Banco Bpm propone la fusione con Montepaschi, terzo polo italiano: progetto da 50 miliardi

L'ultimo consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha avanzato una proposta di fusione alla pari con Monte dei Paschi di Siena, che creerebbe un gruppo bancario da 50 miliardi di euro

Foto di Matteo Runchi

Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Aggiornato:

Chiedi a QuiFinanza

Banco Bpm, uno dei più grandi gruppi bancari italiani partecipato dalla francese Crédit Agricole, ha proposto una fusione alla pari a Monte dei Paschi di Siena, altra importante banca italiana, che ha appena acquisito Mediobanca. L’operazione creerebbe un gruppo del valore di 50 miliardi di euro, il terzo in Italia.

La notizia ha smosso il cosiddetto “Risiko bancario” italiano. Le banche del nostro Paese sono controllate da un complesso intreccio di partecipazioni reciproche e da un gruppo di famiglie, che va dai Del Vecchio ai Caltagirone, tra le più ricche d’Italia. Ogni operazione in questo ambito ha quindi moltissime ripercussioni non solo sugli istituti bancari coinvolti, ma anche sull’intero settore.

Banco Bpm ha proposto a Montepaschi di fondersi

Nel consiglio di amministrazione di Banco Bpm che si è svolto il 7 giugno, la banca milanese ha proposto una fusione alla pari con Monte dei Paschi di Siena. Nel comunicato diramato da Bpm si legge:

Il Cda di Banco Bpm ha deliberato all’unanimità di inviare a Banca Monte dei Paschi di Siena una comunicazione nella quale Banco Bpm ha rappresentato il proprio interesse ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti.

La forma proposta per la fusione quella del “merger of equals“, la fusione tra pari. Nessuna delle due banche, quindi, acquisirebbe l’altra. L’operazione dovrebbe generare sinergie, risparmi e vantaggi che emergono dalla cooperazione tra le due banche, per 1,1 miliardi di euro, divisi in:

  • 650 milioni di sinergie di costo, quindi di risparmi operativi;
  • 450 milioni di sinergie di ricavo, di cui 250 milioni di maggiori ricavi sulle reti e 200 milioni dall’ottimizzazione dei prodotti.

Come funziona la fusione tra pari

La fusione tra pari non significa che le due banche accetteranno di valutarsi allo stesso modo. Banco Bpm ha una capitalizzazione di mercato (la somma del valore di tutte le sue azioni) di circa 20 miliardi di euro, Mps di 27 miliardi. Il termine significa semplicemente che l’operazione è concordata. Non si tratta quindi di una scalata ostile.

Anche se le due banche dovessero arrivare a un accordo sulla fusione, si aprirebbe un lungo processo per l’effettiva unione dei due gruppi, che prevede:

  • la scelta della nuova governance, quindi il nuovo Cda e i nuovi amministratori;
  • l’integrazione operativa, con l’unificazione della forza lavoro, dagli uffici alle filiali;
  • la razionalizzazione, con chiusure di filiali sovrapposte e altri duplicati.

Alla fine di questo percorso dovrebbe nascere un gruppo da 50 miliardi di euro di valore. Si tratterebbe della terza banca italiana, il cosiddetto “terzo polo bancario“, dopo Unicredit e Intesa San Paolo, la cui capitalizzazione di mercato è però circa doppia rispetto al valore della nuova entità che dovrebbe nascere dalla fusione.

Le conseguenze sul “Risiko bancario”

Il terzo polo bancario è uno dei temi più importanti del cosiddetto “Risiko” tra le banche italiane. Il settore degli istituti di credito in Italia è dominato da due realtà che sono molto più grandi di qualsiasi altra: Intesa San Paolo e Unicredit. Per evitare la formazione di un duopolio, governi e osservatori hanno spesso auspicato la creazione di una terza banca che possa competere con queste due.

Bpm e Mps sono le due banche più grandi dopo Intesta San Paolo e Unicredit, quindi una loro fusione per raggiungere questo obiettivo è la strada più semplice. L’alternativa sarebbe un gruppo estero, tendenzialmente francese, visto che banche come Crédit Agricole (che controlla poco meno del 20% di Bpm) e Bnp Paribas sono molto presenti sul territorio italiano.