Nuovi permessi retribuiti per visite ed esami, chi può usare le 10 ore

Dal 1° gennaio si possono ottenere 10 ore annue di permessi lavorativi speciali per pazienti oncologici e con malattie invalidanti o croniche

Foto di Claudio Garau

Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Pubblicato:

Dal primo gennaio 2026 è entrata in vigore una importante tutela per molti lavoratori e famiglie. Parliamo della possibilità di usufruire di 10 ore annue aggiuntive di permessi retribuiti per visite, esami e cure mediche, riconosciuta dalla legge n. 106/2025.

Con una recente circolare, la n. 152 dello scorso 29 dicembre, Inps ha dato tutte le istruzioni operative per applicare correttamente la norma, chiarendo chi ha diritto ai permessi, come funzionano, quanto vengono pagati e come devono essere gestiti dai datori di lavoro.

Il quadro normativo, a chi spetta il nuovo diritto

L’art. 2 della legge n. 106/2025 introduce, in aggiunta alle tutele già previste dai contratti collettivi, un diritto specifico a favore dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, che si trovano in condizioni di speciale fragilità sanitaria. Sono coloro che hanno bisogno di assenze brevi e ricorrenti per ragioni di salute.

In particolare, hanno oggi diritto alle 10 ore annue di permesso retribuito, i lavoratori:

  • con malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce;
  • con malattie invalidanti o croniche, anche rare;
  • con un figlio minorenne avente tali patologie.

Attenzione però, perché occorre una certificazione apposita. Infatti l’Inps deve aver riconosciuto, al lavoratore o al figlio, un grado di invalidità civile del 74% o superiore.

Spettano 10 ore a genitore per ogni figlio

Inoltre, la legge che istituisce questo permesso lavorativo speciale stabilisce che le ore spettano in modo separato. Infatti, ci sono sia 10 ore per il lavoratore per sé stesso, che ulteriori 10 ore per ciascun figlio minorenne avente diritto.

Un punto fondamentale è che il diritto non viene meno se anche l’altro genitore utilizza il beneficio. Ogni genitore lavoratore ha diritto alle proprie 10 ore per ciascun figlio.

I lavoratori esclusi dai permessi retribuiti

Come abbiamo detto, la norma si applica solo ai lavoratori dipendenti. Restano esclusi dall’agevolazione:

  • i lavoratori autonomi;
  • i collaboratori iscritti alla Gestione separata Inps;
  • i lavoratori iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo come autonomi.

Per poter fruire del permesso per esami e cure mediche in favore dei lavoratori con malattie oncologiche, invalidanti e croniche, è necessario che il rapporto sia in corso di svolgimento alla data della fruizione.

Per cosa possono essere usate le ore di permesso

Nel rispetto dell’intento del legislatore, i permessi possono essere utilizzati per attività sanitarie:

  • visite mediche (controllo dopo un ciclo di chemioterapia, visita specialistica, ecc.);
  • esami strumentali (Tac, colonscopia, gastroscopia, ecc.);
  • analisi chimico-cliniche e microbiologiche (prelievo di sangue, esami urine, ecc.);
  • cure mediche frequenti (trasfusioni, dialisi, radioterapia, chemioterapia, ecc.).

È sempre necessaria una prescrizione medica, rilasciata dal medico di medicina generale o da un medico specialista operante in una struttura pubblica o privata accreditata.

Come funziona l’indennità e quanto viene pagato il permesso

Per ogni ora di permesso fruita, al beneficiario spetta un’indennità oraria calcolata sulla retribuzione media globale giornaliera, pari al 66,6%.

L’Inps spiega come avviene il calcolo da parte del datore:

  • si determina la retribuzione giornaliera media;
  • la si divide per le ore lavorative giornaliere previste dal contratto;
  • sulla retribuzione oraria si applica la percentuale del 66,66%.

Nel settore privato, è il datore di lavoro ad anticipare l’indennità in busta paga ma, successivamente, la recupera tramite conguaglio contributivo con Inps. Nel settore pubblico, l’indennità è corrisposta direttamente dall’amministrazione o dall’ente datore di lavoro.

Cosa devono fare dipendente e datore di lavoro

A partire dal primo gennaio 2026, chi vuole fruire del permesso lavorativo speciale deve farne richiesta al datore.

Il lavoratore dovrà dichiarare di possedere sia il riconoscimento dell’invalidità pari ad almeno il 74% che la prescrizione medica. Poi potrà usufruire delle ore solo in unità intere (non frazioni) e, dopo l’attività, consegnare l’attestazione rilasciata dalla struttura sanitaria.

Le stesse regole valgono quando il permesso è richiesto per il figlio minorenne. In questo caso, inoltre, il requisito del grado di invalidità si considera automaticamente soddisfatto se il minore è già titolare dell’indennità di frequenza.

Per quanto riguarda le istruzioni per i datori di lavoro, la circolare Inps si occupa ampiamente di tutti gli adempimenti tecnici necessari a garantire il corretto accredito contributivo e il rimborso delle somme anticipate.

Il nuovo codice Pcm per il flusso Uniemens

Da questo mese viene istituito il codice evento Pcm – Permessi per visite, esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche.

Questo codice va utilizzato dal datore nei flussi Uniemens per segnalare le ore di permesso e consentire all’ente previdenziale di riconoscere l’evento, garantire la copertura figurativa e permettere, poi, il conguaglio dell’indennità.

Legge 106/2025: perché è così importante

Integrando legge 104 e norme dei Ccnl, la nuova disciplina dei permessi lavorativi speciali rappresenta un sicuro passo avanti. Da un lato riconosce il peso reale delle cure mediche nella vita lavorativa. Dall’altro, evita che i lavoratori fragili debbano consumare ferie o permessi ordinari.

Non solo. La normativa ha anche il pregio di tutelare appieno i genitori di minori gravemente malati, garantendo una copertura economica e contributiva, evitando penalizzazioni future.

La legge n. 106/2025 introduce una protezione effettiva, che rafforza il diritto alla salute senza sacrificare il lavoro. È una normativa integralmente in linea con i principi costituzionali di dignità, solidarietà e protezione dei soggetti più vulnerabili.