Borse asiatiche oggi, Tokyo e Seul volano: i segnali per l’Europa tra chip e petrolio

Wall Street frena sui tassi, ma la corsa dei semiconduttori accende Nikkei e Kospi. Il Brent vicino a 97 dollari resta il principale rischio.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Le Borse asiatiche iniziano la settimana con due velocità. Tokyo e Seul corrono, spinte dagli acquisti sui produttori di semiconduttori, mentre Hong Kong e Shanghai rimangono più deboli. Sullo sfondo pesano il petrolio vicino a 97 dollari e il ritorno delle aspettative di un aumento dei tassi americani.

Il quadro lascia all’Europa indicazioni contrastanti. Da una parte, la forza della tecnologia e dell’intelligenza artificiale sostiene la propensione al rischio. Dall’altra, l’aumento del greggio e dei rendimenti obbligazionari può penalizzare i settori più indebitati o con consumi energetici elevati.

A rendere la giornata particolare è anche la chiusura di Wall Street per il Labor Day. I mercati europei non riceveranno, quindi, nuovi segnali dagli indici americani e dovranno muoversi, soprattutto, sulla base dell’ultima seduta statunitense, dell’Asia e delle quotazioni energetiche.

Wall Street scende nonostante il rally dei chip

Venerdì gli indici americani hanno chiuso in ribasso dopo la pubblicazione del rapporto sul lavoro di agosto. L’economia statunitense ha creato 162mila posti di lavoro, un risultato nettamente superiore alle attese, mentre la disoccupazione è rimasta al 4,1%.

I numeri hanno confermato la solidità dell’economia americana, ma hanno anche aumentato la possibilità che la Federal Reserve torni ad alzare i tassi. Il Dow Jones ha perso lo 0,51%, l’S&P 500 lo 0,38% e il Nasdaq lo 0,29%.

La tecnologia ha, tuttavia, mostrato una maggiore capacità di tenuta. L’indice dei semiconduttori di Philadelphia ha guadagnato oltre il 3%, diventando il principale punto di forza della seduta.

Il contrasto è importante: una crescita economica robusta sostiene gli utili delle società, ma può spingere la banca centrale a mantenere più restrittiva la politica monetaria. Tassi più elevati riducono, infatti, il valore attuale degli utili futuri e possono pesare, soprattutto, sulle azioni delle società tecnologiche con valutazioni molto alte.

Tokyo e Seul volano con i semiconduttori

Il segnale positivo proveniente dai chip americani si è trasferito sui mercati asiatici. Il Nikkei di Tokyo ha guadagnato circa il 2%, mentre il Kospi sudcoreano è salito di oltre il 3%.

A Seul, Samsung Electronics ha registrato un rialzo superiore al 4%, mentre SK Hynix è avanzata di oltre il 6%. Gli investitori continuano a puntare sulla crescita della domanda di memorie, processori e infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il rialzo non coinvolge, però, tutta l’Asia. L’Hang Seng di Hong Kong ha perso circa l’1%, mentre Shanghai è rimasta poco sotto la parità. Il mercato cinese continua a risentire dei dubbi sulla crescita interna e della maggiore prudenza degli investitori internazionali.

La divisione tra i listini indica che non siamo davanti a un rialzo generalizzato della propensione al rischio. Gli acquisti sono concentrati, soprattutto, sul settore tecnologico e sulle società maggiormente esposte alla domanda di semiconduttori.

Perché il rally asiatico interessa anche l’Europa

Il primo segnale per le Borse europee riguarda la tecnologia. La crescita dei titoli asiatici dei chip può sostenere l’interesse per l’intera filiera dei semiconduttori, compresi produttori, fornitori di componenti e società che realizzano macchinari industriali.

Non si tratta, però, di un automatismo. L’andamento delle quotazioni europee dipenderà anche dalle valutazioni raggiunte, dalle prospettive sugli utili e dai movimenti dei rendimenti obbligazionari.

Il secondo segnale riguarda i tassi di interesse. Il rapporto sul lavoro americano ha rafforzato le aspettative di una Federal Reserve più severa. Se i rendimenti dei Treasury continuassero a salire, la pressione potrebbe trasferirsi anche sul mercato obbligazionario europeo.

L’attenzione si sposta, inoltre, sulla riunione della Banca centrale europea del 9 e 10 settembre. Il calendario ufficiale della BCE prevede la decisione di politica monetaria e la successiva conferenza stampa nella giornata di giovedì.

Petrolio vicino a 97 dollari, il rischio che arriva dal Golfo

Il principale contrappeso al rally dei chip è rappresentato dal petrolio. Il Brent si mantiene intorno a 97 dollari al barile, dopo essere salito di quasi l’8% nella settimana precedente. Il Wti americano ha superato i 92 dollari.

Le quotazioni risentono dei nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran e dei timori per la circolazione delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, questo passaggio rappresenta una delle rotte più importanti al mondo per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.

Una riduzione prolungata dei flussi potrebbe far salire ulteriormente il prezzo del greggio. Il petrolio rientra tra le materie prime più sensibili ai conflitti geopolitici, perché gran parte della produzione e delle esportazioni è concentrata in un numero limitato di aree.

Per l’Europa un petrolio più caro significa maggiori costi per trasporti, industria e logistica. Può, inoltre, rallentare la discesa dell’inflazione e rendere più difficili le decisioni della BCE.

I tre segnali da seguire oggi

Il primo è la tenuta del rally tecnologico. Se gli acquisti resteranno concentrati sui semiconduttori, il movimento avrà una natura prevalentemente settoriale e non indicherà necessariamente un miglioramento di tutto il mercato.

Il secondo è l’andamento dei rendimenti americani. Una nuova salita potrebbe ridimensionare l’effetto positivo proveniente dai chip e aumentare la prudenza degli investitori.

Il terzo è il petrolio. Il superamento stabile dei 100 dollari rappresenterebbe un segnale più preoccupante per inflazione e crescita. Un allentamento delle tensioni nel Golfo potrebbe invece ridurre rapidamente il premio per il rischio incorporato nelle quotazioni.

L’input che arriva all’Europa è, dunque, misto: l’intelligenza artificiale continua a sostenere la tecnologia, ma petrolio e tassi ricordano che il costo del denaro e dell’energia rimane il vero ostacolo per i mercati