Usa-Cina verso il vertice: Borse asiatiche in rialzo e yuan ai massimi

Dazi, terre rare e IA restano senza accordo: cosa cambia per semiconduttori, auto, materie prime e investitori europei.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Stati Uniti e Cina mantengono aperto il dialogo, ma la svolta commerciale non è ancora arrivata. I colloqui di New York tra il segretario al Tesoro americano Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng hanno preparato il vertice del 24 settembre tra Donald Trump e Xi Jinping senza produrre, almeno per ora, un’intesa risolutiva su dazi e forniture strategiche.

Le Borse asiatiche si muovono prevalentemente al rialzo, sostenute dalla domanda di semiconduttori collegata all’intelligenza artificiale e dalla discesa del petrolio. Il movimento non deve, quindi, essere letto come un’approvazione incondizionata del negoziato.

Il segnale politico-finanziario più significativo arriva, invece, dallo yuan, salito fino a circa 6,696 per dollaro: il livello più forte da gennaio 2023. La Cina si presenta così all’incontro di Washington con una valuta stabile e una macchina delle esportazioni che, nonostante i dazi, continua a macinare risultati.

Cosa hanno deciso Bessent e He Lifeng

Le due delegazioni hanno definito il confronto franco, approfondito e costruttivo. La formula diplomatica non nasconde, però, il dato essenziale: non è stato annunciato un accordo complessivo.

Washington ha presentato una proposta per creare un meccanismo di notifica reciproca sugli incidenti legati all’intelligenza artificiale che possano avere conseguenze sulla sicurezza nazionale. Il canale dovrebbe consentire alle due principali potenze tecnologiche di confrontarsi su attacchi informatici, infrastrutture strategiche e possibili impieghi militari dell’IA.

Sul commercio, Stati Uniti e Cina intendono rendere operativo il Board of Trade, un tavolo tecnico già delineato nei precedenti incontri. L’obiettivo è valutare una possibile riduzione dei dazi sui prodotti non considerati strategici.

Potrebbero rientrare nella trattativa beni di consumo cinesi e, in direzione opposta, energia, prodotti agricoli e dispositivi medici americani.

Restano, invece, aperti i dossier più delicati:

  • esportazioni cinesi di terre rare e magneti
  • restrizioni americane sui semiconduttori avanzati
  • acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi
  • possibili ordini di aerei Boeing
  • durata della tregua commerciale in scadenza a novembre
  • rapporti tra sicurezza economica, Taiwan e tecnologia.

L’assenza di nuove ritorsioni riduce il rischio immediato, ma non equivale a una normalizzazione dei rapporti.

Borse asiatiche, cosa sta succedendo

La prima reazione dei mercati è positiva, anche se alcuni listini sono ancora aperti e i valori possono cambiare prima della chiusura.

Mercato Indicazione della mattina Fattore dominante
Corea del Sud – Kospi Circa +1,5% Chip, memorie e domanda legata all’IA
Cina continentale – CSI 300 Circa +0,6% Yuan forte e minore rischio commerciale
Hong Kong – Hang Seng Contrattazioni in corso Tecnologia cinese, internet e flussi esteri
Giappone – Nikkei Borsa chiusa Futures in rialzo di circa lo 0,5%
Asia-Pacifico escluso il Giappone Circa +0,8% Tecnologia e petrolio in discesa

La Borsa di Tokyo non è aperta per le festività della Silver Week. Il rialzo dei futures sul Nikkei rappresenta un’indicazione, non la performance di una seduta regolare.

A Hong Kong l’Hang Seng resta particolarmente sensibile ai grandi gruppi internet e tecnologici. Nella Cina continentale, invece, il CSI 300 comprende una presenza più consistente di banche, industria e società partecipate dallo Stato.

La sorpresa è la forza commerciale della Cina

Il vertice non arriva in una fase di debolezza negoziale per Pechino. Il surplus commerciale cinese è diretto verso il secondo anno consecutivo oltre i mille miliardi di dollari.

Inoltre, più della metà delle circa 6.500 categorie di prodotti esportate dalla Cina negli Stati Uniti nei primi mesi del 2026 ha registrato volumi superiori rispetto all’anno precedente. I dazi hanno modificato rotte e composizione degli scambi, ma non hanno fermato la capacità esportatrice cinese.

Parte delle merci passa attraverso Paesi intermedi; altre produzioni sono state spostate nel Sud-est asiatico. Pechino ha, inoltre, ampliato la propria presenza in Europa e nei mercati emergenti.

Per le imprese italiane ciò significa maggiore concorrenza sui mercati internazionali e il rischio di un aumento delle esportazioni cinesi verso l’Europa qualora l’accesso agli Stati Uniti diventasse più difficile. È il meccanismo associato al dumping e alla dipendenza dalle importazioni.

Yuan ai massimi, perché è importante

La banca centrale cinese ha fissato il cambio di riferimento al livello più forte da febbraio 2023, mostrando una minore resistenza all’apprezzamento della valuta.

Una moneta più solida può contribuire a creare un clima finanziario favorevole al negoziato e ridurre le accuse americane di svalutazione competitiva. Non prova però che Pechino voglia avviare una rivalutazione permanente.

Il valore di una valuta dipende da tassi, inflazione, domanda di mercato e decisioni di politica economica.

Terre rare, il problema resta irrisolto

Dai colloqui non sono emersi progressi specifici sulle terre rare. Il dossier rimane cruciale per auto elettriche, turbine, elettronica, robotica, difesa e semiconduttori.

Il vantaggio cinese non si limita all’estrazione. Pechino controlla soprattutto le attività di separazione, raffinazione e produzione dei magneti. Una miniera collocata fuori dalla Cina può, quindi, dipendere ugualmente dagli impianti cinesi per trasformare il minerale in un componente utilizzabile.

Cosa cambia per gli investitori europei

Anche chi non possiede azioni cinesi può essere esposto allo scontro Usa-Cina. Un portafoglio globale può includere tecnologia americana, semiconduttori asiatici, case automobilistiche europee e società minerarie.

Nel breve periodo, una tregua più lunga potrebbe sostenere chip, auto, lusso e titoli industriali. Una nuova stretta sulle terre rare aumenterebbe, invece, la volatilità e metterebbe sotto pressione le imprese con scorte limitate.

L’oro rimane intorno a 4.380 dollari l’oncia, frenato dall’aumento dei rendimenti americani, mentre il Brent ha perso circa il 2%, pur restando sopra quota 100 dollari. Sono movimenti influenzati anche dalla politica monetaria e dal Medio Oriente, non soltanto dalla Cina.

La conclusione è, quindi, più prudente di quella suggerita dal rialzo delle Borse: i colloqui hanno evitato un’escalation immediata, ma non hanno rimosso le cause della contesa. Il vertice Trump-Xi dovrà chiarire se la distensione può trasformarsi in concessioni verificabili oppure resterà soltanto una tregua utile a entrambe le potenze.