Migranti e Ong, pronta la stretta del governo: cosa cambia adesso

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, è a lavoro su un provvedimento per limitare l'azione delle Ong e rivedere gli accordi di ricollocamento dei migranti

Gli attriti sui migranti tra Parigi e Roma non sembrano placarsi e, se la Francia chiama in causa l’Unione europea, il governo italiano non cede di un millimetro e prepara una stretta sugli sbarchi dalle navi Ong. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è atteso mercoledì in Parlamento per riferire sullo scontro diplomatico, mentre Giorgia Meloni sembrerebbe voler recuperare i Decreti sicurezza scritti dallo stesso capo del Viminale, quando era capo di gabinetto di Matteo Salvini nel 2018.

Migranti e Ong, pronta la stretta del governo: il nuovo codice di condotta

Il presidente del Consiglio ha già espresso in conferenza stampa la volontà di intervenire sul tema con “nuovi provvedimenti” e il ministro Piantedosi starebbe mettendo a punto un codice di condotta che le Ong sarebbero costrette a siglare per entrare nelle acque italiane, sulla scorta delle regole varate nel 2017 dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti.

Per limitare l’attività delle Ong il governo avrebbe in programma di reintrodurre multe e sequestri delle imbarcazioni per chi non rispetta le condizioni stabilite dalle norme in fase di valutazione.

Il piano dell’esecutivo Meloni dovrebbe prevedere che le navi delle organizzazioni non governative possano collaborare con l’Italia per i soccorsi in mare esclusivamente in caso di pericolo effettivo per i migranti: dunque niente più segnalazione della propria posizione a gommoni e barchini partiti dalle coste africane se non in caso di rischio imminente.

Nella circostanza in cui il soccorso fosse ritenuto inevitabile per mettere in salvo la vita dei migranti le Ong sarebbero inoltre costrette a segnalare l’emergenza alle autorità del Paese più vicino, dichiarando il tipo di intervento che si sta effettuando.

Qualora venissero violate le regole, il codice di condotta dovrebbe rimandare a delle sanzioni amministrative come quelle previste dai Decreti sicurezza di quattro anni fa, ma, al momento, senza conseguenze penali.

Nei provvedimenti voluti fortemente dall’allora ministro dell’Interno del governo Lega-M5s, Matteo Salvini, le multe per le Ong arrivavano fino a un milione di euro, con sequestro della nave utilizzata per il soccorso e il trasporto dei migranti. Nella legge 77 dell’agosto 2019 era inoltre prevista la confisca “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”.

La cifra della multa da comminare dovrebbe essere oggi più bassa, nell’ordine dei 10mila-50mila euro, come era inizialmente prevista anche nei decreti sicurezza.

Migranti e Ong, pronta la stretta del governo: le richieste

L’azione del governo Meloni per gestire i flussi migratori diretti in Italia segue anche la rotta parallela che guarda all’Europa. L’esecutivo vuole affiancare alla stretta contro le Ong anche una revisione degli accordi sulla ridistribuzione e il ricollocamento dei richiedenti asilo.

È la linea che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha portato a Bruxelles nel Consiglio europeo tra gli omologhi dei Paesi membri, chiedendo un vertice sul tema tra i ministri degli Interni dei 27.

Tra le istanze portate avanti da Roma c’è anche la richiesta all’Unione europea di obbligare gli Stati che concedono la bandiera alle navi delle Ong a occuparsi della redistribuzione dei migranti dalle rispettive imbarcazioni (qui abbiamo parlato del rischio isolamento dell’Italia dopo lo scontro sui migranti con Parigi).

Una proposta emersa nel confronto tra Italia, Malta, Cipro e Grecia che in una dichiarazione congiunta, di cui abbiamo parlato qui, hanno definito “increscioso e deludente” il mancato rispetto degli accordi in vigore sulla ricollocazione dei migranti.

“Purtroppo – si legge nella nota -, il numero di impegni di relocation assunti dagli Stati membri partecipanti rappresenta solamente una frazione molto esigua del numero effettivo di arrivi irregolari”, a causa di un meccanismo definito “lento” (qui abbiamo parlato della reazione della Francia con lo stop degli accordi di accoglienza con l’Italia).

Per questo quelli che sono i Paesi di primo approdo nel Mediterraneo, a esclusione della Spagna che ha preso le distanze, invitano le ong a “rispettare” la “cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue”. “Ogni Stato – si legge nella nota – deve effettivamente esercitare la giurisdizione e il controllo sulle navi battenti la propria bandiera”. I quattro Paesi, inoltre, ritengono “urgente e necessaria” una discussione sul coordinamento delle Ong nel rispetto delle convenzioni internazionali”.