Titoli di Stato: la strategia del MEF tra nuove emissioni e tenuta Spread

Il Tesoro pianifica la seconda metà dell'anno puntando sulla stabilità del debito: emissioni nette sotto controllo, mentre il calo dello spread compensa il leggero rialzo del costo medio del denaro

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha delineato la traiettoria per la gestione del debito sovrano italiano per la seconda metà del 2026. Con quasi la metà del programma annuale di finanziamento già archiviata con successo, via XX Settembre guarda ai prossimi mesi focalizzandosi sulla stabilità della curva dei rendimenti e sul controllo dei costi di finanziamento.

Il piano del Tesoro: emissioni nette per 10-25 miliardi

Nel comunicato di aggiornamento sul programma trimestrale di emissione, il MEF ha stimato che per il periodo che va dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 verranno collocati sul mercato titoli a medio-lungo termine (come BTP e CCTeu) per un ammontare lordo compreso tra i 130 e i 145 miliardi di euro. Sottraendo i circa 128 miliardi di euro di titoli in scadenza nello stesso periodo, le emissioni nette si attesteranno in una forchetta compresa tra i 10 e i 25 miliardi di euro. Questa programmazione riflette una gestione prudente, supportata dalle attuali disponibilità di cassa del Tesoro, e punta a coprire il fabbisogno del settore statale senza ingolfare il mercato.

Nello specifico, per il terzo trimestre, il Tesoro ha in programma l’emissione dei seguenti titoli e relativi importi:

  • BTP Short Term (scadenza 30/10/2028 e ammontare minimo 9 miliardi di euro)
  • BTP 5 anni (01/02/2032, 10 miliardi di euro)
  • BTP 7 anni (15/09/2033, 10 miliardi di euro)
  • BTP 10 anni (01/10/2036, 10 miliardi di euro)

Nel terzo trimestre, potranno inoltre essere offerte ulteriori tranche dei seguenti titoli: BTP 15/06/2026 – 15/09/2029 3,00%; BTP 04/05/2026 – 01/06/2031 3,15%; BTP 15/04/2026 – 15/06/2033 3,30%; BTP 22/04/2026 – 01/07/2036 3,80%. In relazione alle condizioni di mercato, il MEF si riserva la facoltà di offrire ulteriori tranche di titoli nominali in corso di emissione con scadenza superiore ai 10 anniCCTeu e indicizzati all’inflazione anche al fine di tenere conto di eventuali dislocazioni sul mercato secondario di detti titoli. Infine, il MEF potrà offrire ulteriori tranche di titoli a medio e lungo termine, nominali – a tasso fisso e variabile (CCTeu) – e indicizzati all’inflazione, non più in corso di emissione, per assicurare l’efficienza del mercato secondario.

Coperta quasi metà delle emissioni del 2026

Fino alla fine di maggio 2026, lo Stato italiano ha collocato circa 171,5 miliardi di euro in titoli a medio-lungo termine, registrando una risposta solida da parte degli investitori istituzionali e retail (le famiglie).

L’attività di funding, per lo stesso periodo, oltre a coprire il Fabbisogno del Settore Statale, ha consentito di rifinanziare titoli di Stato a medio-lungo termine nonché titoli emessi in formato non domestico in scadenza per un importo complessivo di circa 133 miliardi di euro, inclusivi degli importi ritirati nelle operazioni di concambio/riacquisto.

A fine maggio 2026, quindi, lo stato di avanzamento del programma di emissione per l’anno in corso si è attestato intorno al 48%, percentuale che sale al 61% se si includono le emissioni effettuate e quelle già annunciate che regolano nel mese di giugno.

L’andamento dei tassi: costo in lieve aumento

Nonostante il buon andamento dei collocamenti, lo scenario macroeconomico globale e le politiche restrittive delle banche centrali continuano a farsi sentire sul costo del denaro. Il costo medio all’emissione rilevato nei primi cinque mesi del 2026 è salito al 2,91%, segnando un incremento rispetto al 2,75% medio registrato nel corso del 2025. Per contro, la nota positiva arriva dalla stabilità strutturale: la vita media del debito è rimasta solida, salendo leggermente a 6,96 anni rispetto ai 6,92 anni di fine 2025.

Lo Spread BTP-Bund e la percezione del rischio

Sul fronte dei mercati finanziari, lo Spread tra il BTP-Bund  — l’indicatore termometro della fiducia degli investitori nei confronti del nostro debito — mostra dinamiche interessanti. Nonostante l’aumento dei tassi di interesse, il differenziale sta beneficiando di un contesto in cui anche la Germania si trova a dover incrementare il proprio indebitamento per finanziare investimenti strutturali in difesa e infrastrutture. Questa dinamica ha spinto al rialzo i rendimenti tedeschi, riducendo parzialmente la forbice con i titoli italiani. Lo spread si mantiene così su livelli storicamente gestibili, allontanando le tensioni finanziarie e confermando la buona percezione del mercato verso la resilienza dei conti pubblici italiani.