È una vera e propria spending review quella che attua la manovra di bilancio 2027 sui fondi destinati agli interventi per le calamità naturali. Oltre 1,2 miliardi di euro in meno in circa tre anni, una scelta che arriva in un momento in cui il territorio italiano continua a fare i conti con alluvioni, frane ed eventi meteorologici estremi, e che riaccende il dibattito sulla capacità dello Stato di sostenere le emergenze e finanziare la ricostruzione.
I dati emergono dall’Allegato 5 al disegno di legge di Bilancio, nella sezione dedicata alla razionalizzazione delle spese dei ministeri. In particolare, la riduzione interessa il programma “Soccorso civile” del Ministero dell’Economia e delle Finanze e, al suo interno, la voce relativa agli interventi per le pubbliche calamità.
Calamità naturali: oltre 1,2 miliardi in meno nel triennio 2027-2029
Numeri alla mano, la distribuzione dei tagli prevista per il prossimo triennio è la seguente:
- nel 2027 riduzione delle risorse pari a 448,9 milioni di euro;
- nel 2028 riduzione delle risorse pari a 412,1 milioni di euro;
- nel 2029 riduzione delle risorse pari a 350,9 milioni di euro.
La riduzione complessiva nel triennio 2027-2029 ammonta a 1.211,9 milioni di euro. La decurtazione più consistente è prevista per il 2027, quando le risorse destinate agli interventi per le calamità pubbliche subiranno una contrazione di quasi 449 milioni. La riduzione proseguirà nei due anni successivi, pur con importi progressivamente inferiori.
Perché i tagli preoccupano: il costo delle calamità naturali
La riduzione delle risorse assume particolare rilevanza se si considera l’esposizione dell’Italia ai rischi naturali. Il territorio nazionale presenta numerose aree vulnerabili alle alluvioni, alle frane e ai terremoti. A questi fenomeni si aggiungono gli effetti degli eventi meteorologici estremi, che possono provocare danni ingenti alle abitazioni, alle attività produttive, alle infrastrutture e alle reti di trasporto.
Le conseguenze economiche non si limitano alle spese necessarie per affrontare l’emergenza. Dopo un’alluvione o un terremoto, infatti, occorre finanziare la messa in sicurezza delle zone interessate, ripristinare i servizi essenziali, sostenere le imprese che hanno subito interruzioni dell’attività e accompagnare la ricostruzione degli immobili danneggiati.
A pagare il prezzo più alto sono spesso le famiglie e le piccole imprese, soprattutto quando si trovano in territori già caratterizzati da fragilità economiche e infrastrutturali. Per queste realtà, i tempi di erogazione degli aiuti e la disponibilità di risorse pubbliche possono fare la differenza tra la possibilità di riprendere l’attività e il rischio di doverla interrompere definitivamente.
Secondo le stime richiamate in un’analisi di Greenreport, i danni economici provocati dagli eventi meteorologici estremi in Italia hanno raggiunto complessivamente circa 145 miliardi di euro. Una parte consistente delle perdite si è concentrata negli anni più recenti, a conferma del peso crescente che le emergenze climatiche hanno assunto sui conti pubblici e sull’economia nazionale.
Dimezzati anche i fondi per la prevenzione antisismica
Un’altra misura che interessa la gestione dei rischi naturali riguarda la prevenzione sismica degli edifici pubblici. L’articolo 116 della manovra interviene sul Fondo per la mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica, modificando il calendario delle risorse disponibili.
Gli stanziamenti vengono ridotti da 60 a 30 milioni di euro all’anno per il 2027 e il 2028. I 60 milioni complessivamente rinviati saranno però recuperati nel biennio successivo, con 30 milioni previsti per ciascuna annualità, il 2029 e il 2030. In questo caso, quindi, non si tratta di una cancellazione definitiva delle risorse, ma di una rimodulazione temporale. La dotazione complessiva del Fondo rimane invariata, mentre cambia la disponibilità effettiva dei finanziamenti nei primi due anni del periodo considerato. Entro il 31 marzo 2027 dovrà inoltre essere aggiornato il decreto di ripartizione degli stanziamenti.
Gli altri fondi per la ricostruzione e i territori alluvionati
Il quadro delle risorse previste dalla legge di Bilancio è tuttavia più articolato e comprende anche finanziamenti destinati a specifici territori colpiti da calamità naturali. Tra le misure previste figura, per esempio, un contributo complessivo di 17,1 milioni di euro nel biennio 2027-2028 per gli interventi collegati alle alluvioni che hanno interessato Emilia-Romagna, Marche e Toscana nel maggio 2023 e l’Emilia-Romagna nel settembre e ottobre 2024. Le risorse sono ripartite in 12,8 milioni per il 2027 e 4,3 milioni per il 2028.
È inoltre previsto il ricorso al Fondo per il finanziamento degli interventi di ricostruzione, istituito con la precedente legge di Bilancio, che dispone di una dotazione di 1,5 miliardi di euro per il 2027 e di 1,3 miliardi annui a partire dal 2028. Una parte delle risorse è destinata anche agli interventi per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico nei territori interessati dalle alluvioni del 2023 e del 2024. Questi stanziamenti vanno considerati separatamente rispetto alla riduzione delle dotazioni per gli interventi di pubblica calamità. La manovra, quindi, non elimina tutti i finanziamenti destinati alla ricostruzione e al sostegno dei territori colpiti, ma interviene in modo differenziato sulle diverse voci di spesa.