I semafori intelligenti stanno cambiando il traffico: dove sono e quanto fanno risparmiare

A Torino corsie più fluide e priorità ai tram, a Roma algoritmi predittivi: i consumi calano fino al 10% e la CO₂ fino al 30% agli incroci

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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La mobilità urbana in Italia si prepara a salutare i vecchi sistemi di gestione del traffico. I tradizionali semafori a tempo fisso, che costringono a lunghe e snervanti attese anche quando l’incrocio è deserto, cederanno il passo ai semafori intelligenti.

Dovrebbero apportare il duplice beneficio di ridurre l’impatto economico e ambientale. Le recenti sperimentazioni in grandi città come Roma e Torino confermano che la rivoluzione della viabilità smart è già cominciata.

Come funzionano e perché fanno risparmiare sulla benzina

I semafori intelligenti regolano il flusso stradale grazie all’integrazione di sensori fisici come:

  • le spire a induzione elettromagnetica annegate nell’asfalto;
  • telecamere intelligenti;
  • rilevatori a ultrasuoni;
  • algoritmi predittivi.

Se una corsia è vuota, l’algoritmo riduce istantaneamente la durata del suo semaforo rosso, prolungando il verde della corsia opposta congestionata.

Se si tiene conto che il momento in cui un veicolo consuma di più è la ripartenza da fermo, eliminando i continui cicli di frenata e accelerazione, si stima un taglio dei consumi tra il 6% e il 10% a livello urbano.

In secondo luogo, ridurre il traffico significa limitare il consumo di pastiglie dei freni e pneumatici, con un risparmio indiretto sui costi di manutenzione dell’auto. Cosa che comporta anche l’abbattimento delle emissioni di CO₂ fino al 30% negli incroci più congestionati.

Il caso Torino

Torino ha già reso pienamente attivo il sistema di priorità semaforica per il trasporto pubblico, in particolare sulle grandi linee dei tram. Quando il mezzo pubblico si avvicina, l’incrocio ne rileva la presenza tramite onde radio o Gps ed estende il verde. I dati certificano un taglio medio di 5 minuti a tratta e una drastica riduzione dei consumi energetici dei mezzi Gtt.

Un discorso a parte va fatto per la sperimentazione in corso sul complesso snodo di Piazza Baldissera, dove la vecchia maxi-rotonda è stata sostituita da semafori adattivi. Qui i tecnici stanno completando la calibrazione dell’algoritmo, alternando finestre di piena operatività dinamica a orari a tempo fisso per abituare il sistema ai picchi di traffico.

Roma, tra sanzioni e intelligenza artificiale

A Roma la situazione si divide nettamente tra sistemi sanzionatori ed evoluzione tecnologica. Sono pienamente attivi e operativi i dispositivi dissuasori e di controllo sulla Via Cristoforo Colombo, dove i semafori anti-velocità fanno scattare il rosso se le vetture superano i limiti, affiancati dai sistemi Photored per sanzionare chi transita col rosso e da oltre 140 display Countdown per i pedoni e gli automobilisti.

La vera tecnologia adattiva guidata dall’Intelligenza Artificiale è invece in una fase di installazione e rodaggio mirato. I nodi di Piazzale Appio e Via del Porto Fluviale stanno testando algoritmi predittivi per rimodulare i tempi del verde senza installare infrastrutture invasive, analizzando i flussi in tempo reale per alleggerire le code negli storici imbuti della Capitale.

Parma pianifica la svolta smart

Il modello dei semafori intelligenti sta rapidamente contagiando anche città di medie dimensioni. È il caso della città di Parma che, in ottica di rendere più sostenibile l’economia generale del Municipio, sta lavorando per installare anche i nuovi semafori intelligenti.

Il Comune ha pianificato l’introduzione di questa tecnologia in concomitanza con il riassetto delle nuove linee dei bus e il potenziamento delle piste ciclabili. L’obiettivo è chiaro: garantire la priorità semaforica ai mezzi pubblici per renderli competitivi rispetto all’auto privata e decongestionare i viali di circonvallazione, efficientando la rete stradale esistente senza costi strutturali extra per i cittadini.

Il nodo irrisolto

Nonostante l’innegabile entusiasmo per i dati sui consumi e le emissioni, l’applicazione pratica di queste tecnologie sta portando a galla criticità strutturali.

A Torino, il pur lodevole obiettivo di favorire i mezzi pubblici rischia di trasformarsi in un boomerang per la viabilità ordinaria: dare la priorità assoluta a tram e bus sta creando veri e propri imbuti per le auto private, paralizzate in code interminabili che finiscono per vanificare i risparmi ecologici complessivi del quartiere.

A Roma, invece, l’approccio appare decisamente più punitivo che gestionale. Concentrare gli sforzi e gli investimenti su semafori anti-velocità e telecamere Photored dà la netta sensazione che la priorità sia sanzionare l’automobilista piuttosto che fluidificare una rete stradale ormai al collasso.

Per riuscire davvero a rendere il traffico più sostenibile, dal punto di vista del tempo e dal punto di vista ambientale, i semafori intelligenti non devono essere isole tecnologiche. Dovrebbero essere tutelati tutti gli utenti della strada, financo quelli che non possono scegliere di lasciare a casa il proprio mezzo privato.

Senza una taratura che bilanci la priorità dei mezzi pubblici con la scorrevolezza del traffico, il rischio è che la svolta smart rimanga una bella etichetta di facciata che nasconde i vecchi, cronici problemi di congestione delle nostre città.