Decreto PA, la gestione dei rifiuti Covid costa 300 milioni: nominato il commissario

Via libera al Decreto PA, oltre al Commissario per smaltire i dispositivi Covid, il cui conto tra stoccaggio e macero sale a 300 milioni, sono previsti fondi per lo smaltimento delle liste d'attesa e per il reclutamento di personale sanitario.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Con il via libera definitivo della Camera al Decreto PA, l’Italia chiude ufficialmente la pagina della gestione della pandemia.

L’eredità economica e logistica del Covid-19 si preannuncia estremamente pesante per le tasche dello Stato.

Cosa c’è nel Decreto PA

Nel provvedimento rientrano:

  • la proroga al 2027 dei fondi per l’abbattimento delle liste d’attesa;
  • il riordino di diverse funzioni sanitarie;
  • la nomina di un Commissario straordinario per la gestione dello smaltimento dei materiali e dei dispositivi di protezione individuale inutilizzati.

Quanto costa davvero smaltire il materiale non usato del Covid

Il materiale rimasto inutilizzato dalla pandemia ammonta a più di 22.000 tonnellate tra mascherine, tute protettive, gel igienizzanti e presidi medici. In questo momento il tutto è stoccato negli hub logistici di Poste Italiane sparsi sul territorio nazionale.

Il testo approvato a Montecitorio ha definito la copertura finanziaria necessaria per avviare le operazioni di smaltimento dei presidi accumulati. Per distruggere in modo sicuro questi rifiuti sono stati stanziati complessivamente 84 milioni di euro, ripartiti in due tranche:

  • 44 milioni per il 2026;
  • 40 milioni per l’esercizio 2027.

Il Commissario avrà il compito di pianificare le gare d’appalto per il trasporto e l’incenerimento dei materiali, svuotando progressivamente i depositi dove i dispositivi sono conservati da oltre tre anni e per i quali si è ormai chiusa qualsiasi finestra di utilizzo in modalità sterile e sicura.

Perché la spesa sale a 300 milioni

Secondo i numeri riportati da un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, il conto complessivo legato all’eredità dei dispositivi Covid in stock sfiora i 300 milioni di euro.

Se infatti i costi diretti di gestione dello smaltimento sono limitati agli 84 milioni di euro, l’intera filiera della spesa pubblica sostenuta negli anni fa lievitare notevolmente il bilancio finale.

A pesare sul totale non sono soltanto le risorse destinate alla distruzione imminente, ma anche:

  • I costi di stoccaggio e logistica: i canoni di affitto e di gestione corrisposti per l’occupazione prolungata dei 16 maxidepositi di Poste Italiane dal 2020 a oggi;
  • I costi dei presidi da destinare al macero: il valore d’acquisto originale di milioni di mascherine e dispositivi di protezione individuale mai distribuiti alle strutture sanitarie perché rivelatisi non conformi agli standard di sicurezza;
  • Spese legali e contenziosi: gli oneri derivanti dalle cause burocratiche avviate con le società fornitrici durante le fasi più acute dell’emergenza.

Le altre misure del provvedimento sulla Sanità

Il Decreto PA non si limita all’eredità della pandemia, ma interviene direttamente sui nodi del Servizio Sanitario Nazionale, combinando risorse finanziarie e semplificazioni burocratiche per dare respiro agli ospedali.

Liste d’attesa: fondi prorogati al 2027

Tra le norme principali spicca la proroga al 2027 delle risorse per il recupero delle liste d’attesa. Le Regioni potranno utilizzare i fondi residui per pagare gli straordinari di medici e infermieri e per tenere aperti ambulatori e macchinari di diagnostica anche nei weekend e nelle ore serali.

Assunzioni rapide nei Pronto Soccorso e riordino enti

Per contrastare la carenza di organico, il provvedimento introduce corsie preferenziali per il reclutamento straordinario di personale medico, snellendo i concorsi per coprire prima le falle nei reparti d’urgenza e in prima linea nei Pronto Soccorso.