È stato pubblicato il decreto attuativo del Ministero del Turismo che definisce le regole per accedere al nuovo contributo a fondo perduto destinato alle imprese del settore turistico, ai ristoranti e alle attività affini. L’intervento mira a sostenere le imprese del comparto, ma anche a incentivare investimenti strutturali, innovazione e sostenibilità.
Un piano da 50 milioni l’anno per il turismo (e la ristorazione)
La misura si inserisce nel quadro della legge di bilancio 2026, che ha stanziato 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Le risorse sono destinate a sostenere lo sviluppo delle filiere turistiche, comprese quelle a forte integrazione con la ristorazione. Non si tratta di un semplice bonus, ma di una vera strategia industriale: l’obiettivo è rafforzare l’ecosistema turistico nazionale attraverso interventi mirati su più fronti.
Contributo a fondo perduto del 30%: cosa prevede
Il legislatore, con l’approvazione del decreto, ha previsto di riconoscere un contributo a fondo perduto pari al 30% delle spese ammissibili. Questo significa che una parte significativa degli investimenti effettuati dalle imprese verrà coperta direttamente dallo Stato, senza obbligo di restituzione.
A questo si affianca la possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per il restante 70% della spesa, creando così un mix finanziario particolarmente vantaggioso.
Quali investimenti sono finanziabili
Il decreto definisce in modo puntuale le categorie di spesa ammissibili, orientando i finanziamenti verso interventi che non siano solo di mantenimento, ma di vero rilancio strutturale e tecnologico dell’attività. Le risorse possono essere impiegate per l’acquisto o l’ammodernamento di tecnologie che migliorano l’efficienza operativa e il rapporto con l’utente. Sono ammesse le spese per:
- sistemi di prenotazione e delivery, implementazione di piattaforme online proprietarie per gestire tavoli, asporto e consegne a domicilio senza intermediazioni esterne;
- gestione digitale dei clienti (CRM), software per la fidelizzazione e la personalizzazione dell’esperienza basata sui dati;
- strumenti informatici per il monitoraggio dei costi, dei ricavi e della marginalità aziendale.
In linea con le direttive europee sulla transizione ecologica, il contributo finanzia anche interventi che riducono l’impatto ambientale della ristorazione, quindi le spese per:
- il risparmio energetico e la sostituzione di macchinari obsoleti con attrezzature ad alta efficienza e interventi per la riduzione dei consumi elettrici e idrici;
- i sistemi per il monitoraggio e la riduzione degli sprechi alimentari e acquisto di materiali di consumo eco-friendly (biodegradabili o riutilizzabili);
- la valorizzazione del territorio, partnership per filiere corte e approvvigionamento certificato di prodotti locali.
Per favorire l’attività anche nei mesi di bassa stagione, sono invece ammessi investimenti volti a diversificare l’offerta, ovvero per:
- sviluppo di eventi e organizzazione di manifestazioni enogastronomiche o laboratori culinari tematici;
- nuovi format di accoglienza, per allestimento di spazi e attrezzature necessari per creare “esperienze” (es. show cooking, degustazioni guidate) che attirino flussi turistici durante tutto l’anno.
Infine, sono finanziabili le spese per progetti di rete che collegano la ristorazione all’ospitalità, come:
- i percorsi enogastronomici;
- la promozione di itinerari che integrano il ristorante con le strutture ricettive e i siti di interesse locale;
- gli interventi di marketing territoriale, con iniziative congiunte per la valorizzazione dei prodotti tipici DOP, IGP e STG all’interno dell’offerta turistica complessiva.
Quali ristoranti possono richiedere il contributo
Possono accedere al contributo le imprese che rientrano nelle seguenti categorie:
- ristorazione con servizio al tavolo;
- ristorazione senza servizio al tavolo o da asporto;
- ristoranti connessi ad aziende agricole;
- ristoranti legati ad attività ittiche;
- catering per eventi;
- servizi di ristorazione su base contrattuale.
Questo significa che il beneficio non riguarda solo i ristoranti tradizionali, ma anche tutte quelle attività ibride e innovative che oggi caratterizzano il settore food, fino alle formule più flessibili legate al turismo esperienziale.
I requisiti per accedere
Per ottenere il contributo, le imprese devono essere attive al momento della domanda, iscritte al Registro delle imprese e in regola con gli obblighi contributivi (DURC) e fiscali.
Il decreto attuativo è stato bollinato il 17 marzo 2026 dalla Ragioneria generale dello Stato, ma presto saranno definiti i termini per la presentazione delle domande, le modalità operative (probabilmente tramite piattaforma online) e i criteri di valutazione dei progetti.