Rider, da salario minimo a ferie: le nuove norme UE

A tutela dei lavoratori della Gig Economy: obiettivo superare una pericolosa incertezza normativa

Dalla definizione del livello di retribuzione e dell’orario di lavoro al codice di abbigliamento: nella sua comunicazione, ieri, Bruxelles ha stilato una lista di criteri per inquadrare i lavoratori della gig economy come dipendenti e spingere la loro assunzione. Obiettivo dichiarato è tutelare lavoratori superando una pericolosa incertezza normativa.

 

Da salario minimo a ferie: le nuove norme UE

La Commissione europea ha presentato nella giornata di ieri, giovedì 9 dicembre, le nuove regole a tutela dei rider e dei lavoratori delle piattaforme come da Uber a Deliveroo passando per Glovo.

Per coloro che vengono riclassificati come lavoratori – spiega l’esecutivo comunitario – questo significa il diritto a un salario minimo (dove esiste), la contrattazione collettiva, la protezione dell’orario di lavoro e della salute, il diritto alle ferie pagate o a un migliore accesso alla protezione contro gli infortuni sul lavoro, alle indennità di disoccupazione e di malattia, nonché alle pensioni di vecchiaia contributive”.

 

Algoritmo, svolta UE

Tra le proposte, la Commissione europea ha inserito anche norme per evitare che gli algoritmi mettano a rischio legittime condizioni di lavoro sia per i liberi professionisti che per i lavoratori dipendenti. Previsto il controllo umano per correggere il tiro – ove necessario – il risultato ottenuto dall’algoritmo.

Secondo una prima valutazione d’impatto Ue, con le nuove norme fino a 4,1 milioni di rider e lavoratori delle piattaforme digitali potrebbero veder cambiare il loro status tra i 5,5 milioni considerati autonomi in modo erroneo.

“Nessuno sta cercando di uccidere, fermare o ostacolare la crescita delle piattaforme, siamo tutti impegnati nello sviluppo di questa economia perché corrisponde a una domanda nella nostra società, e vogliamo che prosperi. Ma questo modello di business dovrebbe anche adattarsi ai nostri standard, compresi quelli sociali”, ha detto il commissario europeo al Lavoro, Nicols Schmit, presentando il pacchetto di norme Ue a tutela dei rider e dei lavoratori della gig economy.
“Dobbiamo sfruttare il più possibile il potenziale occupazionale delle piattaforme digitali, dice Schmit ma ” dobbiamo anche assicurarci che siano lavori di qualità, che non promuovano la precarietà, in modo che questi lavoratori godano di una certa sicurezza e possano pianificare il loro futuro”.

 

Soddisfatto Orlando: sintesi accoglie nostre richieste

 

“Un risultato che accogliamo con soddisfazione, che recepisce anche le nostre richieste su un tema che rappresenta una delle priorità su cui siamo impegnati e sul quale continueremo a lavorare sia a livello nazionale che europeo”. Questo il commento del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, all’approvazione da parte della Commissione europea del pacchetto di misure per migliorare le condizioni dei lavoratori delle piattaforme digitali, tra i quali anche i rider.

“Il pacchetto di misure approvato dalla Commissione Ue per una Direttiva che migliori le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori delle piattaforme digitali rappresenta un passo molto importante. Si tratta di una priorità che il nostro Governo è impegnato a promuovere a livello nazionale e in sede europea e sulla quale continueremo a impegnarci sostenendone una visione ambiziosa che garantisca tutele a tutti per il presente e il futuro”.

“La proposta accoglie – spiega il Ministro – e dà supporto a due nostre richieste. Chiarire lo status dei lavoratori delle piattaforme, orientandosi a favore del riconoscimento di un rapporto dipendente, e dare centralità al tema dell’utilizzo di algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale. Questi ultimi svolgono un ruolo cruciale nel definire, valutare e monitorare l’esecuzione delle prestazioni dei lavoratori su piattaforme e dobbiamo essere preparati ad adeguare l’apparato normativo e di tutele nella stessa direzione”.

“Bisogna promuovere diritti digitali collettivi adottando misure di garanzia e trasparenza per l’utilizzo di dati e di algoritmi per riequilibrare le asimmetrie del mercato del lavoro digitale. Per questo, sul fronte della regolazione algoritmica e il corretto utilizzo dei dati dei lavoratori, in Italia ci stiamo impegnando – sottolinea Orlando – a definire una proposta di legge per la trasparenza e la prevedibilità delle condizioni di lavoro. Ma soprattutto, stiamo avviando un percorso per capire come si può creare valore per tutta la società da questi dati. Il lavoro su piattaforme digitali è un’opportunità e può essere sostenibile solo se offre posti di lavoro di qualità e se rispetta i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Oggi in Europa si è aggiunto un tassello in questa direzione”.

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