Caldo ed eventi estremi, quali sono le città più a rischio: la stima dei danni

Il rapporto Istat fotografa la vulnerabilità dei capoluoghi italiani tra temperature record, alluvioni, frane e aumento delle notti tropicali

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Alcune città italiane saranno bersagliate più di altre dagli eventi climatici estremi. La crisi climatica ha lasciato da tempo le pagine stampate degli studi scientifici ed è diventata qualcosa di molto più concreto. Anno dopo anno gli eventi meteo si fanno sempre più estremi, ma soprattutto sempre più frequenti. Il caldo si accumula più velocemente, le piogge diventano più violente e, nel nostro territorio fragile, aumentano allagamenti e frane.

Gli ultimi dati del rapporto annuale Istat 2026 raccontano come alcune delle nostre città rischino di essere molto più esposte di altre agli eventi climatici estremi. Alcune saranno sottoposte ad aumenti di temperatura record, altre ad alluvioni o frane. Nei 21 capoluoghi di regione italiani, tra il 1971 e il 2023 (finestra temporale analizzata nel report Istat) sono costantemente aumentate la temperatura media e la frequenza delle precipitazioni intense.

Le città italiane più a rischio eventi meteo estremi

Il report racconta il rapporto dell’Italia con l’ambiente e come le città italiane difficilmente siano luoghi dove si fa un adeguato lavoro di adattamento. Le città italiane, in particolar modo i capoluoghi, sono città su pianta antica e costruite per un clima diverso da quello attuale.

È proprio in queste città che gli eventi meteorologici estremi mostrano gli impatti più alti. L’Istat ha registrato tra il 2000 e il 2024 ben 86 eventi di alluvioni e allagamenti nei capoluoghi di regione.

Dall’elenco preso in considerazione per l’analisi, le città che risultano più colpite, ovvero quelle dove si è verificato il maggior numero di eventi estremi, sono:

  • Milano;
  • Genova;
  • Roma.

Il paradosso è che anche se piove meno nelle stagioni piovose, tutta la pioggia si concentra in pochi episodi molto intensi. Il problema è che dopo un lungo periodo di siccità, anche le zone verdi delle città che potrebbero assorbire l’acqua in eccesso non riescono a farlo perché il terreno non è più permeabile. Da qui il rischio di allagamento e i danni a persone e cose che ne conseguono. Infatti, un temporale violento può bloccare trasporti, scuole, lavoro e alle volte interi quartieri che restano isolati.

Le città più calde

Il Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici ha messo in guardia l’Italia sulle temperature che raggiungerà il nostro territorio. Entro il 2050, infatti, l’Italia potrebbe arrivare a sperimentare un aumento medio delle temperature fino a +2 gradi centigradi rispetto al periodo 1981-2010.

Significa sempre più giorni di caldo estremo, periodi di intensa siccità e precipitazioni più intense e concentrate. In particolare, per quanto riguarda le aree urbane sottoposte a caldo estremo, le città più vulnerabili sono:

  • Roma;
  • Bologna;
  • Milano;
  • Firenze.

Mentre a rischio siccità sono soprattutto il Sud e le isole, in particolare:

  • Palermo;
  • Catania;
  • Cagliari;
  • Bari;
  • Taranto.

Dall’altra parte della penisola, al Nord, invece aumentano le precipitazioni. Le città più esposte sono:

  • Venezia;
  • Genova;
  • Bologna;
  • Ravenna;
  • Milano;
  • Torino.

Le notti tropicali

Il caldo resta come incastrato tra i palazzi e le strade, non abbandonando i centri urbani neanche di notte. Sono sempre di più le notti tropicali, quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C. Così le case si surriscaldano e il sonno ne risente, peggiorando, soprattutto per chi lavora in estate, lo stress fisico.

È per questo che molti progetti puntano a recuperare o valorizzare il verde urbano. Non soltanto spazi che abbelliscono la città o che offrono momenti di convivialità, ma reali “polmoni” necessari alla città per respirare. Nel 2024 le aree verdi urbane nei comuni capoluogo erano pari al 3% del territorio.

Non è detto però che queste zone siano disposte nei centri urbani, dove si accumula maggior calore. In Italia ci si sta impegnando in progetti di forestazione urbana, ma la crescita di un albero è più lenta rispetto al ritmo con il quale la crisi climatica sta investendo l’Italia.

Perdite economiche: quanto ci costa

Ad aprile scorso, Greenpeace ha pubblicato il report 2025 su quanto costa all’Italia la crisi climatica. Gli eventi meteo-idrogeologici rilevanti hanno avuto negli ultimi anni in Italia un sempre più elevato impatto economico. È un trend visibile anche nel resto d’Europa, con le stime dell’Agenzia europea per l’ambiente che registrano perdite economiche pari a circa 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024, mentre per l’Italia nello stesso periodo si superano i 145 miliardi di euro (circa 74 miliardi solo tra il 2015 e il 2024). Le perdite più elevate dovute ai danni degli eventi estremi si registrano proprio in Italia, ma anche in Francia, Spagna, Germania e Polonia.

Il report analizza quelli registrati dal 2015 al 2024 tra frane e alluvioni e segnala un conto salato: oltre 19 miliardi di euro. Le regioni più colpite per numero di eventi e valore economico dei danni subiti sono:

  • Emilia-Romagna;
  • Sicilia;
  • Lombardia;
  • Piemonte;
  • Veneto;
  • Calabria;
  • Toscana.

Dai dati emerge una netta sproporzione tra i danni subiti e le risorse stanziate per far fronte alle emergenze. Infatti le risorse sono circa 3,1 miliardi di euro, che coprono il 18% dei danni in Lombardia, il 17% per l’Emilia-Romagna e il 16% per i danni subiti dal Piemonte.

I progetti di prevenzione

L’Italia si sta muovendo per prevenire i danni più gravi e lo Stato ha investito nel corso del tempo 10,5 miliardi di euro in progetti di prevenzione del dissesto idrogeologico. Il problema è che questi stanziamenti sono in molti casi altalenanti, con picchi vicini agli eventi estremi che maggiormente hanno colpito l’opinione pubblica.

In totale dal 2015 al 2025 sono stati avviati 13.002 progetti di prevenzione, con la Lombardia in testa seguita da Piemonte e Calabria. L’Emilia-Romagna, la regione più colpita, si trova solo al quinto posto.