La certificazione unica 2026 non è arrivata, ecco cosa fare tempestivamente

Il datore di lavoro o l'Inps non inviano la certificazione unica? Ecco come come ottenerla lo stesso e non avere problemi

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

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La scadenza del 16 marzo 2026 per la consegna della certificazione unica (Cu) è ormai trascorsa. Se il tuo datore di lavoro o l’ente previdenziale non ha ancora provveduto all’invio, è fondamentale attivarsi subito: il possesso di questo documento è infatti il presupposto indispensabile per una dichiarazione dei redditi corretta e senza intoppi.

Fortunatamente, l’omissione da parte del sostituto d’imposta non blocca il contribuente. Esistono diversi canali ufficiali per recuperare la Cu in totale autonomia, garantendo la continuità degli adempimenti fiscali. Dalla consultazione del Cassetto Fiscale sul portale dell’Agenzia delle Entrate all’accesso alle procedure telematiche dell’Inps, scopriamo insieme come ottenere il documento e quali sono le azioni di sollecito e le tutele previste dalla normativa vigente.

Certificazione unica, la verifica nel Cassetto Fiscale

Il Cassetto Fiscale è l’archivio personale del contribuente presso l’Agenzia delle Entrate: lì si possono trovare tutti i dati che i sostituti d’imposta (datori di lavoro o enti pensionistici) hanno trasmesso ufficialmente al Fisco. Per recuperare la Cu, prima di tutto è necessario accedere al portale:

  • si va sul sito ufficiale agenziaentrate.gov.it;
  • si clicca su Area Riservata (in alto a destra) e poi su Accedi all’area riservata;
  • per entrare sono necessarie le proprie credenziali digitali.

Una volta dentro la propria scrivania digitale:

  • nel menu laterale o tra i servizi più usati, si clicca su Consultazioni;
  • si seleziona la voce Cassetto Fiscale;
  • si clicca su Cassetto Fiscale personale;
  • nel menu a sinistra si sceglie Dichiarazioni fiscali;
  • si clicca infine su Certificazione Unica.

A questo punto è possibile visualizzare e scaricare le certificazioni uniche attraverso un elenco suddiviso per annualità, facendo attenzione che l’anno indicato si riferisce al periodo di presentazione e non a quello di percezione dei redditi (per quelli percepiti del 2025 si deve cercare la Cu 2026). Cliccando sull’icona della lente d’ingrandimento o sul link Pdf, è possibile selezionare sia la Cu sintetica, utile per la dichiarazione, sia quella ordinaria più dettagliata.

Canali specifici per i pensionati

Per i pensionati o per chi ha ricevuto degli ammortizzatori sociali (Naspi, Cig e via discorrendo), l’Inps mette a disposizione diversi canali per ottenere la certificazione unica, sia digitali che fisici.

Canale online: il sito Inps

È la modalità più immediata. Una volta effettuato l’accesso con le proprie credenziali digitali:

  • si cerca nella barra di ricerca del portale la voce Certificazione Unica;
  • si seleziona il servizio Certificazione Unica (Cittadino);
  • è possibile visualizzare e scaricare il Pdf relativo all’anno d’interesse (anche in questo caso è importante ricordare che la CU 2026 si riferisce ai redditi 2025).

App Inps Mobile

Chi ha uno smartphone o un tablet:

  • può scaricare l’app Inps Mobile (disponibile su store Android e iOS);
  • si accede con le credenziali digitali.
  • si utilizza la funzione Certificazione Unica presente nel menù dei servizi per consultare il documento direttamente dal dispositivo.

Servizio automatico telefonico

Per chi ha meno dimestichezza con il web, è attivo un numero verde dedicato: è possibile chiamare l’800 434 320 (gratuito da rete fissa e mobile). Il numero è dedicato esclusivamente alla certificazione unica.

Si seguono le istruzioni della voce guida per richiedere l’invio della Cu al proprio domicilio di residenza registrato negli archivi Inps.

Richiesta tramite Pec

Chi fosse in possesso di una casella di Posta Elettronica Certificata deve scrivere a richiestacertificazioneunica@postacert.gov.it allegando una scansione di un documento d’identità valido.

L’Inps invierà la certificazione direttamente alla casella Pec.

Il supporto fisico e gli intermediari abilitati

Per i lavoratori o i pensionati che preferiscono avvalersi del supporto di un operatore, esistono diverse soluzioni alternative ai canali digitali. È possibile rivolgersi ai Patronati e ai Caf, i quali possono scaricare la certificazione gratuitamente previa sottoscrizione di una delega. In alternativa, grazie alla rete Sportello Amico di Poste Italiane, è possibile richiedere la stampa del documento a fronte di un costo di servizio (pari a circa 2,70 euro + Iva).

Infine, resta sempre valida la possibilità (per i pensionati) di recarsi fisicamente presso gli sportelli veloci delle sedi territoriali dell’Inps: l’accesso per questo tipo di pratiche avviene solitamente senza appuntamento, sebbene sia consigliabile verificare preventivamente gli orari di apertura degli uffici.

Sollecito al datore di lavoro

Qualora la certificazione unica non venga predisposta e consegnata entro i termini, il lavoratore deve attivarsi seguendo una strategia graduale per tutelare la propria posizione fiscale. In prima istanza, è consigliabile un approccio informale contattando direttamente l’ufficio del personale o il consulente del lavoro dell’azienda: spesso il ritardo è riconducibile a disguidi tecnici dei software gestionali o a semplici dimenticanze. In questa fase, è opportuno richiedere non solo la copia digitale del documento, ma anche la conferma dell’avvenuto invio telematico all’Agenzia delle Entrate.

Se il contatto verbale non produce risultati, il contribuente deve procedere con un sollecito formale tramite Pec o raccomandata A/r. Questa comunicazione, fondamentale per dimostrare la propria diligenza in caso di futuri accertamenti, deve citare esplicitamente l’obbligo di consegna sancito dall’art. 4 del Dpr 322/1998 e concedere un termine perentorio (solitamente 5 o 7 giorni) per l’adempimento. Qualora l’azienda ignori anche la diffida scritta, resta ferma la possibilità di presentare un esposto alla Guardia di Finanza o all’Agenzia delle Entrate. In tal caso, il sostituto d’imposta rischia una sanzione di 100 euro per ogni certificazione omessa, tardiva o errata.

Nelle situazioni più critiche, come il fallimento o la cessazione dell’attività, l’interlocutore di riferimento diventa il curatore fallimentare, incaricato di emettere le certificazioni per i dipendenti. Tuttavia, è sempre prudente monitorare il proprio Cassetto Fiscale, poiché il curatore spesso effettua l’invio telematico cumulativo anche senza contattare singolarmente ogni lavoratore. Se, nonostante i tentativi, la Cu dovesse mancare in prossimità della scadenza del Modello 730/2026, il lavoratore potrà ricostruire il proprio reddito imponibile e le ritenute subite sommando i dati delle buste paga dell’anno di riferimento, preferibilmente con l’assistenza di un Caf per segnalare correttamente l’assenza della certificazione ufficiale.

Le conseguenze dell’omissione e gli strumenti di tutela

L’assenza della certificazione unica genera ripercussioni significative che colpiscono sia il sostituto d’imposta che il contribuente. Per il datore di lavoro, la mancata emissione o trasmissione telematica comporta sanzioni amministrative precise: la misura ordinaria prevede il pagamento di 100 euro per ogni certificazione omessa, tardiva o errata, con un tetto massimo fissato a 50.000 euro per anno solare. Esiste tuttavia una clausola di ravvedimento che riduce la sanzione a 33,33 euro (con un massimale di 20.000 euro) qualora l’invio corretto avvenga entro 60 giorni dalla scadenza originaria.

Sul fronte del lavoratore o del pensionato, sebbene non scattino sanzioni dirette per la mancanza del documento, i danni pratici sono rilevanti. L’inconveniente principale riguarda il blocco della dichiarazione precompilata, che risulterà incompleta o priva di dati, rendendo arduo il calcolo esatto delle ritenute Irpef e dei contributi previdenziali. Questo stallo espone il contribuente al rischio di una dichiarazione omessa o infedele e, cosa non meno importante, impedisce l’erogazione di eventuali rimborsi fiscali spettanti.