Inflazione al 4,2%, quali prezzi al consumo sono in aumento e di quanto

L'Istat conferma l'accelerazione dei prezzi al consumo: l'inflazione passa dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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L’inflazione accelera in Italia e passa dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre 2026. Lo conferma l’Istat, con la rilevazione relativa ai dati definitivi sui prezzi al consumo.

La variazione congiunturale è pari al +0,7%. A pesare soprattutto l’aumento dei costi dell’energia e degli alimentari freschi. Il rialzo riguarda anche il carrello della spesa in generale, la cui crescita annua passa dallo 0,9% all’1,5%.

Aumenta l’inflazione in Italia

Entrando nello specifico, i beni energetici regolamentati passano dal +18,6% al +25,8%, mentre quelli non regolamentati vanno dal +17% al +22,5%.

L’inflazione di fondo si porta a +1,6% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%. Per inflazione di fondo si intende una misura dei prezzi al consumo che esclude le componenti più volatili, ovvero l’energia e i beni alimentari non lavorati. Questo lo stato dell’inflazione al netto dei soli beni energetici: da +1,7% a +2%.

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

Per quanto riguarda l’inflazione nel suo complesso, viene così confermata la stima preliminare.

L’energia

I prezzi, in generale, sono spinti dalla nuova accelerazione dei prezzi dei beni energetici. Quando aumenta l’energia, infatti, costa di più produrre le merci ed anche distribuirle. E le aziende hanno meno soldi da investire in innovazione e personale. E, a cascata, interi settori vedono aumentare i prezzi.

Servizi, beni e trasporti

Aumentano anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%), mentre anche i trasporti registrano una crescita più sostenuta su base annua (da +0,8% a + 1,6%).

La crescita dei prezzi dei beni passa dal +4,1% al +5,4%. Supera, dunque, la crescita dei prezzi relativa ai servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto passa così da -1,7 a -2,8 punti percentuali.

Questo l’andamento dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona: da +0,9% a +1,5%. E qui si mostra l’andamento dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto: da +4,3% a +5,2%.

Qui sotto l’andamento degli indici dei prezzi al consumo Nic per divisione di spesa a settembre 2026 (Nic sta per l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività):

Divisione di Spesa Inflazione (%)
Prodotti alimentari e bevande analcoliche +2,1
Bevande alcoliche e tabacchi +2,5
Abbigliamento e calzature +0,8
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili +6,2
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione +1,8
Sanità +1,1
Trasporti +4,8
Informazione e comunicazione -0,2
Ricreazione, sport e cultura +1,3
Servizi di istruzione +1,4
Servizi di ristorazione e servizi di alloggio +4,2
Servizi finanziari e assicurativi +2,9
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari +3,1
Indice generale +3,1

Come viene evidenziato, aumenta tutto con un’unica eccezione: quella che riguarda i servizi relativi all’informazione e alla comunicazione (-0,2%). È possibile ipotizzare che, di fronte all’aumento del costo della vita, famiglie e imprese prestino maggiore attenzione a queste spese anche se il dato sui prezzi, da solo, non consente di stabilire se sia effettivamente diminuita la domanda.

Il peso per le famiglie

E per quanto riguarda le famiglie? Nel terzo trimestre del 2026, l’aumento dei prezzi misurato dall’indice armonizzato IPCA è stato più elevato per i nuclei con livelli di spesa più bassi (+4,4%) rispetto a quelli con livelli di spesa più alti (+2,9%). Traduzione: chi stava male, ora sta anche peggio.

Si ricorda, per concludere, che negli ultimi 25 anni i prezzi sono aumentati fino al +120%.