Bitcoin in calo a 61.000 dollari tra Fed e tensioni Medio Oriente

Tra stretta monetaria, escalation geopolitica e deflussi dagli ETF, la capitalizzazione del comparto crypto scende da 2.530 a 2.250 miliardi di dollari

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Redazione

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 Il rally delle criptovalute si è interrotto nelle ultime settimane, con Bitcoin che ha ritracciato dai massimi sfiorati nell’area dei 82.000 dollari fino a testare quota 61.000 dollari. È quanto emerge da un’analisi di Roberto Rossignoli, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm, che individua nel deterioramento del quadro macroeconomico e nell’aumento delle tensioni geopolitiche i principali fattori della correzione.

Istituzionali alla base del rally

La fase di rialzo era stata sostenuta dall’interesse degli investitori istituzionali e dai progressi sul fronte normativo statunitense. In particolare, il Clarity Act – proposta di legge volta a definire un quadro regolamentare più chiaro per le criptovalute negli Stati Uniti – ha superato l’esame della Commissione Bancaria del Senato il 14 maggio con un voto bipartisan di 15 a 9. Il provvedimento, composto da 309 pagine, attribuisce alla CFTC la giurisdizione esclusiva sulle commodity digitali e introduce per gli emittenti di stablecoin l’obbligo di mantenere riserve pari al 100% del valore emesso. Per diventare legge dovrà ottenere almeno 60 voti in aula al Senato: la Casa Bianca punta a una firma entro il 4 luglio, ma l’entrata in vigore effettiva non avverrebbe prima del 2027.

L’attesa per la Fed

Sul piano monetario, Kevin Warsh è stato confermato alla guida della Federal Reserve con un voto di 54 a 45, il margine più ridotto della storia recente, entrando in carica il 22 maggio. Considerato esperto di criptovalute, in passato aveva definito Bitcoin “il nuovo oro per gli under 40”. Warsh ha ereditato un contesto di inflazione persistente compresa tra il 3% e il 4%, prezzi del petrolio superiori a 94 dollari al barile e rendimenti obbligazionari elevati. In questo scenario, la probabilità attribuita dagli operatori a un mancato taglio dei tassi nel corso del 2026 è salita al 68,8%, con una parte del mercato che ha iniziato a ipotizzare ulteriori rialzi.

Fuga dal Bitcoin

A pesare sul sentiment ha contribuito anche l’annuncio di Strategy (ex MicroStrategy), che ha comunicato la cessione di 32 Bitcoin per circa 2,5 milioni di dollari, prima vendita netta dal 2022, su un totale di oltre 843.000 unità detenute e finalizzata al pagamento dei dividendi delle azioni privilegiate STRC.

Le tensioni geopolitiche hanno accentuato l’avversione al rischio. L’escalation militare in Medio Oriente ha provocato la liquidazione di posizioni speculative con leva finanziaria per un controvalore superiore a 700 milioni di dollari in poche ore. Il Crypto Fear & Greed Index è precipitato in territorio di “Extreme Fear” e la capitalizzazione complessiva del mercato si è ridotta da circa 2.530 miliardi a 2.250 miliardi di dollari. Tra i massimi di maggio e i minimi di giugno Bitcoin ha registrato un calo di circa il 15%, più ampio rispetto a quello delle azioni: un andamento che, secondo l’analisi, conferma come nelle fasi di tensione le criptovalute si comportino prevalentemente come asset rischiosi. La dominance di Bitcoin si è mantenuta intorno al 58%, mentre Ethereum si è attestato intorno ai 2.100 dollari, al di sotto dei massimi recenti.

Sul fronte dei dati on-chain, i wallet attivi giornalieri sono scesi a circa 531.000 unità e i nuovi wallet creati a circa 203.000, i livelli più bassi degli ultimi due anni. Il 1° giugno il Chicago Mercantile Exchange ha lanciato futures sulla volatilità di Bitcoin, primo strumento regolamentato dedicato alle oscillazioni di prezzo della criptovaluta.

Si è infine invertito il quadro dei flussi. Dopo sei settimane consecutive di afflussi e un patrimonio netto degli ETF spot superiore ai 100 miliardi di dollari, dal 20 maggio i prodotti hanno registrato dieci sedute consecutive di deflussi netti per circa 3 miliardi di dollari, equivalenti a oltre 40.000 BTC. Il deflusso settimanale di 1,47 miliardi di dollari registrato a fine maggio è stato il più elevato del 2026. A inizio giugno i flussi da inizio anno sono tornati in territorio negativo, a -3,1 miliardi, mentre parte dei capitali si è orientata verso l’IPO di SpaceX e il tema dell’intelligenza artificiale.