Unicredit ha chiuso un quarto trimestre da record, conseguendo il ventesimo trimestre consecutivo di crescita redditizia e di qualità e chiudendo il miglior anno di sempre. L’utile registrato una crescita a doppia cifra, che consente alla Banca di rispettare gli impegni di remunerazione verso gli azionisti.
“Unicredit ha conseguito ancora una volta una crescita e una redditività da record nel 2025”, ha commentato il Ceo Andrea Orcel, aggiungendo “la nostra ambizione sta portando con costanza a sovraperformare in termini di crescita redditizia e in grado di generare capitale e in termini di distribuzioni, e siamo fiduciosi di poter mantenere questa traiettoria nei prossimi cinque anni”.
Utile in crescita a 10,9 miliardi di euro
L’utile netto contabile si è attestato a 10,9 miliardi di euro, in rialzo del 12,3% rispetto all’esercizio precedente. Fatta esclusione per 336 milioni di DTA da perdite fiscali riportate a nuovo, l’utile netto si è attestato a 10,6 miliardi, in rialzo del 13,6%. Grazie alla forza e alla resilienza del suo modello di business diversificato, UniCredit è riuscita ancora una volta a superare di gran lunga le aspettative iniziali ed è pronta ad elevare lo standard con il suo nuovo piano strategico “UniCredit Unlimited”.
Il rendimento sul patrimonio netto tangibile (RoTE) si è attestato al 19,2% nell’anno, supportato dall’eccellenza operativa e del capitale nonostante l’assorbimento di investimenti significativi per amplificare ulteriormente la nostra traiettoria futura.
L’EPS relativo al 2025 pari a 6,89 euro è in rialzo del 20%, mentre il dividendo pari a 3,15 euro e in rialzo del 31%.
Ricavi in calo ma sostenuti dalle commissioni
I ricavi netti sono stati pari a 23,9 miliardi, in calo del 1,4% rispetto all’esercizio precedente, composti da un margine di interesse pari a 13,7 miliardi, in calo del 4,3% rispetto al 2024. Un risultato che la Banca definisce “resiliente” alla luce della riduzione dei tassi di interesse, supportato da una crescita dei prestiti nei segmenti più redditizi e dall’aumento dei depositi da parte della clientela, oltre che da una gestione disciplinata del pass-through sui depositi, che ha chiuso l’anno ad una media di circa il 31% per il Gruppo.
Le commissioni e risultato netto della gestione assicurativa hanno totalizzato 8,7 miliardi, una crescita robusta del 5,6%, spinta dalle varie geografie, trainata principalmente da una solida performance delle commissioni su investimenti e dalla internalizzazione delle joint venture assicurative ramo vita in Italia. Le commissioni e il risultato netto della gestione assicurativa contribuiscono approssimativamente per il 35% ai ricavi totali dell’esercizio
Confermata la solidità patrimoniale
La qualità degli attivi si conferma solida con un rapporto tra esposizioni deteriorate nette e totale crediti netti pari al 1,6% ed un costo del rischio pari a 15 punti base.
CET1 ratio solido al 14,7%, grazie ad una robusta generazione organica di capitale, pari a 382 punti base che ha assorbito l’impatto di 9,5 miliardi di distribuzioni e, insieme ad altre leve, l’impatto del consolidamento a patrimonio netto di alcuni investimenti. La riduzione del CET1 ratio anno su anno è interamente trainata da impatti una tantum legati alla regolamentazione e alla tassa sulle banche in Italia.
L’outlook di breve e medio periodo
Unicredit punta a ricavi netti nell’esercizio 2026 superiori a 25 miliardi, in aumento del 5%, e stima costi uguali o inferiori a 9,4 miliardi, in calo del 1% ed un utile netto pari a circa 11 miliardi con un RoTE superiore al 20%.
Per l’esercizio 2028, ultimo anno del piano strategico, vede ricavi netti pari a circa 27,5 miliardi, in crescita ad un CAGR del 5% nel periodo 25-28, costi attesi inferiori a 9,2 miliardi, in calo ad un CAGR del -1% nel periodo di piano, ed un utile netto pari a circa 13 miliardi, per un RoTE superiore al 23% e una crescita a doppia cifra di EPS e dividendi nel periodo di piano.
Si attendono complessivamente distribuzioni cumulate totali pari a circa 30 miliardi nei prossimi tre anni e pari a circa 50 miliardi nei prossimi cinque anni, escludendo l’impiego o la restituzione del capitale in eccesso che sarà valutata di anno in anno.