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Guerre tra coniugi e separazioni tormentate, addio: arriva il progetto Divorzio Dolce

Il progetto mira a rendere il divorzio più indolore possibile, anche partendo da una situazione apparentemente irrisolvibile. L’Avv. Michela De Luca ne spiega funzionamento e vantaggi

Mettere la parola “fine” a un matrimonio è una delle scelte più sofferte da prendere per una coppia. Alcune volte i due coniugi decidono di comune accordo di separarsi, trovando fin da subito, nel pieno rispetto reciproco, la strada da intraprendere. Altre volte – purtroppo molto spesso – la separazione è frutto di un risentimento che dura da anni, una ferita che sembra non rimarginarsi, una guerra senza alcuna soluzione, se non anni di litigi e udienze in tribunale. In quest’ultimo caso, la separazione legale e il conseguente divorzio si trasformano in un percorso a ostacoli molto oneroso, non solo dal punto di vista economico, ma anche psichico.

Nessuno vorrebbe una fine così disastrosa e sofferta, soprattutto quando ci sono anche dei figli da gestire e accudire. Purtroppo, spesso ci si trova in un vortice controproducente per tutti. Fortunatamente è possibile, non solo evitarlo, ma anche uscirne e trovare un accordo che soddisfi tutte le parti, anche quando la situazione di partenza è conflittuale. Ed è proprio questo l’obiettivo del progetto Divorzio Dolce: rendere il divorzio un percorso che sia il più possibile indolore per tutti. In quale modo? L’Avvocato Michela De Luca ci parla di come è nato il progetto, quali  sono gli obiettivi principali e risultati ottenuti  finora.

 

Iniziamo dalle basi, Divorzio Dolce ha un approccio che si allontana completamente da quello “guerrafondaio” finora in prevalente uso. Non è proiettato a trovare la soluzione giudiziaria  per il cliente di turno. Al contrario, mira a trovare fin da subito un accordo che appiani ogni conflitto e renda tutti soddisfatti. Come funziona nella pratica e a cosa si ispira?

Il progetto Divorzio Dolce trova ispirazione da una filosofia di origine anglosassone ideata da Katherine Woodward Thomas, autrice del libro “Conscious Uncoupling: 5 Steps to Living Happily Even After” che si traduce con “Separazione consapevole: 5 passi per vivere felicemente anche dopo (la fine del matrimonio)”. Il volume è un importante punto di partenza per delineare gli obiettivi del nostro progetto, perché parla di come vivere felicemente il rapporto col proprio ex-coniuge anche dopo il divorzio.

In Italia, fino a pochi anni fa vigeva un meccanismo dove, prima di pervenire ad un accordo in fase di separazione, molto spesso si dovevano affrontare conflitti e numerose udienze in tribunale. Al contrario, Divorzio Dolce si impegna addirittura per evitare di arrivare davanti a un giudice, quando è possibile. Con questo progetto cerchiamo di favorire un cammino in cui i coniugi trovino una nuova consapevolezza e predisposizione a trovare un accordo, anche grazie a un campo neutro fornito dalla presenza di un mediatore familiare. In particolare, ci impegniamo per preservare il rapporto con la famiglia, soprattutto in presenza di figli. Durante il percorso le persone interessate vengono aiutate da avvocati e psicologi che lavorano in sinergia per prevenire sofferenze e risolvere conflitti.

 

Qual è il ruolo dell’avvocato in questo percorso?

Quando una persona mi contatta per avviare le pratiche della separazione, solitamente si trova in uno stato emotivo di rabbia e sofferenza. Il passo iniziale è cercare fin da subito di appianare i conflitti e comprendere il motivo della crisi coniugale. Cerco anche di capire se ci sia la possibilità di recuperare il matrimonio.

Dopo un primo colloquio col cliente, generalmente il livello di conflitto si abbassa. Infatti, occorre far comprendere che la responsabilità della separazione è di entrambi. In questo caso, invito subito ad un dialogo con l’altra parte, se questo è possibile, in modo da appianare eventuali conflitti e comprendere i motivi e le difficoltà di ognuno. Spesso il cliente che si rivolge al mio studio ritorna dopo alcune settimane col coniuge con un’idea di accordo. In alcune occasioni, posso anche rivolgermi agli psicologi che fanno parte del progetto per un eventuale mediazione o addirittura terapia volta a recuperare la “salute della coppia”.

Se, invece, si opta per proseguire la separazione allora posso proporre la mediazione familiare, dove la coppia concorda le condizioni fuori dall’aula del tribunale, in un ambiente neutro e riservato, decidendo in modo consapevole quali sono le loro sorti e quelle dei loro figli, in modo che la decisione finale non venga affidata all’Autorità Giudiziaria. La cooperazione familiare è utile e consigliata in particolare ai genitori, li responsabilizza e permette loro di prendere le migliori decisioni per i figli, prevenendo traumi dei bambini e altre difficoltà legate al conflitto. Si passa, quindi, da una posizione di conflitto a una collaborativa e ciò non può che beneficiare il nucleo familiare.

Inoltre, ci sono anche degli enormi vantaggi economici: la separazione consensuale è più economica di quella giudiziale, i tempi sono molto più corti. Nel Divorzio Dolce la procedura più ridursi ancora di più e avere un vantaggio economico importante.

 

Ci sono dei casi che non si possono risolvere con il Divorzio Dolce?

Assolutamente sì, ovvero quando si parla di violenza familiare. In tal caso è necessario avviare il contenzioso. Ci sono anche altri casi in cui il coniuge non accetta in alcun modo il confronto e l’accordo e si deve procedere con il divorzio giudiziale. Anche se sono davvero molto rari, fortunatamente.

 

Quali sono i risultati ottenuti finora da Divorzio Dolce?

Ci sono davvero tante testimonianze, che si possono leggere anche sul sito web del progetto, sui risvolti positivi del Divorzio Dolce per tutte le parti coinvolte.

Porto, ad esempio, la storia di una cliente, che attualmente è divorziata e ha due figlie maggiorenni. Il percorso è stato articolato: l’ex marito ha sempre lasciato alla madre la gestione delle figlie e spesso le trascurava. La separazione è avvenuta a causa dell’infedeltà del marito scoperta proprio dalle figlie che, dopo tale episodio, hanno messo in crisi la relazione col padre. Dopo la separazione, lui ha accusato la ex-moglie di manipolare le figlie e non fargliele incontrare, ma in realtà la relazione con le ragazze era compromessa fin da prima della rottura e loro non avevano interesse nel recuperare i rapporti col padre.

Col tempo, grazie alla mediazione familiare, il genitore ha compreso le sue mancanze. Durante il percorso, anche la moglie ha capito le sue mancanze e ha dichiarato di essere effettivamente migliorata come madre, soprattutto in un momento delicato come quello dell’adolescenza delle loro figlie. Il padre ha recuperato il ruolo genitoriale e ha intestato la casa coniugale alle figlie, che gradualmente hanno così ritrovato serenità. La mediazione si è rivelata così uno strumento davvero efficacemente per la risoluzione del conflitto e per una separazione legale capace di soddisfare tutte le parti coinvolte. Questa è solo una delle tante testimonianze che potrei raccontare, ormai lavoriamo col progetto da diversi anni e abbiamo conosciuto diversi contesti.

 

Quali sono i progetti per il futuro di Divorzio Dolce?

Sicuramente è un progetto che ha enormi potenzialità, soprattutto in Italia dove non esistono realtà di questo tipo o comunque sono limitate a livello locale. Si tratta di un percorso che nasce in Toscana ma può davvero essere replicato ovunque. Siamo quindi aperte a una diffusione del progetto, ma soprattutto di una mentalità orientata all’appianamento dei conflitti coniugali e separazioni consapevoli e rispettose di tutte le persone coinvolte.

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