Il rinnovo dei contratti pubblici torna al centro dell’agenda politica e sindacale, e porta con sé segnali importanti anche per i dipendenti delle Funzioni centrali. Sul tavolo trattative, attualmente in corso, un nuovo aumento salariale atteso per i lavoratori della Pubblica Amministrazione, insieme a novità rilevanti sul piano normativo, organizzativo e tecnologico.
Indice
Di quanto aumentano gli stipendi delle Funzioni centrali
Il rinnovo del contratto collettivo nazionale per il triennio 2025-2027 prevede di riconoscere aumenti fino a 208,80 euro lordi mensili ai lavoratori delle Funzioni centrali.
Nello specifico, la rimodulazione degli stipendi è stata definita in base alle diverse aree di inquadramento professionale. Sono previsti aumenti:
- di 119,60 euro lordi per gli operatori;
- di 125,90 euro lordi per gli assistenti;
- di 152,90 euro lordi per i funzionari
- di 208,80 euro lordi per le figure appartenenti alle elevate professionalità.
Questi numeri non sono casuali, ma derivano dalle risorse stanziate nelle ultime Leggi di Bilancio, che hanno messo sul piatto circa 30 miliardi di euro complessivi tra il 2023 e il 2024 per il rinnovo dei contratti pubblici, con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e garantire continuità contrattuale dopo anni di ritardi.
Chi riceverà di più in busta paga
Quando si parla di aumenti contrattuali per il settore delle Funzioni centrali, ci si riferisce a una platea di circa 200.000 lavoratori dipendenti che fanno parte di:
- Ministeri e organi dello Stato, inclusi tutti i dicasteri (come il Ministero dell’Economia, della Giustizia o dell’Interno), la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Cnel e l’Avvocatura dello Stato;
- Agenzie fiscali, ovvero dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dell’Agenzia del Demanio;
- Enti pubblici non economici, come Inps, Inal, ma anche l’Aci, l’Enac e il Coni;
- Agenzie tecnico-operative, ovvero l’AgId (Agenzia per l’Italia digitale) o l’Agenzia per la coesione territoriale.
Intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione
Il rinnovo contrattuale non riguarda soltanto la componente economica. Una parte fondamentale della trattativa è dedicata all’evoluzione del rapporto di lavoro, che riflette i cambiamenti profondi già in atto nella pubblica amministrazione.
Uno dei temi più innovativi è senza dubbio quello legato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Sempre più amministrazioni stanno adottando sistemi algoritmici per organizzare il lavoro: assegnazione dei turni, gestione dei carichi, monitoraggio delle performance.
Il nuovo contratto introduce però il principio secondo cui l’AI non potrà mai sostituire completamente la decisione umana. In particolare:
- non saranno ammesse decisioni completamente automatizzate che incidano sul rapporto di lavoro;
- la responsabilità finale resterà sempre in capo ai dirigenti;
- gli algoritmi potranno supportare, ma non determinare, valutazioni e giudizi.
In pratica, gli strumenti di intelligenza artificiale vengono ammessi come strumento subordinato al giudizio umano.
Formazione e maggiori tutele nel rapporto di lavoro
Accanto alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, il contratto introduce anche l’obbligo per le amministrazioni di investire nella formazione del personale.
Proprio perché l’utilizzo di tecnologie avanzate richiede competenze nuove, il rischio che si vuole scongiurare è quello di creare un divario tra lavoratori aggiornati e lavoratori esclusi.
Per questo motivo, il contratto prevede percorsi formativi specifici per comprendere il funzionamento degli algoritmi, utilizzare correttamente gli strumenti digitali e garantire trasparenza e imparzialità nelle decisioni.
Tra le altre novità, c’è poi l’introduzione di nuovi permessi per motivi sanitari. Il contratto prevede fino a 18 ore annue di permessi per visite mediche, terapie ed esami diagnostici (che salgono a 20 per gli over 60) e la possibilità di utilizzare i permessi retribuiti sia su base oraria che giornaliera.
Inoltre, è al vaglio la proposta di includere i tempi di percorrenza nel computo di queste ore.