Una tassa sulla carne rossa: il motivo della proposta dell’Università di Oxford

Una proposta un po’ fuori dall’ordinario, ma pensata per tutelare la salute e per ridurre i costi nella sanità

Mangiare carne rossa genera un tripudio di sapori: molto gustosa se cotta alla brace, ma non perde la sua appetibilità in un buon ragù o se cucinata in padella.

La sua prelibatezza è nota, ma è pur vero che un consumo eccessivo, può provocare seri problemi alla salute. È ricca di proteine, ma non è facilmente digeribile, per cui può essere causa di disturbi quali gonfiore intestinale, stitichezza, mal di stomaco.

Studi scientifici hanno messo in evidenza che mangiare con grande frequenza carne rossa, può portare anche allo sviluppo di tumori, diabete e malattie cardiache. L’allarme era stato lanciato già nel 2015 dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità): la carne rossa lavorata è cancerogena, mentre quella non sottoposta a lavorazione, lo è potenzialmente. E se l’assemblea dell’Onu ha approvato un documento in cui si afferma che esistono “diete sane o insalubri” e non “cibi sani e insalubri”, è anche vero che sette Paesi hanno presentato un progetto di risoluzione Onu in cui si esortano gli Stati Membri ad adottare delle politiche fiscali verso alimenti insalubri.

La carne rossa è la protagonista di una proposta un po’ fuori dall’ordinario. Le tasse sono applicate su quasi tutti i beni, ma se riguardasse anche un alimento? L’idea viene direttamente dall’Università di Oxford dove una ricerca ha proposto di applicare una tassa sulla carne rossa. Così facendo, non solo verrebbero compensati i costi sociali legati alle malattie provocate dal consumo di questo alimento dannoso per la salute, ma ne verrebbe ridotto il consumo stesso.

Secondo la ricerca, le patologie provocate da questa tipologia di carne costano circa 285 miliardi di dollari ogni anno. Con una tassazione del 20% sulla carne non lavorata e del 110% su quella lavorata – come gli insaccati – si assisterebbe a una riduzione graduale del suo consumo e di conseguenza dei costi correlati alla patologie.

In questo modo il consumo medio sarebbe di due porzioni alla settimana – e non più una al giorno – con un calo stimato del 16%. Con l’applicazione di questa tassazione, verrebbero raccolti 170 milardi di dollari l’anno nel mondo, per un risparmio di 41 miliari di dollari per la sanità. Sono risultati importanti che porterebbero anche all’eliminazione dei 220.000 decessi all’anno stimati attualmente e causati da patologie legate al consumo di carne rossa.

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