Allerta pesce fresco in Italia: cosa succede e cosa sapere

Il caro-bollette diventa bollente a causa della guerra in Ucraina. Ecco cosa rischiamo riguardo al pesce fresco pescato nei mari italiani

Il caro-bollette diventa bollente a causa della guerra in Ucraina. Se già con l’inizio del nuovo anno a gennaio i costi dell’energia sono lievitati in maniera esorbitante, ora la situazione si fa incandescente per via dell’invasione della Russia in territorio ucraino, con evidenti ripercussioni sui mercati, in primis proprio quello delle materie prime.

Perché il pesce fresco in Italia è a rischio

Si allargano in tutta Italia le proteste contro il caro benzina: dopo gli autotrasportatori questa volta tocca ai pescatori, che incrociano le braccia e chiedono al governo Draghi un intervento urgente. I pescatori dicono basta e mettono a rischio il pesce fresco in Italia. Il caro gasolio non permette più di sostenere l’attività di pesca e il comparto ha deciso di fermarsi.

Da questa notte i pescherecci delle marinerie italiane non escono più in mare per una settimana. La decisione, comunicata dall’Associazione produttori Pesca, è stata presa durante un’assemblea avvenuta a Civitanova Marche (Macerata) e ha visto i rappresentanti dell’80% delle marinerie italiane.

Nelle Marche, solo per fare un esempio, aderiscono tutti i pescherecci di San Benedetto del Tronto, Civitanova Marche, Ancona, Fano e Pesaro. Questa mattina si sono presentati negli uffici delle Capitanerie di Porto per consegnare i documenti delle imbarcazioni senza sbarcare i marinai, gesto che gli armatori hanno deciso per non far perdere lo stipendio ai dipendenti, senza perdere le giornate di pesca.

Il blocco dei pescatori si incrocia con lo sciopero generale proclamato da Non Una di Meno in occasione della Festa della Donna ma anche allo stop di 24 ore della Confederazione Unitaria di base (CUB) (tutte le info sullo sciopero dell’8 marzo qui).

Quanto costa usare un peschereccio

Come ha spiegato il presidente dell’Associazione produttori pesca di Ancona Apollinare Lazzari, mercoledì 9 marzo le associazioni di categoria saranno a Roma per un incontro al Ministero. “Vediamo se è possibile far entrare il comparto della pesca tra quelli che vedranno un sostegno nel prossimo Decreto. Altrimenti continueremo a stare in terra. Così, non possiamo più lavorare: i costi superano di gran lunga i guadagni“. Per dare un numero, un pieno al peschereccio costa 1.200 euro.

Prezzi del gasolio alle stelle

La situazione è ormai esplosiva. Secondo l’Osservaprezzi carburanti, osservatorio del Ministero dello Sviluppo economico, già dalla scorsa settimana il prezzo medio del gasolio si è fissato sopra 1,7 euro al litro. Quello della benzina a livello nazionale è schizzato oltre 1,9 euro al litro in modalità self service, la meno costosa, mentre I prezzi nella modalità “servito”, sia per benzina che per gasolio, hanno ovunque superato i 2 euro al litro. Oggi, appena qualche giorno dopo, anche nel self il prezzo supera tranquillamente i 2 euro.

Non va meglio agli autotrasportatori, che denunciano come per un pieno servano anche 500/600 litri di gasolio. Per ogni camion sono sempre più i lavoratori costretti ad anticipare più di 1.100 euro sul lavoro da svolgere. Fino a pochi mesi fa, invece, il prezzo del gasolio si attestava su 1,4 euro al litro. Ogni pieno oggi costa circa 250 euro in più.

Al momento le soluzioni sembrano solo due: fermare i camion, oppure ritoccare al rialzo le tariffe e scaricare i costi maggiori sui committenti. E, dunque, in ultima battuta, su noi cittadini. Stesso probabile scenario per il pesce fresco che troviamo nei banchi di mercati rionali e supermercati. Con conseguenze anche sull’export italiano drammatiche (qui quanto rischia di perdere il nostro Paese).