Smart working quanto mi costi: quanto pesa sulle bollette di luce e gas

Lo smart working conviene? E a chi? Quanto incide per lavoratori e aziende sul costo dell'energia e del gas e che impatto ha sulle bollette

Quello che stiamo vivendo è certamente un momento particolare per quanto riguarda uno dei fenomeni sociali più importanti degli ultimi anni con un impatto molto forte sul mondo del lavoro. Lo smart working, diventato una tendenza globale durante la pandemia da Covid-19, si trova a uno snodo fondamentale. Da questo si comprenderà se si è trattato di un avvenimento temporaneo per contrastare il contagio dal virus, oppure se, al contrario, diventerà una modalità con cui dovranno fare i conti dipendenti e datori di lavoro anche in futuro.

Smart working: costi per lavoratori e aziende

Lavoratori e aziende studiano così i costi e i benefici derivanti dal lavoro da remoto, provando a comprendere se questo possa rappresentare la forma di rapporto conveniente per entrambi.

Per procedere a tale analisi, diventa mai come in questo periodo necessario, valutare un fattore fondamentale: il caro bollette. Il consumo di luce e gas, con l’aumento esponenziale dei suoi costi, gioca un ruolo decisivo, non tanto per il futuro, quanto per il presente dello smart working.

Per provare a rispondere a questi interrogativi è possibile valutare delle indagini condotte da alcuni tra i più importanti osservatori italiani su queste materie.

Qui tutte le novità sullo smart working nel Dl Aiuti bis.

Smart working 2 giorni alla settimana: conviene?

Tra queste troviamo una stima di Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working, il quale al Sole 24 Ore ha dichiarato come sia possibile osservare un risparmio sia per il lavoratore che per l’azienda in caso di adozione di questo modello. In particolare, è stata considerata una situazione di lavoro da casa per 2 giorni alla settimana.

Nello scenario considerato dal gruppo di Corso, per il datore di lavoro si può arrivare a un risparmio annuale di 2mila euro per dipendente. Con quest’ultimo che a sua volta può contare su 1.000 euro di costi in meno da sostenere per gli spostamenti casa-lavoro.

Tuttavia, il lavoratore, in relazione al caro energia, dovrebbe sostenere una spesa stimata in un range di 200-300 euro all’anno, soprattutto per il riscaldamento e il raffrescamento della propria abitazione.

Qui vi abbiamo parlato degli smart meter, i contatori intelligenti per abbattere i consumi in casa.

Smart working sempre, conviene?

Un’altra analisi, realizzata da Altroconsumo, ha considerato invece un diverso modello, il quale porta anche a risultati parzialmente differenti. Nelle simulazioni realizzate dall’organizzazione indipendente, viene preso in esame un modello di full smart working, in cui cioè si lavora tutta la settimana da casa senza mai recarsi in un ufficio fisico.

Per condurre l’indagine sono stati esaminati due tipi di nuclei familiari, il primo formato da due persone senza figli e il secondo composto sempre da due persone ma con un figlio.

In entrambi i casi si fa riferimento al riscaldamento autonomo. Senza lavoro da remoto, i consumi si attesterebbero rispettivamente a 1.900 e 2.700 kWh. Svolgendo le proprie mansioni interamente a casa, si passa, solamente per l’energia elettrica a un totale di 2.333 e 3.173 kWh, con un aumento in termini di costo di 298 e 323 euro.

Per quanto riguarda termosifoni e condizionatori, invece, si registra un aumento potenziale del 15%, pari a 165 metri cubi, a cui è possibile aggiungere un incremento ulteriore compreso tra i 18 e i 20 metri cubi per il pranzo. In questo quadro, l’esborso aggiuntivo si attesta sui 476 euro.

Un lavoratore da remoto potrebbe quindi arrivare a spendere circa 800 euro in più all’anno per lo smart working.

La seconda analisi non quantifica in maniera dettagliata i risparmi, tra cui quelli legati agli spostamenti, oltre ai benefici non economici, come ad esempio il work life balance.

Tuttavia, è di fondamentale importanza comprendere il livello di sovra costo, così da poter negoziare un accordo economico che tenga conto di questi elementi nei nuovi contratti.