La crisi energetica provocata dagli attacchi allo Stretto di Hormuz e dalla guerra in Medio Oriente ha riportato al centro del dibattito europeo la sicurezza degli approvvigionamenti di gas. L’Italia si trova in una posizione di relativo vantaggio, ma le incognite per i prossimi mesi restano numerose.
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Italia, stoccaggi al sicuro per ora
Nel quadro europeo attuale, l’Italia è una delle rare note positive. Il nostro Paese si colloca nei primi posti tra gli Stati membri classificati “in verde” dalla mappa quotidiana di Gas Infrastructure Europe. Nei giorni scorsi il riempimento degli stoccaggi era superiore al 46% della capacità complessiva. Stando ai dati di oggi, 11 marzo 2026, la quota è leggermente calata, ma l’Italia resta comunque ai primi posti.
Questa la classifica dei Paesi con i livelli più alti:
- Portogallo — 76,72%;
- Spagna — 55,75%;
- Polonia — 48,51%;
- Italia — 45,79%;
- Bulgaria — 39,53%;
- Austria — 35,89%;
- Regno Unito — 33,89%;
- Ungheria — 33,95%;
- Romania — 30,24%;
- Repubblica Ceca — 30,33%.
Il tallone d’Achille resta però la produzione nazionale. Nel 2025 i giacimenti italiani hanno raggiunto circa 3,2 miliardi di metri cubi, in crescita rispetto ai 2,8 miliardi del 2024. Il dato rimane tuttavia al di sotto del volume minimo di stoccaggio strategico fissato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a 4,6 miliardi di metri cubi per l’anno contrattuale 2026–2027.
In altre parole, la produzione interna non basterebbe nemmeno a coprire le riserve di sicurezza, per non parlare dei circa 60 miliardi di metri cubi di gas importati ogni anno.
Male in Europa, Germania in affanno
A livello continentale, la situazione è decisamente più preoccupante. Il livello medio di riempimento degli stoccaggi europei è intorno al 29,4%, contro il 39% registrato un anno fa. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’inverno 2025–2026 ha visto il ritmo di esaurimento delle scorte più rapido degli ultimi cinque anni. Le proiezioni indicano che al 31 marzo le riserve potrebbero scendere fino al 26%, il valore più basso dal 2022.
La Germania rappresenta l’anello più debole: gli stoccaggi tedeschi non superano il 22%, molto lontani dai livelli dello scorso anno. Per riportare le riserve europee ai livelli dell’inizio 2025 serviranno circa 60 miliardi di metri cubi di gas da reperire sul mercato globale, in un contesto in cui l’Ue punta a eliminare completamente le importazioni dalla Russia entro il 2027.
Cosa può cambiare con il decreto bollette
La crisi in Medio Oriente ha già costretto il governo italiano a rimettere mano ai conti. Le coperture del decreto bollette approvato il 18 febbraio sono già sotto revisione e il ministro Gilberto Pichetto Fratin non ha escluso modifiche al provvedimento alla luce del rapido rialzo dei prezzi degli idrocarburi.
La premier Giorgia Meloni ha rilanciato con una proposta concreta in sede europea: la sospensione temporanea del meccanismo Ets (Emissions Trading System) sulla produzione di energia. In un’intervista a Rtl 102.5 ha affermato:
Noi chiediamo da sempre di scorporare il costo degli Ets dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, a maggior ragione dobbiamo tornare a chiederlo con forza in questa fase di emergenza.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il peso della bolletta energetica per famiglie e imprese, in attesa di una riforma più strutturale del mercato elettrico europeo.
Le alternative
La crisi dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del gas e del petrolio mondiali, ha fatto crollare il traffico di petroliere e spinto il benchmark TTF verso quota 90 euro per MWh, con effetti immediati sul prezzo del gas.
Vladimir Putin ha subito offerto all’Europa la riapertura dei flussi di gas russo, trovando sponda nel premier ungherese Viktor Orbán e nell’ex amministratore delegato dell’Eni, Franco Bernabè. Gli analisti del think tank Bruegel avvertono però che cedere in questa fase sarebbe “un’altra vittoria per Mosca”. Sul fronte delle alternative, il Qatar ha garantito forniture stabili all’Ue.