Il metodo Esino: intervista al sindaco Pietro Pensa

Pietro Pensa, tra gli speaker di TEDxMilano 2018, ha compiuto un piccolo miracolo: portare nella sua Esino Lario, un borgo arroccato di 700 anime, il raduno mondiale di Wikipedia

Dopo Londra, Washington e Hong Kong, il raduno mondiale di Wikipedia – con tanto di partecipazione del suo fondatore Jimmy Wales – si è svolto nel 2016 nel nostro Paese. Eppure questa volta i riflettori non si sono accesi né su Milano, capitale della moda e del design, né sulla città eterna, Roma. E neanche su Firenze, Torino o Napoli, bensì su Esino Lario, un piccolissimo borgo a strapiombo sul lago di Como, raggiungibile con un po’ di pazienza e – soprattutto – 12 chilometri di tornanti in salita.

Se questo miracolo – che assomiglia più all’incipit di un romanzo o di una serie tv – è stato possibile, lo si deve soprattutto alle doti visionarie di Pietro Pensa, l’attuale sindaco del paese. All’epoca Pietro – di professione ingegnere – non aveva alcuna carica politica e ha ereditato Esino da un commissario prefettizio. I tassi di emigrazione erano alti e il tasso di natalità – al contrario – molto basso, il tutto condito da un’enorme dose di sfiducia nella politica e nelle istituzioni.

La convention di Wikipedia, oltre ad essere ricordata dal sindaco come una bellissima esperienza, ha innescato un meccanismo contrario a quello in atto, creando un vero e proprio circolo virtuoso, definito “Metodo Esino”. Pietro Pensa ha raccontato la storia di questo successo, sempre in equilibrio tra visione e concretezza, durante un intervento a TEDxMilano 2018, così da attribuire una maggiore visibilità al caso e permettere ad altri piccoli borghi di replicare il suo modello.

Abbiamo intervistato Pietro Pensa, che ci ha raccontato dell’esperienza al TEDxMilano e di quanta nostalgia abbia Esino Lario della convention Wikipedia del 2016.

Buongiorno sindaco, in che modo la partecipazione a TEDxMilano ha valorizzato il “Metodo Esino”?

TedX ha avuto la forza di rendere più visibile un’operatività, un metodo che ha stupito tutti e che non tutti hanno capito da subito. Su quel palco ho avuto l’opportunità di raccontare e far capire che a volte ci vuole davvero poco per raggiungere grandi risultati. Questo ha mosso poi altri valori, come la resilienza e la voglia di restare nel proprio posto, un problema che stanno vivendo tantissimi piccoli borghi. Il metodo Esino che ho lanciato a TedX sta diventando talmente seguito che esporremo addirittura alla Biennale Architettura 2020: il meccanismo innescato sta diventando – nel suo piccolo – molto importante.

Come è nato lo speech e come ha lavorato alla sua preparazione?

Se chiedete a quelli che mi hanno aiutato, vi racconteranno che la sera prima erano pronti al suicidio a causa delle mie pessime doti oratorie. Eppure lo speech è stato un successo e ha avuto anche una grande partecipazione dal pubblico, nonostante fosse l’ultimo della mattinata. Abbiamo iniziato costruendo un tracciato a partire dalle immagini che venivano proiettate, ma l’intervento vero e proprio è venuto fuori lì, in quel momento. Non riuscivo a comunicare questa esperienza “a memoria”, ho avuto bisogno di farlo in diretta, cercando di trasmettere la stessa passione che ho provato io. Infatti, per ben quattro volte il pubblico ha applaudito e altrettante si è messo a ridere: nulla di tutto questo era stato costruito o previsto.

Parliamo della convention di Wikipedia: qual è stata la sua coda lunga?

Come paese, la consapevolezza di poter fare, che è la più grande forza. E poi tutta una serie di eventi che siamo riusciti ad organizzare, ultimo ma non per importanza proprio il 24 di questo mese il balletto di Belgrado, con il Ministro dell’Istruzione presente ad Esino. E’ diventato per noi usuale, almeno una volta l’anno, ospitare eventi artistici di livello internazionale. Tornando ad una dimensione locale e nazionale, ad ottobre saremo uno dei Borghi del Fai.

Dal punto di vista prettamente economico, qual è stato l’indotto di questa convention?

Dopo la convention di Wikiperdia, l’economia ha iniziato ad andare chiaramente meglio, anche perché tutti gli investimenti pubblici sono stati spesi in imprese del territorio. Per fare qualche esempio, abbiamo tolto le caldaie a gasolio dai luoghi pubblici, sostituita da un’unica caldaia a legna con impianto di teleriscaldamento realizzato da imprese locali. La scuola, costruita nel ’68 e mai accatastata, è stata ristrutturata completamente. Questi piccoli interventi hanno nel corso degli anni bloccato l’immigrazione e anzi, provocato un incremento delle nascite.

E poi c’è un aspetto imponderabile, ma decisamente prezioso, ovvero la riacquisizione della fiducia nelle istituzioni.

Ho ereditato il comune da un commissario prefettizio, per cui mancava proprio un’attenzione verso il paese e verso l’amministrazione dei propri soldi. Adesso le cose sono cambiate e addirittura, se va tutto bene, dovrei entrare nel consiglio della comunità montana: per un piccolo paese come il nostro è importante essere rappresentati.

Qualche numero della convention: milletrecento persone in un paese di circa settecento abitanti…

Milletrecento iscritti, molti sono arrivati con la famiglia. E poi i giornalisti, centocinquanta poliziotti…

Ma dove l’avete messa tutta sta gente?

Dappertutto (ride). Veramente dappertutto…

E’ vero che i cittadini non sono andati a ritirare i 20 euro di rimborso per le camere? 

Sì, è vero. Si sono divertiti e sono stati talmente felici di ospitare questi ragazzi, che molti neanche hanno ritirato il rimborso che gli spettava.

Di recente ha lanciato una provocazione: ha messo in vendita il suo Paese.

E’ un’azione promossa in collaborazione con Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, per parlare delle problematiche dei piccoli paesi. Quanto sono disposto a mettere in gioco delle cose a cui tengo, per il mio paese? E’ una provocazione sia verso gli abitanti dei paesi, sia verso le istituzioni che devono svegliarsi e dare una mano. Mettere in vendita la cosa più preziosa che hai del paese, equivale a mettere in gioco se stessi. Dedichi il tuo tempo, togliendolo alla tua attività, a favore della collettività.

Ad un anno di distanza, cosa le è rimasto dell’esperienza TEDxMilano?

Molto, davvero molto. Pensi che una delle mie figlie ha tolto poche settimane fa il braccialetto del TEDx che aveva al polso, perché è cresciuta e non le passava più il sangue. E’ stata un’emozione talmente grande, che lo voleva tenere fino alla prossima edizione. E così è stato anche per me.

Come vede Esino da qui ai prossimi cinque anni?

Sempre meglio, entro l’anno dovrei chiudere il progetto di un centro convegni permanente e quel punto cambieremo anche il modo di interpretare il turismo. C’è già interesse da parte di una serie di Università, anche estere: sarà un’altra sfida molto importante e piacevole.

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