Addio alla Naspi in caso di assenza ingiustificata

Il Decreto Lavoro ha introdotto un'importante novità: non avranno diritto alla Naspi i lavoratori licenziati per le assenze ingiustificate

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, si occupa di fisco, tasse ed economia. Ha mosso i primi passi nella redazione di un mensile dedicato al mondo immobiliare, nel quale si è occupato di norme e tributi.

Grazie al Decreto Lavoro sono state introdotte importanti riforme previdenziali e contrattuali. Sono state introdotte, inoltre, alcune novità sui licenziamenti per assenza ingiustificata, note anche come “dimissioni truccate”.

Ma che cosa si intende per assenza ingiustificata e quando questo particolare comportamento dei lavoratori delinea una condotta poco chiara, tanto da dover essere disciplinata appositamente dal nuovo Decreto Lavoro? Cerchiamo di capire meglio cosa stia accadendo e perché le assenze ingiustificate risultano essere così determinanti per il diritto ad ottenere la Naspi.

In cosa consiste l’assenza ingiustificata

Commette un vero e proprio illecito civile il lavoratore che decida di assentarsi dal posto di lavoro per più giorni senza una giustificazione. Questo comportamento rappresenta una violazione degli obblighi previsti dall’articolo 2104 del Codice Civile e una violazione degli obblighi di fedeltà, diligenza e di correttezza previsti dagli articoli 1175 e 1375 del codice Civile. Nel momento in cui il dipendente non comunica la propria assenza al datore di lavoro, si viene a configurare una particolare situazione: l’assenza ingiustificata.

I dipendenti, che dovessero assentarsi dal posto di lavoro senza comunicare al datore di lavoro le motivazioni di questo comportamento, non hanno diritto alla retribuzione per le ore di assenza. L’assenza comporta anche un’altra conseguenza: non permette di maturare gli elementi differiti in busta paga, come ad esempio:

  • ferie;
  • permessi;
  • Rol;
  • Tfr;
  • tredicesima;
  • quattordicesima.

Le azioni disciplinari

Nel momento in cui il dipendente dovesse rimanere assente per uno o più giorni, il datore di lavoro ha la possibilità di scegliere quali strumenti disciplinari applicare in capo al lavoratore. Nella maggior parte dei casi le sanzioni che vengono applicate sono le seguenti:

  • richiamo verbale;
  • ammonizione scritta;
  • sospensione;
  • trasferimento.

Il datore di lavoro ha la facoltà di scegliere liberamente uno degli strumenti che abbiamo appena elencato. L’obiettivo è quello di mettere a regime il comportamento indisciplinato del lavoratore.

Proviamo a fare un esempio concreto. Un’azienda è piena fase di produzione: ad un certo punto sorgono dei problemi con un soggetto che si assenta dal posto di lavoro, apparentemente senza un giustificato motivo. La conseguenza di questo comportamento è una riduzione della produzione e la prospettiva di un mancato guadagno in termini economici. Spetterà all’imprenditore, a questo punto, adottare una soluzione che sia più consona alla realtà aziendale nella quale sta operando.

La normativa aveva stabilito un vero e proprio limite entro il quale un’eventuale assenza ingiustificata potesse venire tollerata dall’azienda. Che cosa intendiamo con tollerare? L’azienda, prima di arrivare al licenziamento del lavoratore, ha la possibilità di applicare delle sanzioni disciplinari meno gravi. Il licenziamento per giusta causa può arrivare oltre il sesto giorno di assenza ingiustificata.

La responsabilità disciplinare

In cosa consiste la responsabilità disciplinare? Consiste, in estrema sintesi, nella forma di massimo rispetto all’interno di un rapporto lavorativo tra il datore di lavoro ed il dipendente. Oltre a rappresentare una vera e propria mancanza di rispetto umanamente parlando all’interno di un’azienda, l’assenza ingiustificata è una grave forma di responsabilità disciplinare. Questo, in estrema sintesi, è il motivo per il quale la normativa ha esplicitamente previsto che l’azienda possa condannare questo comportamento scorretto.

È necessario sottolineare, comunque, che se da una parte il legislatore ha condannato esplicitamente questa condotta da parte del lavoratore – dando la possibilità al datore di lavoro di licenziare il dipendente per giusta causa – è anche vero che è stata garantita una vera e propria protezione per il lavoratore disoccupato, che si ritrova ad aver perso il proprio posto di lavoro.

I diritti dei lavoratori, comunque vada, devono essere sempre tutelati sotto ogni forma di licenziamento. Negli ultimi anni, però, si era venuto a generare un fenomeno particolare: molti lavoratori davano delle dimissioni truccate.

Cosa sono le dimissioni truccate

Che cosa intendiamo per dimissioni truccate? Se è vero che da una parte potrebbe esserci un lavoratore che si è dovuto assentare in buona fede per più giorni dal posto di lavoro senza dare preavviso o comunicazione (potrebbe essere stato vittima, ad esempio, di un incidente grave) e che successivamente viene licenziato; dall’altra ci potrebbe essere un dipendente che ha premeditato le sue assenze ingiustificate, in modo tale da poter percepire la Naspi, una volta che è stato licenziato per giusta causa.

La Naspi dopo il licenziamento

Il lavoratore viene accompagnato nella fase di ricerca di un nuovo lavoro grazie all’indennità di disoccupazione Naspi, che viene erogata nel momento in cui il dipendente viene licenziato. Finanziare la Naspi, però, rappresenta un costo, che deve essere sostenuto in parte dal datore di lavoro nel momento in cui effettua il licenziamento. È una sorta di ticket del licenziamento.

Attraverso la circolare 14/2023, l’Inps ha reso noto il massimale massimo che è valido per tutto il 2023, che è pari a 1.470,99 euro. Il ticket risulta, invece, essere pari a 603,11 euro.

Le novità introdotte attraverso il Decreto Lavoro

Il Decreto Lavoro ha introdotto alcune importanti novità in relazione alla Naspi, almeno sotto l’aspetto legale delle modalità di licenziamento del lavoratore per le “assenze ingiustificate”.

Dopo il sesto giorno di continue assenze ingiustificate il rapporto di lavoro risulterà essere risolto per volontà del dipendente. A questo punto il datore di lavoro non sarà più obbligato – come accade oggi – a versare il ticket per il licenziamento.

In altre parole il licenziamento per assenze ingiustificate è comparato alle dimissioni. Il Governo, in estrema sintesi, ha voluto istituire una forma di licenziamento che sia voluta dallo stesso lavoratore. Un licenziamento che, in altre parole, viene trattato alla stessa stregua delle normalissime dimissioni. Sotto alcuni aspetti, questa scelta potrebbe avere alcune criticità nei confronti di determinate categorie di lavoratori. Ha il merito, però, di contribuire a dare una maggiore protezione dei datori di lavoro, che troppo spesso risultano essere dimenticati nell’oblio di un sistema poco chiaro.

Il ticket sul licenziamento

Il Tribunale di Udine, attraverso la sentenza n. 106/2020, aveva fatto emergere un problema che grava unicamente sulle spalle degli imprenditori: il pagamento del ticket sul licenziamento. Attraverso la sentenza, il tribunale di Udine aveva sottolineato che un’azienda che sia indotta a licenziare un dipendente per le continue assenze ingiustificate, aveva diritto a richiedere il rimborso del ticket di licenziamento versato all’Inps.

Il ticket viene pagato solo e soltanto in caso di licenziamento. Non deve essere versato quando il lavoratore si dimette: lo stesso non avrà diritto a ricevere la Naspi dopo essersi dimesso.