Opas Poste su Tim, parte la corsa al 90%: cosa cambia per gli azionisti

Chiusa la prima finestra al 66,627%, l'Opas riapre dal 21 al 25 settembre: ora la soglia da raggiungere è il 90% del capitale

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

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Con la prima finestra dell’offerta pubblica di acquisto e scambio che si è chiusa l’11 settembre 2026, Poste Italiane è salita al possesso del 66,627% di Tim. Le adesioni riaprono dal 21 al 25 settembre, considerata la variazione delle condizioni con la parte in contanti portata a 1,97 euro e la rinuncia della soglia minima. Ora il traguardo è quello del 90% del capitale: raggiungerlo farebbe scattare l’obbligo di rilevare le azioni residue e aprirebbe la strada al ritiro di Tim dalla Borsa. Chi ha ancora titoli della Tlc in portafoglio ha pochi giorni per decidere se aderire all’Opas o aspettare.

Come funziona l’Opas di Poste su Tim

Un’Opas è un’offerta pubblica rivolta agli azionisti di un’azienda. Chi la promuove propone loro di scambiare le proprie azioni per, in genere, una parte in contanti e una parte in azioni dell’offerente.

Poste riconosce per ogni azione Tim portata in adesione:

  • 1,97 euro in contanti;
  • 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione.

È il corrispettivo fissato il 7 settembre, dopo un rilancio di 0,30 euro in contanti sul valore iniziale di 1,67 euro. Poste ha precisato che si tratta dell’importo finale.

Nella prima finestra sono state portate in adesione 993.608.722 azioni, pari al 46,523% del capitale. Sommate al 20,104% che Poste già deteneva, portano il gruppo guidato da Matteo Del Fante a detenere il 66,627% di Tim.

In caso di adesione totale l’esborso arriverebbe a circa 3,3 miliardi di euro, finanziati con debito bancario.

Poste verso il 90% di Tim: gli effetti

Già oggi Poste è in grado di esercitare un forte potere su Tim e definirne il futuro. Con il 90% delle quote ci sarebbero subito effetti anche per gli azionisti di minoranza.

Controllo dell’assemblea straordinaria

Con il 66,627% Poste resta di un soffio sotto i due terzi del capitale (66,667%), che le permetterebbero di avere pieno controllo sull’assemblea straordinaria, che decide su fusioni, aumenti di capitale e modifiche allo Statuto.

De facto è già così: ai voti la partecipazione reale non arriva mai al 100%.

Obbligo di acquisto e squeeze-out

La soglia che cambia tutto è il 90% del capitale. Chi la supera è tenuto a rilevare le azioni di chi lo richiede allo stesso prezzo dell’offerta (l’obbligo di acquisto o sell-out dell’art. 108 del Testo unico della Finanza) e allo stesso tempo può acquistare d’ufficio i titoli residui (il diritto di acquisto o squeeze-out previsto dall’art. 111).

Fino allo scorso anno, lo squeeze-out scattava al 95%. La riforma del Testo unico della Finanza, con il decreto legislativo 47/2026 ha abbassato la soglia al 90%, allineandola a quella del sell-out.

Delisting con poche azioni libere

Il delisting è l’uscita di una società dalla Borsa. Le sue azioni smettono di essere quotate e non si possono più comprare o vendere sul mercato.

Per arrivarci non serve che Poste salga al 100%. È sufficiente che, superato il 90%, sul mercato resti troppo poco flottante – cioè con troppe poche azioni libere – per garantire scambi regolari. A quel punto è Borsa Italiana stessa a revocare la quotazione.

Chi non ha venduto resta socio di una società non più quotata. Con il diritto di acquisto, però, Poste può rilevare anche gli ultimi titoli, forzando l’uscita dei soci di minoranza, e portare la propria quota al 100%.

Cosa cambia per chi ha ancora azioni Tim

Chi possiede titoli Tim ha due strade:

  • aderendo entro il 25 settembre incassa il corrispettivo misto di 1,97 euro e 0,218 azioni Poste per ogni azione consegnata;
  • non aderendo resta socio di una società che, superate le soglie di legge, potrebbe uscire dalla Borsa.

Nel secondo caso rivendere diventerebbe più complicato ma resterebbero le tutele di legge: l’obbligo di acquisto e il diritto d’acquisto avvengono allo stesso prezzo dell’offerta.

Cosa cambia per i clienti Tim

Un’ultima precisazione che vale la pena fare: per chi usa Tim come operatore telefonico non ci sono effetti immediati. Contratti, numeri e servizi restano invariati. L’operazione riguarda l’assetto societario e non le offerte commerciali.

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