La porzione del Decreto scuola che riguarda la concentrazione di studenti stranieri nelle classi è stata molto depotenziata rispetto alle aspettative iniziati. La soglia del 30% riguarderà soltanto gli studenti non nati in Italia, che sono un terzo di tutti gli studenti stranieri e nemmeno tutti.
Tra loro, sono coinvolti nel decreto soltanto gli studenti che non hanno completato con successo almeno due anni di scuola. Una limitazione tale che rischia di rendere la norma del tutto inapplicata: nemmeno nelle periferie di Milano, secondo le stime del Politecnico, esistono classi con più del 30% di studenti che rientrano in queste categorie.
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Come funziona il Decreto scuola sugli studenti stranieri
Secondo quanto fatto circolare dall’agenzia di stampa Ansa, il decreto del Governo sugli studenti stranieri sarà pesantemente depotenziato rispetto alle intenzioni iniziali. Il limite del 30% per ogni classe non si applicherà agli studenti stranieri in generale, ma solo a quelli:
- che non sono nati in Italia;
- che non hanno frequentato con profitto almeno due anni di scuola in Italia.
Non esiste una stima di quanti siano gli studenti coinvolti in questa norma. Costanzo Ranci, Ordinario di Sociologia economica al Politecnico di Milano e coordinatore del Laboratorio di Politica Sociale del Politecnico, insieme ai due colleghi Andrea Parma e Marta Cordini, ha ricavato dai dati Anasco e Invalsi alcune informazioni utili a capire la situazione.
Quanti sono gli studenti che rientrerebbero nel decreto
La stima di Ranci, pubblicata sul Corriere della Sera, parte dall’assunto che le zone con la maggior presenza di studenti stranieri nelle classi siano le periferie delle grandi città del Nord. La città presa d’esempio, in questo caso, è Milano.
Considerando solo gli studenti stranieri, due terzi dei quali sono nati in Italia, le scuole sotto pressione sarebbero moltissime:
- 69 scuole primarie su 143;
- 40 scuole medie su 91.
Se si applicano le regole del nuovo decreto, però, e si considerano solo i “nuovi arrivati”, la situazione cambia radicalmente: solo 3 scuole secondarie e nessuna scuola primaria avrebbe anche solo una classe con più del 30% di studenti stranieri che rientrano nella nuova norma.
La “fuga dei bianchi” citata da Valditara
Uno dei problemi evidenziati anche dal rapporto del Politecnico di Milano è quello della “white flight”, citata dal ministro dell’istruzione Valditara come “fuga dei bianchi“. Si tratta di un fenomeno conosciuto soprattutto all’estero: quando le famiglie percepiscono un’eterogeneità ritenuta eccessiva nella composizione delle classi, tendono a mandare i propri figli in scuole dove la maggioranza degli alunni non sono figli di stranieri o di minoranze.
Il problema della white flight in Italia
Nonostante il tema non fosse particolarmente noto in Italia prima di questo decreto, si tratta di una tendenza piuttosto comune anche nel nostro Paese. Lo dimostra sempre la ricerca del Politecnico, che evidenzia che questa tendenza, a Milano, finisce per esacerbare la presenza di classi a maggioranza straniera.
Nel capoluogo della Lombardia ci sono 69 scuole con classi che superano il 30% di studenti stranieri. Se le famiglie italiane non iscrivessero i propri figli in base alla composizione etnica della scuola, si dimezzerebbero. Ha spiegato il professor Ranci:
Invece di inseguire il white flight spostando gli stranieri, sarebbe più efficace una strategia per trattenere gli italiani nel quartiere, dando maggior sostegno a queste scuole per garantirne il livello di qualità.