L’Environmental Working Group ha pubblicato la nuova edizione della “Shopper’s Guide to Pesticides in Produce”, una guida che analizza la presenza di residui di pesticidi su frutta e verdura. Il rapporto si basa sui dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e ha esaminato oltre 54.000 campioni di 47 prodotti ortofrutticoli. I campioni sono stati lavati e preparati come avviene normalmente prima del consumo, per simulare le abitudini domestiche. L’analisi tiene conto di diversi fattori: quantità di residui, numero di pesticidi presenti, frequenza di contaminazione e tossicità delle sostanze rilevate. Il risultato evidenzia la presenza di 264 pesticidi diversi, con una concentrazione significativa su alcuni prodotti specifici.
Indice
Dirty Dozen 2026, i prodotti più contaminati
La cosiddetta Dirty Dozen raccoglie gli alimenti con la maggiore presenza di pesticidi. Al primo posto si confermano gli spinaci, seguiti da cavolo riccio e fragole. Si tratta di prodotti che presentano spesso più residui contemporaneamente. La lista completa include:
- Spinaci
- Cavolo riccio e simili
- Fragole
- Uva
- Nettarine
- Pesche
- Ciliegie
- Mele
- More
- Pere
- Patate
- Mirtilli
Secondo il rapporto, quasi tutti questi prodotti presentano in media quattro o più pesticidi diversi per campione. Questa esposizione multipla, definita “effetto cocktail”, può portare a un accumulo nell’organismo. Le caratteristiche di questi alimenti spiegano in parte il fenomeno: bucce sottili, maggiore esposizione ai parassiti e uso frequente di trattamenti chimici.
Clean Fifteen 2026, i prodotti meno contaminati
Accanto ai prodotti più esposti, la guida individua anche quelli con minore presenza di pesticidi. La Clean Fifteen comprende alimenti per i quali circa il 60% dei campioni analizzati non presenta residui rilevabili. Tra questi:
- Ananas
- Mais dolce
- Avocado
- Papaya
- Cipolle
- Piselli surgelati
- Asparagi
- Cavolo
- Cavolfiore
- Anguria
- Mango
- Banane
- Carote
- Funghi
- Kiwi
Questi prodotti tendono ad avere bucce più spesse o una maggiore resistenza naturale ai parassiti.
Il ruolo dei PFAS nella nuova analisi
Una novità del rapporto 2026 è l’inclusione dei PFAS, sostanze chimiche persistenti note come “eterne”. Questi composti sono stati rilevati in oltre il 60% dei campioni della Dirty Dozen. I PFAS sono caratterizzati da una lunga permanenza nell’ambiente e nell’organismo umano. Secondo le autorità sanitarie statunitensi, l’esposizione può essere associata a diversi rischi, tra cui problemi ormonali e malattie croniche.
Le conclusioni dell’Environmental Working Group sono state contestate dall’Alliance for Food and Farming. Secondo l’organizzazione, oltre il 99% dei campioni rientra nei limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità e una quota significativa non presenta residui rilevabili. Viene inoltre evidenziato un possibile effetto sul consumo: dati statunitensi indicano che una parte della popolazione potrebbe ridurre l’assunzione di frutta e verdura per timore dei pesticidi.
Come ridurre l’esposizione ai pesticidi
Gli esperti sottolineano che frutta e verdura restano elementi fondamentali di una dieta equilibrata. Per ridurre l’esposizione ai pesticidi, è possibile adottare alcune accortezze pratiche:
- privilegiare prodotti biologici per gli alimenti della Dirty Dozen;
- scegliere prodotti della Clean Fifteen quando si acquistano alimenti convenzionali;
- lavare sempre accuratamente frutta e verdura sotto acqua corrente.
L’uso di spazzole per prodotti con polpa soda può contribuire a rimuovere ulteriori residui superficiali.