente sui margini delle aziende, che potrebbero essere costrette a trasferire parte dei costi direttamente sui consumatori.

I prodotti che rischiano i rincari maggiori

Non tutte le conserve subiranno aumenti identici. Alcuni prodotti potrebbero essere più esposti di altri a causa dei costi produttivi più elevati e della maggiore dipendenza dall’energia.

Tra i prodotti maggiormente a rischio rincaro ci sono:

  • le conserve di pomodoro (passate, polpe, pelati e concentrati di pomodoro), che rappresentano uno dei segmenti più energivori dell’industria alimentare italiana, poiché la lavorazione richiede alte temperature e grandi impianti industriali. Inoltre, l’Italia resta uno dei leader mondiali del settore, ma negli ultimi mesi il comparto ha già dovuto fare i conti con il calo dell’export e con l’aumento dei costi agricoli, quindi questi prodotti potrebbero registrare aumenti significativi sugli scaffali;
  • succhi e bevande a base di frutta, non solo per l’incremento dei costi energetici ma anche per l’aumento dei prezzi di imballaggi, bottiglie e materie plastiche utilizzate nel confezionamento;
  • legumi e ortaggi conservati in scatola (piselli, fagioli, ceci e altri ortaggi) che potrebbero subire aumenti più contenuti ma comunque rilevanti. In questo caso incidono soprattutto i costi della logistica e della trasformazione industriale sul prezzo finale;
  • conserve bio o di fascia alta che potrebbero essere ancora più esposte perché spesso utilizzano processi produttivi più costosi e materie prime selezionate.

Il ruolo del caro-gasolio nell’agricoltura

Uno degli aspetti più critici riguarda l’impatto del gasolio sulle attività agricole. Negli ultimi anni gli agricoltori italiani hanno dovuto affrontare una crescita continua dei costi legati ai carburanti e ai fertilizzanti.

Con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle temperature, cresce anche il bisogno di irrigazione. Molti impianti utilizzano pompe alimentate a gasolio, facendo aumentare ulteriormente le spese delle aziende agricole.

Questo fenomeno pesa soprattutto sulle colture destinate alla trasformazione industriale, come pomodoro, frutta e ortaggi. Se i costi di produzione aumentano nei campi, inevitabilmente salgono anche i prezzi delle conserve.

L’effetto sui supermercati e sulle famiglie

I rincari potrebbero arrivare gradualmente sugli scaffali della grande distribuzione. Le aziende stanno ancora cercando di quantificare con precisione l’impatto finale, ma il rischio di aumenti nei prossimi mesi appare concreto.

Per le famiglie italiane questo significherebbe una nuova crescita della spesa alimentare, proprio in un periodo già caratterizzato dall’inflazione e dal caro-vita.

Le conserve sono considerate beni di largo consumo e vengono acquistate regolarmente da milioni di persone. Anche piccoli aumenti di prezzo possono quindi incidere sul budget mensile delle famiglie, soprattutto per chi acquista grandi quantità di prodotti confezionati.