Lavoro: Di Maio rilancia il salario minimo

Mentre le Camere si preparano a votare la fiducia al nuovo Governo arrivano i primi impegni da Ministro per Luigi Di Maio. Lotta alla precarietà e all'oppressione fiscale

Doppio debutto, al ministero del Lavoro e a quello dello Sviluppo, per Luigi Di Maio. Che incontrando i riders – i fattorini in bicicletta, soprattutto nell’ambito delle consegne a domicilio, che rappresentano secondo il neo Ministro il “simbolo di una generazione perduta e abbandonata” – ha rilanciato il tema del salario minimo.

Un rapido giro di orizzonte per entrambi i tavoli dai temi diversi, riconvocati per la prossima settimana, ma con obiettivi simili: allargare il confronto ad una platea più vasta e studiare un modo per ripristinare diritti. Nessuna indicazione tecnica al momento è arrivata a termine degli incontri, solo una dichiarazione di intenti.

Precariato
“Abbiamo incontrato i riders che fanno parte di quei nuovi lavori che sono il simbolo di una generazione abbandonata, senza tutele e spesso senza contratto. Vittime di tante leggi del precariato e di un lavoro che cambia. C’erano leggi che hanno precarizzato il lavoro e insieme tanti lavori sfuggivano proprio dalle leggi che regolarizzavano i rapporti di lavoro: è la storia della nostra generazione che ha visto cambiare tutto intorno a sé nel giro di meno di dieci anni. Gli ho aperto le porte del ministero, ci vedremo ancora: dobbiamo trovare una soluzione”, spiega Di Maio nell’incontro con la stampa durante il quale ha preferito non rispondere alle domande dei cronisti.

Salario minimo
E la soluzione per Di Maio passa da quel “salario minimo garantito al di sotto del quale non puoi essere pagato” senza che sia “sfruttamento”, dice ancora; “una cifra in euro precisa per ogni ora di lavoro”, dettaglia, perché “c’è tanta gente che chiede una vita dignitosa non la luna”, spiega ribadendo come oggi sia stato compiuto “un primo piccolo passo” per “dare un segnale contro la precarietà”.

Evasione fiscale
Di Maio apre un altro fronte con il movimento dei piccoli imprenditori dei Drappi Bianchi parla di oppressione fiscale e lotta alla burocrazia. “Bisogna iniziare con provvedimenti a costo zero contro la burocrazia, lo spesometro, il redditometro, gli studi di settore e lo split payment. Questa roba va eliminata e dove possibile sostituita con meccanismi digitali in cui gli imprenditori non hanno oneri. Semmai deve essere lo Stato ad incrociare banche dati e accertare se c’è qualche furbo”, dichiara in un altro incontro stampa.

E deve finire, ammonisce, “anche l’era delle leggi anti evasione che combattono chi le tasse le ha sempre pagate. Se si devono fare leggi anti evasione devono andare a colpire gli evasori. Oggi si sta rendendo un’inferno invece la vita degli imprenditori e dei professionisti”. Questioni, queste, dice ancora Di Maio, che “aspettano da 30 anni” di essere risolte per aumentare la qualità di vita di imprenditori e cittadini.

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