Caro prezzi e inflazione, quanti saranno i poveri in Italia nel 2023

L’incremento dei costi e l’instabilità economica causano un aumento delle differenze sociali: ecco perché i nuclei in difficoltà staranno sempre peggio

Nonostante le stime dell’ISTAT parlino di una crescita del PIL italiano a quota +3,9%, il nostro Paese si appresta a chiudere il 2022 in una condizione di maggiore debolezza economica rispetto a dodici mesi fa. Milioni di famiglie e migliaia di imprese stanno risentendo dell’emergenza energetica che ha fatto schizzare il costo delle bollette, trovando serie difficoltà nel pagamento delle fatture: a questo occorre aggiungere gli effetti dell’inflazione galoppante, che ha portato ad un rincaro generalizzato dei prezzi al dettaglio.

Questi due aspetti assai problematici sono sopraggiunti in questi mesi quando già esistevano altri due fattori di grande criticità. Il primo riguarda l’aumento del costo delle materie prime conseguente allo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina. Il secondo è quello della disoccupazione giovanile, che in Italia continua a preoccupare in particolare per le fasce di lavoratori che si trovano sotto i 35 anni di età.

Povertà in Italia: come cambiano le classi sociali con la crisi economica

Nel quadro appena descritto – nonostante gli sforzi del governo di Giorgia Meloni, che ha destinato al caro bollette ben 21 dei 35 miliardi previsti per la legge di Bilancio – risulta inevitabile un rafforzamento della polarizzazione sociale. In sostanza, nel futuro a breve termine, le fasce di cittadini più agiate e benestanti vedranno un generale rafforzamento della propria condizione economica, mentre i ceti più in difficoltà faticheranno ad uscire da una condizione di povertà, sia essa parziale o assoluta.

Secondo uno studio realizzato dal quotidiano Domani, l’intera cittadinanza presente oggi nel nostro Paese potrebbe essere suddivisa in cinque classi sociali. La ricerca è stata condotta sulla base delle dichiarazioni rilasciate da un campione di intervistati, selezionati in modo da rappresentare tutte le differenze di genere, età, residenza e composizione familiare. Le domande erano rivolte a capire a quale classe si sentissero di appartenere i partecipanti.

Ebbene, paragonando i risultati di oggi con quelli emersi dal medesimo sondaggio condotto in un periodo precedente all’emergenza pandemica, si evince come la percezione e la rappresentazione di sé formulate dagli italiani siano nettamente più pessimistiche (e, forse, realistiche) rispetto agli anni antecedenti al 2020.

Nuovi poveri e famiglie in difficoltà: come cambia l’Italia nel 2023

Nell’analisi dei risultati, la conclusione più opportuna è che la forbice sociale si sta allargando anno dopo anno. Le persone che si considerano benestanti (o comunque appartenenti alla upper class) sono passate dal 4% al 7%. Uno scostamento simile lo si ha avuto per quanto riguarda il ceto medio, con il 30% degli intervistati che dichiara di appartenervi rispetto al 22% di tre anni fa. Il rimanente 63% del campione rappresenta coloro che affermano di avere (in misura variabile) delle difficoltà economiche.

Di queste, poco meno del 30% dice di non ritenersi a rischio, ma considera comunque instabile la propria condizione. Parliamo di quei cittadini che non faticano ad arrivare a fine mese, ma che devono comunque fare attenzione affinché le uscite non superino le entrate.

Scendendo, troviamo un 19% di individui che dichiara di arrancare nei trenta giorni che passano da uno stipendio all’altro: per queste persone, una spesa imprevista può rappresentare un serio problema. Infine (e qui arriva il tasto dolente) cresce fino all’11% la quota di italiani che si definisce estremamente povera, un dato in crescita rispetto al 6% del periodo pre-pandemia (in totale, il numero di iscrivibili a questa classe sociale oscilla tra i 4 e i 6 milioni di persone).