Il biglietto verde torna a testare nuovi minimi, arrivando a toccare il livello più basso da marzo 2022, dopo che la scorsa settimana è stata la peggiore dal mese di maggio per la valuta americana. La debolezza del dollaro non è una novità, poiché il cambio sconta una serie di fattori potenzialmente ribassisti: dalle scelte politiche di Trump alla politica accomodante della Federal Reserve.
Dollaro giù contro euro e yen
Il cambio euro/dollaro ha toccato ripetutamente un minimo di 1,1836 dollari nella giornata di lunedì, per poi recuperare velocemente la soglia degli 1,20 dollari. Nelle ultime ventiquattro ore il cross euro/dollari si è riportato su un minimo di 1,1975, ai minimi da marzo 2022, per poi risalire attorno a quota 1,20 (-0,3%). Non è solo il cambio con la valuta europea a soffrire. Il biglietto verde si sta indebolendo contro tutte le valute, con un dollar index che lima lo 0,12% a 95,94, su un minimo di 95,55. La scorsa settimana, il recupero dello yen, in scia all’annuncio di elezioni anticipate in Giappone ed ai rumors di un intervento diretto della banca centrale nipponica sul mercato dei cambi, aveva schiacciato il cambio dollaro/yen a 155, soglia che è stata bucata sino a raggiungere un minimo di 152,2 questa settimana.
Il commento di Trump: “Penso sia fantastico”
Trump ha commentato la caduta del dollaro come un fattore positivo, perchè sostiene l’export di prodotti Made in USA. “Penso sia fantastico”, ha detto il tycoon dall’Iowa, aggiungendo “guardate gli affari che stiamo facendo”. “Il dollaro sta andando alla grande”, ha ribadito il Presidente, offrendo in qualche modo un segnale che il governo americano è favorevole all’indebolimento del biglietto verde e che gli operatori sul mercato dei cambi possono vendere dollari. Trump che aveva più volte accusato altri Paesi, soprattutto la Cina, di tentare di indebolire di proposito le loro valute per poter esportare di più ai danni degli affari degli Stati Uniti. Un tema che ricorre spesso nei suoi discorsi.
Dalla Fed al super yen: i motivi del calo
La caduta del dollaro non è una novità: da tempo la valuta americana si sta progressivamente ridimensionando a causa di una serie di fattori. Fra questi le incertezze relative alle scelte politiche dell’amministrazione Trump: il neocolonialismo, l’imposizione generalizzata di dazi, la rottura degli equilibri globali, il pressing sulla Fed. La politica monetaria accomodante della banca centrale americana è l’altro fattore che ha portato ad un indebolimento del dollaro, anche se Trump avrebbe gradito più tagli del tassi. L’attesa per la riunione odierna – che non porterà ad un nuovo taglio dei tassi – avrebbe dovuto sostenere il dollaro, ma le speculazioni relative alla successione di Powell, al momento prevalenti, stanno amplificando l’incertezza e quindi indebolendo ulteriormente la valuta americana. Molti operatori, poi, attribuiscono la debolezza del cambio dollaro/yen alla rinnovata forza della valuta nipponica, in vista di possibili interventi della banca centrale sul mercato die cambi, sempre possibili, ed in risposta alle elezioni anticipate convocate dalla Premier giapponese Sanae Takaichi.