Stress da lavoro: cos’è la sindrome del burnout e cosa fare

Carichi di lavoro eccessivi, un'organizzazione lavorativa che non sposa le caratteristiche della persona: le cause del burnout sono tantissime. Ecco cosa fare per prevenire una sindrome sempre più diffusa

Cosa succede quando il lavoro diventa fonte di stress? Succede che il sistema immunitario va in tilt, e il lavoratore può incappare in quella che è comunemente definita “sindrome del burnout“. Una sindrome che riguarda prevalentemente i professionisti il cui lavoro implica relazioni personali molto accentuate, e che può essere considerata come una sorta di esaurimento emotivo.

Il lavoratore che soffre di sindrome del burnout diminuisce il suo impegno nei confronti del lavoro, vede deteriorarsi le emozioni legate alla sua professione e, spesso, sviluppa una difficoltà di adattamento ad un lavoro le cui richieste appaiono eccessive.

Inizialmente erano soprattutto gli operatori sanitari, gli assistenti sociali e tutti i professionisti in costante contatto con la persona e con le sue esigenze a soffrire di sindrome del burnout ma, oggi, con i cambiamenti che negli anni hanno riguardato pressoché ogni attività lavorativa, quasi ogni posto di lavoro può dirsi a rischio. Non è più solo il lavoratore che ha come obiettivo il benessere fisico e psicologico della persona (infermieri, psicologi, medici, insegnanti) a poterne soffrire, ma possono sviluppare la sindrome del burnout tutti coloro il cui luogo di lavoro prevede un alto contatto personale: ristoratori, politici, avvocati, manager, impiegati di uffici pubblici. E poco importa che si tratti di un lavoratore dipendente, o di un datore di lavoro.

Ma cosa causa, esattamente, la sindrome del burnout? I fattori scatenanti sono diversi. Si va dal sovraccarico di lavoro – che può essere non solo un carico di lavoro eccessivo, ma anche una tipologia di lavoro inadatta alla persona, oppure un carico emotivo troppo pesante – sino all’assenza di equità, la scarsa remunerazione, il crollo del senso di appartenenza, la sensazione di non avere il giusto controllo sul proprio lavoro. Ci sono poi i fattori personali, che incidono sulla possibilità che il lavoratore sviluppi la sindrome del burnout: l’introversione, la tendenza a porsi obiettivi irrealistici, l’iperattività, il considerare il lavoro un sostituto della vita sociale. Però, determinante, sono per l’appunto i carichi di lavoro.

La sindrome ha una vera e propria manifestazione patologica. Non solo il lavoratore colpito da sindrome del burnout manifesta una sensazione di fallimento, non ha più voglia di recarsi ogni giorno sul posto di lavoro, prova rabbia e risentimento (o, al contrario, indifferenza e scoraggiamento), si sente stanco ed esaurito, prova negatività e senso di colpa, è incapace di concentrarsi e perde ogni sentimento positivo verso gli utenti, ma può sviluppare anche sintomi fisici: insonnia, frequenti raffreddori e influenze, mal di testa e disturbi gastrointestinali, inappetenza, nausea, vertigini, dolori al petto, crisi di affanno, abuso di tranquillanti e di farmaci. E, sempre più spesso, risulterà assente dal luogo di lavoro.

Cosa fare, dunque, se si soffre di sindrome del burnout? Spesso, il problema non è solamente dell’inviduo ma dell’organizzazione, del contesto lavorativo nel suo insieme. Ecco perché, se un lavoratore ne soffre, il datore di lavoro è bene che si preoccupi di verificare cosa non va nella sua attività lavorativa. La singola persona, per uscirne, ha invece bisogno di ricevere il sostegno di un professionista, che lo aiuti a comprendere come è arrivato a quel punto, e a modificare il suo atteggiamento. È però più sulla prevenzione, che bisogna agire: porsi obiettivi realistici, variare la routine, ritagliarsi delle pause, separare lavoro e vita privata, imparare tecniche di rilassamento. E, soprattutto, non aver paura di chiedere aiuto.

 

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Stress da lavoro: cos’è la sindrome del burnout e cosa far...