Rating di legalità, cosa cambia da marzo e perché è importante per le imprese

Dal 16 marzo si applica il nuovo Regolamento sul rating di legalità: durata, punteggio premiale e vantaggi per le aziende italiane

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

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Significative novità in arrivo per il mondo delle imprese. Dal prossimo 16 marzo, infatti, entra in vigore il nuovo Regolamento sul rating di legalità, approvato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Agcm con delibera n. 31812/2026. È pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 33/2026.

La nuova disciplina sostituisce integralmente quella del 2020 e aggiorna il quadro normativo alla luce dell’esperienza applicativa, degli orientamenti giurisprudenziali e delle osservazioni emerse nella consultazione pubblica del maggio 2025. Nel nuovo testo, si è tenuto conto anche dei pareri espressi dai Ministeri dell’Interno e di Giustizia.

Il rating di legalità è uno strumento premiale, che valorizza le imprese operanti nel rispetto di standard di trasparenza e aderenza alle norme vigenti. Vediamolo più da vicino e scopriamo che cosa cambia tra qualche settimana.

Cos’è il rating di legalità

Già previsto dall’art. 5 ter del decreto legge 1/2012, il rating di legalità è un indicatore sintetico di affidabilità etica e gestionale dell’impresa.

C’è un punto importante, che va subito chiarito. Il rating non è una certificazione obbligatoria, ma uno strumento volontario. Perciò, l’impresa può scegliere di richiederlo per dimostrare la sua credibilità, il rispetto delle regole, l’adozione di modelli organizzativi adeguati e una gestione conforme ai principi di correttezza e trasparenza.

Di fatto, consiste in un punteggio attribuito secondo un metodo di valutazione espresso in stellette, da un minimo di una a un massimo di tre. In estrema sintesi, questo è il meccanismo:

  • la prima stella si ottiene con il rispetto dei requisiti obbligatori
  • il punteggio può aumentare grazie all’attribuzione di segni “+”
  • ogni tre “+” si ottiene una stella aggiuntiva, fino al massimo di tre stellette

La durata del rating di legalità sale da due a tre anni. Si riducono così gli oneri amministrativi per le imprese. Inoltre, il certificato sarà rilasciato anche in inglese, per favorire internazionalizzazione e spendibilità del rating nei mercati esteri.

Chi può richiederlo, requisiti di accesso e controlli

Per presentare domanda all’Agcm, l’impresa interessata deve possedere tre requisiti fondamentali:

  • sede operativa in Italia
  • fatturato minimo di due milioni di euro
  • iscrizione al Registro delle Imprese o al Rea da almeno due anni

Il Regolamento sul rating di legalità precisa che, per “fatturato”, si intende la voce A1 del conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni) oppure il volume d’affari, risultante dalla dichiarazione Iva.

Prima dell’attribuzione del rating, l’Agcm accerta il possesso dei requisiti, tramite controlli documentali e scambi informativi con amministrazioni come Ministeri e Anac. Non solo. Sono previste verifiche — anche fiscali e contributive — con il coinvolgimento della Guardia di Finanza, su base campionaria e in riferimento alle imprese già titolari di rating.

Si badi bene, i controlli non riguardano soltanto la società in sé, ma anche i cosiddetti “soggetti rilevanti” di cui al Regolamento. Tra essi troviamo, ad esempio, titolari e legali rappresentanti, amministratori e direttori generali o soci di maggioranza. Le dichiarazioni false sono punite penalmente ai sensi del DPR 445/2000.

I motivi ostativi, quando il rating non può essere concesso

Il nuovo Regolamento rafforza l’elenco delle cause che impediscono l’ottenimento, o il mantenimento del rating. L’irrigidimento mira a garantire più rigore nella selezione delle imprese, meritevoli del riconoscimento. Il punteggio diventa così più credibile e coerente con la sua natura premiale, soprattutto alla luce dell’estensione della durata a tre anni e del rafforzamento dei benefici reputazionali.

Tra le cause che non permettono di ottenere il rating troviamo, ad esempio:

  • i reati tributari
  • le violazioni in tema di sicurezza sul lavoro
  • la bancarotta fraudolenta
  • l’estorsione
  • l’usura
  • sanzioni antitrust e pratiche commerciali scorrette
  • la revoca di finanziamenti pubblici non restituiti

Inoltre, impediscono di ottenere il rating i casi di caporalato (su cui recentemente sono aumentate le sanzioni), le interdittive antimafia da parte del Prefetto e i provvedimenti interdittivi dell’Anac, che vietino la partecipazione a gare pubbliche. Dopo una condanna definitiva, l’azienda può presentare nuova domanda solo dopo cinque anni dal passaggio in giudicato.

Parallelamente, ci sono soglie di tolleranza in ambito fiscale e contributivo. Infatti, il nuovo Regolamento prevede che il debito non ostacola l’attribuzione del rating se è stato estinto, rateizzato oppure se è inferiore allo 0,5% del fatturato (entro il limite massimo di 50mila euro). Anche in materia di sicurezza sul lavoro sono previste esclusioni per violazioni lievi.

Il sistema premiale, come si ottengono i “+” e il bonus continuità

Come accennato sopra, oltre alla stella base, l’impresa può ottenere segni “+” utili ad aumentare il rating. Ad esempio, potrà averli grazie all’adozione dei cosiddetti modelli organizzativi 231 contro i reati in azienda, oppure con l’applicazione di strumenti di tracciabilità dei pagamenti. Anche i protocolli di legalità con le Prefetture, i sistemi anticorruzione e le certificazioni di responsabilità sociale, potranno servire allo stesso obiettivo.

Analogamente l’iscrizione nelle white list prefettizie, che attesta l’assenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, nelle imprese operanti in settori a rischio, agevolerà l’aumento della valutazione.

Una novità importante del Regolamento è il bonus continuità. Si tratta di un punteggio aggiuntivo, per le imprese che abbiano ottenuto il rating in via continuativa, in almeno tre rinnovi precedenti. La ragione sta nel voler riconoscere e premiare stabilità e coerenza del comportamento etico, nel tempo.

Come presentare domanda

Dal 16 marzo prossimo, le domande di attribuzione, o rinnovo, dovranno essere presentate tramite la piattaforma WebRating. Sarà necessario usare il nuovo formulario ufficiale. È indispensabile avere a disposizione un indirizzo PEC e il dispositivo di firma digitale del rappresentante legale dell’impresa.

L’Agcm decide sulla richiesta entro 60 giorni, con possibilità di sospensione dei termini in caso di richiesta di integrazioni all’azienda (da fornire entro 30 giorni). Durante il triennio, l’impresa può chiedere un incremento del punteggio senza modificare la scadenza originaria. Oltre al regime transitorio, nel nuovo Regolamento sono dettagliatamente disciplinate le ipotesi di annullamento, revoca, sospensione e riduzione del punteggio.

La violazione degli obblighi informativi comporta la perdita del rating e il divieto di presentare nuova domanda fino a un anno e mezzo.

Perché il rating è molto utile alle imprese

Il rating di legalità non è solo un riconoscimento simbolico per l’impresa. Può tradursi in vantaggi concreti, come — ad esempio — la premialità nei bandi pubblici o la riduzione dell’importo delle garanzie nelle gare. Al contempo, consente una valutazione positiva nell’accesso al credito bancario e, nell’insieme, rafforza la reputazione aziendale verso clienti, consumatori, fornitori e investitori. Combina compliance e reputazione, inserendosi in una strategia di impresa orientata alla responsabilità sociale.

Concludendo, il messaggio è chiaro: la legalità non è solo un dovere, ma può diventare un elemento competitivo. Le imprese che investono stabilmente in trasparenza, correttezza e organizzazione interna vengono premiate non solo sul piano dell’immagine, ma anche nelle opportunità di mercato.

Per ulteriori informazioni, rinviamo al testo del nuovo Regolamento.