Caldo estremo anche ai Poli, la catastrofe è già qui: quali soluzioni

Da marzo si stanno registrando in tutto il mondo temperature oltre la media e gli esperti affermano che la causa è il continuo aumento dele emissioni di CO2

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

Quando all’inizio di marzo le stazioni meteorologiche antartiche hanno iniziato a rilevare le temperature, gli scienziati hanno inizialmente pensato che ci fosse stato un errore. Le temperature, che avrebbero dovuto raffreddarsi rapidamente con l’affievolirsi della breve estate del polo sud, si sono invece impennate: alla stazione di Vostok, a circa 1.300 km dal Polo sud geografico, i termometri hanno registrato una temperatura di ben 15°C superiore al precedente record registrato, mentre alla base costiera di Terra Nova l’acqua si è mantenuta sopra lo zero, un valore mai raggiunto prima per quel periodo dell’anno.

Anche al Polo nord sono state registrate temperature altrettanto insolite, sorprendenti per il periodo dell’anno in cui l’Artico dovrebbe lentamente uscire dal gelo invernale. Secondo i ricercatori, la regione era più calda di oltre 3°C rispetto alla sua media.

Come sottolineato dagli scienziati, un’ondata di calore in un polo può essere considerata un avvertimento; un’ondata di calore in entrambi i poli contemporaneamente inizia a somigliare a una catastrofe climatica.

Da marzo, non solo nei due poli le temperature erano più alte della media, ma nelle stazioni meteorologiche di tutto il mondo le colonnine di mercurio hanno iniziato a salire oltre le medie.

Un’ondata di caldo globale

A marzo un’ondata di caldo ha colpito l’India e il Pakistan, facendo registrare un record per il mese di marzo da quando 122 anni fa hanno iniziato a registrare le temperature. Tutto il continente subcontinentale è stato investito da un clima torrido che ha causato disastri per milioni di persone.

Negli Stati Uniti il clima primaverile è stato più simile a quello che si trova a metà estate, con un mese di maggio caratterizzato da temperature elevate in tutto il Paese.

In Spagna le colonnine di mercurio hanno toccato i 40°C all’inizio di giugno, mentre un’ondata di caldo ha attraversato tutta l’Europa, investendo anche il Regno Unito.

Gli scienziati hanno subito dimostrato che queste temperature da record non sono un evento naturale. Uno studio pubblicato il mese scoro ha dimostrato che l’ondata di calore nell’Asia meridionale è stata rese 30 volte più probabile a causa dell’influenza dell’uomo sul clima.

Le spiegazioni del mondo scientifico

Vikki Thompson, scienziata del clima presso il Cabot Institute dell’Università di Bristol, ha spiegato che i cambiamenti climatici rendono più intense e lunghe le ondate di caldo in tutto il mondo.

Gli scienziati hanno dimostrato che molte specifiche ondate di calore sono più intense a causa del cambiamento climatico indotto dall’uomo. Il segnale del cambiamento climatico è persino rilevabile nel numero di morti attribuibile alle ondate di calore.

Friederike Otto, docente senior di scienze del clima presso il Grantham Institute dell’Imperial College di Londra, ha dichiarato che le ondate di calore nella sola Europa sono aumentate di 100 o più volte, a causa dell’azione dell’uomo che ha riversato nell’atmosfera emissioni di gas serra.

Le conseguenze

Questo tipo di caldo rappresenta una seria minaccia per la salute umana, sia direttamente, in quanto stressa il nostro corpo, sia indirettamente, in quanto danneggia i raccolti, provoca incendi e danneggia persino il nostro ambiente che abbiamo costruito, come ad esempio le strade.

Le persone povere sono quelle che soffrono di più, perché sono fuori nei campi o nelle fabbriche, o per strada senza un riparo in mezzo al caldo, e non hanno il lusso di avere l’aria condizionata quando tornano a casa.

L’aria condizionata stessa è un’ulteriore sfaccettatura del problema: il suo uso crescente e il suo massiccio consumo di energia minacciano di accelerare le emissioni di gas serra, proprio quando abbiamo bisogno di ridurle con urgenza.

Secondo Radhika Khosla, professore associato presso la Smith School dell’Università di Oxford, la comunità globale deve impegnarsi per un raffreddamento sostenibile. L’alternativa è che la domanda di energia per il raffreddamento provochi ulteriori emissioni di gas serra che provocherebbero un maggiore riscaldamento globale.

Le possibili soluzioni

L’impegno deve essere globale e anche le singole persone possono contribuire. Esistono infatti diverse azioni che si possono mettere in campo, come, ad esempio:

  • dipingere i tetti di bianco nei Paesi caldi per riflettere i raggi del sole
  • far crescere l’edera sui muri nelle regioni più temperate
  • piantare più alberi per creare più zone d’ombra
  • realizzare fontane
  • creare più aree verdi.

Misure di adattamento più incisive includono la modifica dei materiali utilizzati per gli edifici, le reti di trasporto e altre infrastrutture vitali in modo che non si deteriorino a causa del cambiamento climatico.

Ma solo tagli drastici alle emissioni di gas serra potranno però evitare il caos climatico. Le attuali ondate di calore si stanno verificando perché la Terra si è riscaldata di circa 1,2°C rispetto ai livelli preindustriali – le nazioni hanno concordato, in occasione del vertice sul clima delle Nazioni Unite Cop26 dello scorso novembre, di cercare di non farli salire oltre 1,5°C.

Oltre questo limite, i cambiamenti climatici saranno troppo grandi per essere superati con alberi ombrosi o tetti bianchi, e si stima che a 2°C un miliardo di persone soffrirà di caldo estremo.