Lavoro, le priorità del nuovo governo. Dal 2023 scatta riforma dello sport

Dal taglio del cuneo fiscale alla riforma del reddito di cittadinanza passando per scuola e formazione: tutte le scelte che il nuovo esecutivo dovrà fare in materia di lavoro

C’è il lavoro fra le priorità che il nuovo governo Meloni dovrà affrontare appena insediato, sia dal lato economico e fiscale che dal lato istruzione-formazione. Una vasta riforma non può essere più rinviata, soprattutto considerando che il mercato  di nuovo in stagnazione. Ma qual è la direzione di marcia del nuovo esecutivo e le decisioni prioritarie?

Mercato lavoro stagnante

Benché l’occupazione sia cresciuta molto durante la rirpresona post-pandemia, i dati più recenti parlano di un mercato del lavoro che ristagna. I numeri sulle assunzioni future poi non lasciano sperare nella prosecuzione di un trend espansivo. L’ultimo rapporto Excelsior di Unioncamere-Anpal parla infatti di un aumento delle assunzioni di 1,2 milioni nel quarto trimestre di quest’anno, vale a dire il 10,4% in meno – pari ad oltre 141mila unità – rispetto al pari periodo del 2021.

Nello stesso tempo gli ultimi dati INPS-Istat segnalano un maggior ricorso alla Cig: nei primi otto mesi dell’anno sono state autorizzate 400 milioni di ore di ammortizzatori sociali (Cig e Fis) equivalenti secondo calcoli della Uil a 314mila lavoratori in cassa a zero ore. Una crescita che appare costante (+29,1%)  e fa eco ad una riduzione dell’occupazione: gli ultimi dati Istat segnalano poer luglio un calo di 22mila occupati e per agosto di 74mila.

Il Reddito di cittadinanza va cambiato

Fra i primi atti del nuovo governo ci si attende che rimetta mano al  Reddito di cittadinanza, misura bandiera del Movimento 5 Stelle, che non verrà abolito, ma sarà soggetto ad un restyling affinché soddisfi, oltre alla funzione di contrasto alla povertà, quella di accompagnamento al lavoro.
La nuova formulazione dunque potrebbe essere più stringente per chi è “occupabile”, cioè in grado di svolgere un lavoro,  per stimolarne la ricerca attiva di un nuovo impiego.  Grazie a questo accorgimento si prevede anche di tagliare la spesa per questa misura, che prevede di assorbire altre 30 miliardi da qui al 2029.

Taglio del cuneo fiscale

Il taglio al cuneo fiscale contributivo è una delle misure bandiera del centro-destra, dal momento che considerando in Italia ha raggiunto livelli abnormi. Fra i primi atti del nuovo governo, ci sarà  la proroga dello sgravio contributivo del 2% per i lavoratori con redditi fino a 35mila euro in scadenza a fine anno. La  copertura dell’intero 2023 dovrebbe assorbire 3,5 miliardi di euro, ma si punta a rendere questa misura strutturale.

Decreto trasparenza da cambiare

Altra priorità del governo di centrodestra è cambiare il decreto trasparenza, entrato in vigore dal 13 agosto sulla scia di una direttiva europea, che pone a carico dei datori di lavoro una serie di adempimenti informativi nei confronti dei lavoratori, che si rivelano macchinosi e scarsamente utili. Di qui la necessità di una semplificazione.

Verso il superamento del decreto Dignità

Altro punto su cui mettere mano il decreto Dignità, poiché dal 1° ottobre sono scattate tutte le rigidità sulla stipula di contratti a termine ed in somministrazione che esso prevede, essendo scaduta il 30 settembre la deroga relativa ai contratti di durata superiore ai 12 mesi ma inferiore ai 24 mesi.  Un altro capitolo che andrà rivisto alla luce della flessibilità richiesta dagli incarichi delle opere inserite nel PNRR che hanno durata 36 mesi ed alla luce delle difficili condizioni economiche, che impongono alle imprese strumenti più flessibili per le assunzioni.

Il ruolo di istruzione e formazione

E veniamo infine all’importanza dell’istruzione e della formazione per il lavoro e la carenza di manodopera specializzata che spesso le imprese lamentano. Il mismatch, cioè la differenza fra posizioni cercate e qualifiche dei neoassunti, ha raggiunto il 45,5% quindi oggi riguarda 1 assunzione su 2. Serve dunque completare la riforma degli istituti professionali (Its) e soprattutto avviare la riforma dell’orientamento scolastico, per aiutare i ragazzi a scegliere il corso di studio più adatto ed evitare gli abbandoni scolastici, che sono sempre numerosissimi.

Ultimo atto del Governo Draghi: riforma lavoro sportivo

Frattanto, il Governo Draghi ha appena ultimato la riforma del lavoro sportivo, che può essere considerato uno degli ultimi atti prima di lascare spazio al nuovo esecutivo. La riforma riguarda una platea di 750mila lavoratori e circa 60mila datori di lavoro. Il punto cardine della riforma è il riconoscimento di una tutela previdenziale e assicurativa, che include la maternità, ,la malattia e gli infortuni.
Le nuove regole entreranno in vigore il 1° gennaio 2023 che disciplina la figura del lavoratore sportivo sia nel campo professionistico che in campo dilettantistico, che coesisterà con il volontario, cui spetterà un semplice rimborso spese.
I lavoratori sportivi potranno essere subordinati, autonomi o co.co.co.. Nelle società professionistiche ci si orienta sul rapporto subordinato, ma il contratto potrà essere anche a termine per un massimo di 5 anni e sarà possibile procedere alla cessione prima della scadenza. Nelle società dilettantistiche, invece, si parlerà di lavoro autonomo e co.co.co se la durata delle prestazioni non supererà le 18 ore settimanali.
Per agevolare la formazione e la cura dei cosiddetti “vivai”, le società sportive professionistiche e dilettantistiche potranno correre a contratti di apprendistato, validi a partire dai 15 anni di età (non più 18) e fino a 23 anni.
Dal 1° luglio 2023 sarà anche abolito il cosiddetto vincolo sportivo, cioè il tesseramento automatico degli atleti, che dovranno quindi volontariamente rinnovarlo, fatta salva la possibilità per le società sportive di attribuire un premio di formazione tecnica dell’atleta al momento della firma del primo contratto.