Da dove arrivano le pesche che mangiamo? Dalla Spagna alla Cina: cosa comprano le famiglie

Dall'invasione spagnola ai prodotti cinesi in tavola: come cambiano gli acquisti di pesche e nettarine in Italia

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Pesche e nettarine rappresentano uno dei casi più emblematici del cambiamento che sta trasformando la frutticoltura italiana. Da una parte ci sono superfici coltivate e produzioni che, nel lungo periodo, si sono ridotte, dall’altra un mercato che continua a riconoscere valore a questi frutti. I prezzi alla produzione sono infatti in aumento e la domanda, soprattutto per le nettarine e per il prodotto confezionato, mostra segnali interessanti.

Eppure, la contrazione strutturale del comparto ha avuto chiare conseguenze sul posizionamento internazionale, facendo perdere all’Italia la sua posizione di leadership in questo settore.

Di quanto è diminuita la produzione di pesche e nettarine in Italia

Secondo quanto emerso dall’ultimo report Istat pubblicato il 4 settembre 2026, che fotografa l’evoluzione delle principali colture agricole italiane tra il 2006 e il 2025:

  • la produzione di pesche è diminuita del 40,7%,
  • mentre le superfici coltivate si sono ridotte del 31,9%.

Ancora più marcata è stata la contrazione per le nettarine:

  • con una produzione in calo del 43,5%;
  • e superfici diminuite del 49,3%.

Nonostante questa riduzione, le rese per ettaro sono cresciute del:

  • +14,9% per le pesche;
  • +11,4% per le nettarine.

Il settore ha quindi perso una parte consistente del proprio potenziale produttivo, ma ha contemporaneamente migliorato la capacità di ottenere prodotto dalle superfici rimaste.

Quali sono state le rese: regioni a confronto

Secondo i dati del Cso Italy (Centro servizi ortofrutticoli italiano), le superfici italiane dedicate a pesche e nettarine hanno subito una progressiva erosione negli ultimi anni. Il fenomeno è stato particolarmente significativo nelle regioni settentrionali, mentre in alcune aree del Mezzogiorno la coltivazione ha mostrato una maggiore stabilità.

Complessivamente:

  • le superfici attualmente in produzione si attestano poco sopra i 57.000 ettari;
  • le produzioni si sono posizionate negli ultimi anni intorno a 1,2 milioni di tonnellate.

A livello regionale:

  • la Campania concentra circa il 28% dell’offerta nazionale di pesche e nettarine;
  • l’Emilia Romagna il 20%;
  • Sicilia, Piemonte e Puglia, raggiungono rispetttivamente una quota intorno al 10%.

Pur trattandosi di numeri importanti, questi sono ancora lontani dai livelli che hanno caratterizzato il comparto in passato.

Chi ha superato l’Italia in Europa

L’Italia, storicamente protagonista della produzione di pesche e nettarine, ha perso la leadership europea a favore della Spagna. Oggi il nostro Paese è il secondo produttore europeo, mentre a livello mondiale si trova al terzo posto, preceduto dalla Cina e dalla Spagna.

Le stime di Europech attribuiscono all’Italia una produzione di circa 930.000 tonnellate, in aumento dello 0,5% nel 2025 rispetto al 2024. Eppure, anche se nello stesso periodo la Spagna ha registrato una contrazione, il comparto italiano non è comunque riuscito a riconquistare il primato sul mercato.

Perché i prezzi rischiano ancora di aumentare

La riduzione dell’offerta, combinata con una domanda ancora consistente, ha però contribuito a sostenere i prezzi. Nel 2025, infatti, nelle principali piazze monitorate da Ismea, i prezzi di pesche e nettarine, sia a polpa gialla sia a polpa bianca, sono risultati generalmente superiori rispetto al 2024 e alla media del triennio precedente.

Per esempio, il prezzo medio nazionale delle pesche a polpa gialla all’origine si è attestato intorno a 0,95 euro al chilogrammo, con un aumento del 12% rispetto allo stesso mese del 2024 e del 7% rispetto alla media del periodo 2022-2024.

Questo si verifica quando la disponibilità di un prodotto si riduce e, contemporaneamente, la domanda rimane alta. E se gli ettari continuano a diminuire, il rischio è quello di assistere a un mercato sempre più dipendente dall’offerta di pochi territori e, nei momenti di scarsità, dalle importazioni. Dove i prezzi sono destinati a salire ancora di più.

Da dove arrivano le pesche che mangiamo

La Spagna rappresenta il principale concorrente dell’Italia anche a livello interno. A tal proposito, osservando i dati del Cso:

  • le importazioni italiane di pesche e nettarine hanno raggiunto una media di quasi 110.000 tonnellate annue, per un valore vicino ai 100 milioni di euro;
  • nel 2017 ben l’85% dell’import proveniva dalla Spagna, pari a quasi 100.000 tonnellate.

Questo si è verificato proprio mentre l’Italia ha visto progressivamente la propria base produttiva ridursi, mentre la Spagna ha assunto un ruolo sempre più importante sia come concorrente sui mercati sia come fornitore del mercato italiano.

Dove l’Italia esporta di più

Sul fronte opposto, però, l’Italia mantiene una forte vocazione all’export. Nel 2024 le esportazioni di pesche e nettarine hanno sfiorato i 161 milioni di euro, in crescita del 26% rispetto al 2023, mentre i volumi sono aumentati del 37%. Il saldo della bilancia commerciale è tornato positivo, con un attivo di 13,4 milioni di euro.

I dati Cso relativi al 2017 mostrano che quasi il 70% delle esportazioni era destinato a cinque Paesi:

  • al primo posto figurava la Germania, con il 36%;
  • al secondo la Repubblica Ceca al 10%;
  • al terzo Austria al 9%.

A chiudere la classifica, ci sono poi:

  • Polonia al 7%;
  • Svezia al 5%.

Cosa acquistano le famiglie: le preferenze dei consumatori

A confermare che pesche e nettarine sono un prodotto di punta ci sono anche i dati dall’analisi Italiafruit pubblicata a luglio 2026, in collaborazione con l’Osservatorio permanente YouGov Shopper. Quello che dicono i numeri è che:

  • nel 2025 pesche e nettarine hanno raggiunto una penetrazione nelle famiglie italiane vicina al 76%, in crescita di 3,1 punti percentuali rispetto a due anni prima;
  • la frequenza di acquisto è aumentata del 5%, anche se a un ritmo inferiore rispetto alla frutta nel complesso, che ha registrato un incremento del 10%.

Il vero cambiamento riguarda però il modo in cui il consumatore compra questi frutti:

  • il prodotto confezionato a peso imposto rappresenta circa un terzo dei volumi e sta guadagnando terreno;
  • tra il 2023 e il 2025 la quota di famiglie acquirenti è cresciuta di 4,6 punti percentuali, contro i 2,2 punti del prodotto a peso variabile;
  • nella frequenza di acquisto, il peso imposto registra un incremento del 16%, mentre il peso variabile diminuisce del 2%.

Inoltre, le pesche conservano una base di consumatori più ampia: nel 2025 erano acquistate dal 68,7% delle famiglie, contro il 48,3% delle nettarine. Ma la dinamica premia nettamente queste ultime:

  • la penetrazione delle nettarine è aumentata di 4,8 punti percentuali in due anni, contro l’incremento di 1,9 punti delle pesche;
  • la frequenza di acquisto racconta la stessa storia, ovvero -1% per le pesche e +16% per le nettarine.

Il motivo è anche legato alle caratteristiche fisiche del frutto. La buccia liscia della nettarina la rende più semplice da mangiare fuori casa, senza necessità di sbucciarla, e quindi particolarmente adatta alle nuove modalità di consumo. È il segnale di una trasformazione più ampia del mercato ortofrutticolo. Poiché queste dinamiche confermano che il consumatore non sceglie più soltanto sulla base del prezzo o della qualità, ma anche in funzione della comodità d’acquisto e di consumo.