Borse miste tra earning season, dati USA e Federal Reserve

Si chiude una settimana con segni contrastanti per le principali piazze mondiali dove ha prevalso la volatilità

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Redazione

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Settimana a due velocità per le principali borse europee, con gli occhi degli investitori puntati sulla Federal Reserve, dopo il rapporto sull’occupazione degli Stati Uniti. A gennaio, le buste paga del settore non agricolo sono aumentate di 130mila unità, ben oltre le 70mila attese: la sorprendente crescita dei posti di lavoro, unita al calo della disoccupazione, ha ridotto la probabilità che la banca centrale americana torni ad abbassare i tassi nel breve termine. Intanto, osservati speciali continuano a essere i titoli tecnologici, con gli investitori preoccupati che le spese sostenute dalle Big Tech per l’intelligenza artificiale siano eccessivi e non in grado di generare i ritorni attesi.

 

Inflazione USA appena sotto le attese, ma la componente core resta sostenuta

Altro dato arrivato in settimana dagli USA è stato quello sull’inflazione, aumentata meno del previsto a gennaio, ma la dinamica sottostante ha mostrato un irrigidimento, complice l’aumento dei prezzi applicato dalle imprese a inizio anno. Un quadro che, insieme ai segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro, potrebbe spingere la Federal Reserve a mantenere i tassi invariati ancora per qualche tempo.
Secondo il Bureau of Labor Statistics (BLS), il Consumer Price Index è salito dello 0,2% a gennaio, dopo il +0,3% di dicembre. Gli economisti si attendevano un incremento dello 0,3%. Su base annua, l’indice è aumentato del 2,4%, in rallentamento rispetto al 2,7% di dicembre, soprattutto per effetto del venir meno dei rialzi più marcati registrati un anno fa.
La pubblicazione del BLS è stata leggermente ritardata dal recente shutdown di tre giorni del governo federale, mentre un blocco più lungo lo scorso anno aveva impedito la raccolta dei dati di ottobre, generando volatilità nelle serie statistiche.

 

IEA: scorte di petrolio al livello più alto dal 2020

Intanto il mercato petrolifero è stato caratterizzato da una forte volatilità dei prezzi e da una complessa riorganizzazione dei flussi globali. A gennaio, i prezzi di riferimento hanno registrato un aumento costante, con il North Sea Dated balzato di 10 dollari al barile nel corso del mese, attestandosi intorno ai 73 dollari. Questa inversione rialzista, spiega l’International Energy Agency (IEA) nell’Oil Market Report di febbraio è stata innescata dall’inasprimento delle tensioni geopolitiche tra Iran e Stati Uniti, oltre che dalle interruzioni operative causate dal maltempo estremo in Nord America.
La domanda globale di petrolio per il 2026 è prevista in crescita di 850.000 barili al giorno (kb/d), un incremento superiore ai 770 kb/d registrati lo scorso anno. Come nel 2025, la totalità dell’aumento sarà sostenuta dalle economie non-OCSE, con la Cina a guidare la crescita nazionale. Un cambiamento strutturale significativo riguarda la natura della domanda: oltre la metà dei guadagni di quest’anno sarà rappresentata da prodotti per la petrolchimica, a differenza del 2025 quando i carburanti per il trasporto erano il principale motore dello sviluppo.
L’offerta mondiale di petrolio è crollata di 1,2 milioni di barili al giorno (mb/d) a gennaio, scendendo a 106,6 mb/d a causa di bufere di neve in Nord America e vincoli alle esportazioni da parte di Russia, Kazakistan e Venezuela. In particolare, le forniture russe sono diminuite di 350 kb/d, con l’India che ha ridotto le importazioni di greggio da Mosca ai livelli più bassi dal novembre 2022 a causa delle nuove restrizioni UE. Nonostante queste contrazioni, la produzione globale dovrebbe riprendersi e crescere di 2,4 mb/d nel corso del 2026, con un contributo paritario tra produttori OPEC+ e non-OPEC+.

 

La performance settimanale delle borse

La migliore performance della settimana viene registrata dalla piazza di Francoforte che guadagna l’1,7%. Bene Londra che sale dell’1,3% e Parigi n rialzo dello 0,89%. Milano si colloca dal lato dei ribassi, con un calo dello 0,85%, seguita da Madrid che scivola dello 0,4%. Il finale si prefigura positivo per la borsa di Wall Street.

 

I migliori e peggiori a Piazza Affari

A Piazza Affari, best performer è Technoprobe che porta a casa un +16%, promossa da Equita che alza il target price con forte momentum e maggiore opzionalità. Bene, inoltre, STM che guadagna il 15,7% e Ferrari (+12,9%) promossa dagli analisti dopo i conti diffusi in settimana. La peggiore performance viene registrata da Stellantis (-19%) che ha incassato vari downgrade da diversi analisti. Giù anche Fineco -11,9% nonostante i risultati del quarto trimestre 2025 sopra le attese degli analisti.