Lavorare fino a 70 anni, ecco perché per i medici potrebbe diventare possibile

La Sanità programma di richiamare in servizio medici anziani per far fronte alle carenze di organico

Per fronteggiare la carenza di medici negli ospedali le Regioni corrono ai ripari con provvedimenti straordinari e urgenti che dovranno essere approvati dal Ministero della Salute.

Quello che più sta facendo discutere in questo momento è il richiamo in servizio dei medici già in pensione, con la possibilità di farli lavorare fino ai 70 anni, su base volontaria. Non si tratta dell’unica misura eccezionale, l’altra è quella di assumere anche giovani medici laureati e abilitati ma non ancora specializzati.

A stabilirlo sono le amministrazioni regionali, competenti in materia di Sanità nei loro territori, con decisione collegiale nell’ambito della Conferenza delle Regioni. Si tratta di provvedimenti sia temporanei sia strutturali che richiedono interventi normativi urgenti e che il primo ottobre saranno presentati al ministro della Salute Roberto Speranza.

Richiamare i medici pensionati in corsia era considerato un tabù ma con il tempo è diventata una necessità irrinunciabile, per non lasciare gli ospedali privi di assistenza. Così le Regioni hanno deciso di modificare le norme sul “collocamento a riposo” dei medici del Servizio sanitario nazionale, con una serie di proposte per il Ministero della Salute.

Le norme sul pensionamento attualmente prevedono che i camici bianchi vadano in pensione a 65 anni. Possono tuttavia restare in servizio se raggiungono i 40 anni di attività lavorativa dopo i 65 anni di età e in ogni caso non possono superare i 70 anni.

Di fatto, si verifica la situazione di medici che compiono i 40 anni di servizio all’età di 66 o 67 anni ma che vorrebbero ancora lavorare per qualche anno. Invece, in base alle norme, sono obbligati ad andare in pensione. Con le nuove proposte delle Regioni si permetterebbe a questi medici di continuare a lavorare oppure si richiamerebbero dalla pensione quelli già a riposo, purché acconsentano.

In questo modo si eviterebbe l’emergenza delle corsie vuote e la nuova norma sul pensionamento potrebbe applicarsi a tutti i medici, non solo quelli ospedalieri. L’età pensionabile, poi, sarebbe la stessa dei medici universitari.

L’altra proposta per fare fronte contro le carenze negli ospedali è quella di impiegare nel Servizio sanitario nazionale medici con contratti di lavoro autonomo, anche con una specializzazione diversa da quella per la quale vengono utilizzati o addirittura senza diploma di specializzazione. Sono tuttavia escluse Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia.

Le nuove disposizioni prevedono, inoltre, delle deroghe all’orario di lavoro, sempre su base volontaria, e delle indennità per quei medici e infermieri che prestino servizio in zone disagiate.

Nel frattempo, il nuovo contratto di lavoro firmato la scorsa estate ha introdotto un aumento medio di 200 euro allo stipendio mensile dei medici.

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