Bovino, vegetale o coltivato: qual è l’impatto sul clima di un hamburger

Un nuovo studio realizzato da Studio Fieschi ha messo a fuoco l’impatto climatico, cioè le emissioni di gas serra, di diversi tipi di hamburger, ecco i risultati

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

L’hamburger è una polpetta di carne macinata, generalmente di manzo, dalla forma appiattita. Quando viene inserita tra due fette di pane, dà origine a un panino che, come suggerisce il nome, ha origini ad Amburgo ed è diventato popolare grazie soprattutto ai fast food statunitensi.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Hamburger, che cade il 28 maggio, Studio Fieschi & soci ha condotto uno studio sulle emissioni di gas a effetto serra associate all’hamburger, concentrandosi esclusivamente sulla carne e non sul panino. Lo studio si basa sull’analisi del ciclo di vita (LCA), una metodologia ampiamente accettata dalla comunità scientifica internazionale.

Le emissioni di gas a effetto serra e il loro impatto sul clima

Le emissioni dei gas a effetto serra (di cui la CO2 è la più nota) vengono valutate utilizzando un indicatore ambientale noto come potenziale di riscaldamento globale in 100 anni (GWP100), espresso in chilogrammi di CO2 equivalente (CO2e). Questo indicatore misura l’impatto che tali emissioni hanno sul clima. È importante sottolineare che le emissioni non rappresentano l’unico aspetto rilevante nella valutazione dell’impatto della produzione e del consumo di alimenti, ma sicuramente sono tra le questioni più significative del nostro tempo.

L’impatto ambientale degli hamburger

Secondo uno studio condotto dal Trinity College di Dublino, è emerso che un hamburger da 200 grammi, preparato con carne proveniente da allevamenti in Irlanda, produce 7,9 kg di CO2 equivalente. Questo valore corrisponde alle emissioni dirette, un aspetto rilevante, generato da una FIAT 500 a benzina percorrendo una distanza di 67 km. Per fare un confronto, la distanza tra Milano e Piacenza in auto è approssimativamente quella.

Se ci trasferiamo in Brasile, l’impatto di un hamburger da 200 grammi aumenta a 11,6 kg di CO2 equivalente. La principale ragione di questa differenza è la produzione di mangimi per gli animali, che avviene in modo diverso in Brasile. In questo paese, infatti, l’agricoltura fa un uso più estensivo di fertilizzanti.

Inoltre, secondo altri studi, la differenza negli impatti climatici è influenzata da altri fattori, fra cui:

  • La presenza di mangimi concentrati e ad alto contenuto proteico nella dieta degli animali è un altro fattore che contribuisce all’aumento delle emissioni di gas serra. L’uso di mangimi concentrati e l’aggiunta di proteine nella dieta permettono una maggiore crescita degli animali, ma richiedono processi aggiuntivi nella loro produzione, che generano ulteriori emissioni di gas serra. Inoltre, l’utilizzo di mangimi più elaborati può aumentare la fermentazione enterica negli animali, portando a maggiori emissioni di metano durante la gestione del letame.
  • La durata media di vita del bestiame prima di essere abbattuto è un altro fattore che influisce sulle emissioni generate per il loro mantenimento. Più lunga è la vita degli animali, maggiori saranno le emissioni associate alla loro alimentazione, cura e gestione. Questo dato evidenzia come in alcuni casi gli indicatori di impatto climatico e benessere animale possano andare in direzioni diverse.

Ridurre l’impatto climatico degli hamburger

È importante considerare che l’impatto climatico associato a un hamburger può diminuire significativamente quando si opta per una carne diversa, come ad esempio quella di pollo. Tuttavia, è fondamentale tenere in considerazione anche il benessere degli animali negli allevamenti da cui proviene la carne di pollo. È interessante notare che anche nel caso del pollame una parte significativa delle emissioni di gas serra è collegata alla produzione del mangime utilizzato. Pertanto, nella valutazione complessiva dell’impatto ambientale dell’hamburger, sia la scelta della carne che l’origine e il processo di produzione del mangime svolgono un ruolo cruciale.

L’impronta climatica può essere ulteriormente ridotta se si opta per burger di origine vegetale. Uno studio condotto dal Trinity College di Dublino ha stimato che un burger vegetale ha un impatto di 2,6 kgCO2e, con una riduzione del 67% rispetto alla carne bovina. È importante notare che, nonostante la scelta vegetale, un certo livello di emissioni di gas serra è presente, come in tutte le attività umane, e queste emissioni sono principalmente attribuibili alla coltivazione e alla lavorazione degli ingredienti vegetali.

Un’alternativa sostenibile all’allevamento bovino

La carne coltivata in laboratorio è prodotta a partire dalle cellule staminali degli animali: con l’aggiunta di specifici ingredienti, ad esempio, vengono creati i muscoli e il grasso del bovino. Queste cellule vengono poi unite a materiali di origine vegetale, come le proteine della soia e l’olio di cocco.

Secondo uno studio dell’Università dell’Ohio, un hamburger coltivato in un laboratorio degli Stati Uniti produce 0,768 kg CO2eq, cioè – secondo i dati dello studio – circa l’87% di emissioni di gas serra in meno rispetto all’hamburger di carne bovina individuato per il confronto (e richiede, sempre secondo lo studio, il 39% di energia in meno).

Una valutazione complessa degli impatti ambientali

I risultati degli studi raccolti rappresentano l’impronta climatica dei prodotti, dalla produzione delle materie prime alla loro trasformazione in prodotto pronto al consumo. I tipi di hamburger presi in analisi sono paragonabili dal punto di vista nutrizionale, tempi di cottura e vita sullo scaffale.

Tuttavia, se ci si domanda quale sia l’hamburger migliore in assoluto da un punto di vista ambientale, la risposta non è semplice. Le sole emissioni di gas serra non esauriscono la complessità degli impatti sul pianeta (e sulle persone) degli alimenti. Infatti, la valutazione comprende aspetti che vanno dal consumo di suolo al benessere animale, passando per lo stress sulle risorse idriche. Tutti questi elementi sono molto rilevanti per i sistemi agricoli, di allevamento e per l’industria alimentare.