Nel lavoro pubblico italiano la crescita dello stipendio non dipende soltanto dai rinnovi contrattuali nazionali, ma anche dalle cosiddette progressioni economiche, cioè gli aumenti legati alla carriera interna e alla valorizzazione delle competenze. Secondo una recente ricerca del CNEL, però, tali voci dello stipendio, quando si tratta di Pubblica amministrazione, possono essere diversi tra i vari comparti. Non tutti offrono infatti le stesse opportunità di aumento e, soprattutto, non tutti li riconoscono frequentemente per far crescere la retribuzione.
Il risultato è un panorama molto eterogeneo: in alcune aree della PA ottenere un incremento stipendiale è relativamente più semplice, mentre in altre la carriera economica resta più lenta e legata a meccanismi indiretti come incarichi o anzianità.
Come funzionano gli aumenti di stipendio nella Pubblica amministrazione
Le progressioni economiche nel pubblico impiego rappresentano quindi il principale strumento per aumentare lo stipendio senza cambiare amministrazione. Possono essere di due tipi principali:
- progressioni orizzontali, cioè aumenti all’interno della stessa area tramite differenziali stipendiali;
- progressioni verticali, che comportano il passaggio a un’area superiore con incremento retributivo più consistente.
La normativa tuttavia stabilisce che tali avanzamenti non possono essere automatici, ma selettivi. Devono cioè basarsi su criteri come competenze professionali, risultati individuali, esperienza maturata e valutazione della performance. Inoltre, possono essere attribuiti solo a una quota limitata di dipendenti e nei limiti delle risorse disponibili.
Funzioni locali: il comparto dove è più facile ottenere un aumento
Dalla ricerca emerge chiaramente che il comparto delle Funzioni locali – cioè Comuni, Province, Camere di commercio e altri enti territoriali – è quello in cui è più semplice ottenere progressioni economiche. Nel campione analizzato, ben il 92% dei contratti integrativi prevede il riconoscimento delle progressioni, contro percentuali più alte rispetto a altri comparti.
In queste amministrazioni le progressioni sono generalmente basate su:
- valutazione della performance individuale (criterio spesso prevalente);
- esperienza professionale maturata;
- formazione e competenze aggiuntive;
- assenza di provvedimenti disciplinari.
Questo approccio premiale aumenta le possibilità di ottenere incrementi retributivi anche senza cambiare ruolo.
Funzioni centrali: opportunità più limitate
Diversa la situazione nel comparto delle Funzioni centrali, che comprende ministeri, agenzie fiscali e enti nazionali. Qui solo il 32% dei contratti analizzati disciplina concretamente le progressioni economiche. Ciò significa che, pur essendo teoricamente previste dai contratti nazionali, in molti casi le amministrazioni centrali non attivano procedure specifiche o le rinviano. Il risultato è una crescita retributiva più lenta e meno diffusa.
Quando presenti, i criteri sono simili a quelli delle Funzioni locali, ma l’attivazione è più selettiva e spesso limitata a quote ridotte di personale. Anche le progressioni verticali risultano meno frequenti, perché vincolate a procedure comparate e alla disponibilità di posti.
Istruzione e ricerca: aumenti rari e carriera diversa
Il comparto dell’Istruzione e ricerca rappresenta il caso più particolare. Solo 9 contratti su 120 analizzati menzionano le progressioni economiche, e appena due le disciplinano in modo completo.
Questo significa che in scuola, università e ricerca gli aumenti di stipendio derivano raramente da progressioni interne. La valorizzazione della professionalità passa invece attraverso:
- incarichi organizzativi;
- posizioni economiche specifiche;
- sistemi di premialità;
- anzianità di servizio.
In particolare, nella scuola l’anzianità resta il fattore dominante, con passaggi stipendiali quasi automatici legati agli anni di servizio. Questo garantisce una crescita nel tempo, ma riduce la possibilità di aumenti rapidi basati sul merito.
Sanità: progressioni presenti ma meno strutturate
Nel comparto Sanità la situazione è intermedia. L’83% dei contratti analizzati disciplina le progressioni economiche, ma spesso con regole meno dettagliate rispetto alle Funzioni locali. Le progressioni esistono, ma la valorizzazione della carriera passa soprattutto attraverso il sistema degli incarichi e delle responsabilità professionali. Questo significa che l’aumento retributivo è più spesso collegato a ruoli organizzativi piuttosto che a progressioni economiche standard.
Perché esistono differenze tra i settori
Le differenze tra comparti dipendono da diversi fattori. Innanzitutto la contrattazione integrativa ha maggiore autonomia negli enti locali, dove è più semplice adattare le regole alle esigenze organizzative.
Inoltre, alcune amministrazioni hanno sistemi di classificazione professionale più flessibili, che facilitano l’introduzione dei differenziali stipendiali. In altri comparti, invece, la valorizzazione della carriera è affidata a strumenti alternativi come incarichi e indennità.
Infine, pesa anche la disponibilità di risorse: le progressioni aumentano stabilmente la spesa per il personale e quindi vengono attivate con maggiore cautela, soprattutto nelle amministrazioni centrali.
Dove conviene lavorare per crescere di più
Sulla base dei dati disponibili, la classifica dei comparti con maggiori opportunità di aumento appare chiara:
- nelle Funzioni locali, sono più alte le possibilità di progressioni economiche;
- nella Sanità le progressioni sono diffuse ma spesso indirette;
- nelle Funzioni centrali le opportunità sono più limitate;
- nei settori Istruzione e ricerca gli aumenti lenti e legati all’anzianità
Questo non significa che uno stipendio sia automaticamente più alto in un comparto rispetto a un altro, ma che le possibilità di crescita economica durante la carriera sono diverse.