Il risiko bancario si infiamma: la controffensiva di Intesa Sanpaolo e Unipol su MPS e Mediobanca

Un terremoto finanziario alla fine del weekend ridisegna gli equilibri del settore bancario in Italia, neutralizzando la proposta lampo di Banco BPM

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Il panorama bancario italiano ha vissuto nelle ultime ventiquattr’ore una delle svolte più repentine e radicali della sua storia recente, aggiungendo un nuovo importante capitolo del Risiko bancario. Quello che sembrava l’avvio di un negoziato per un “merger of equals” (fusione tra pari) guidato da Banco BPM su Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) si è trasformato in un’arena competitiva senza esclusione di colpi.

A mercati chiusi, la banca guidata da Piazza Meda aveva rotto gli indugi proponendo un’aggregazione concordata per creare il secondo gruppo bancario del Paese. Tuttavia, la risposta dei concorrenti non si è fatta attendere: con una convocazione d’urgenza nella notte, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato una controffensiva clamorosa, lanciando un’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (Opas) volontaria e totalitaria sulla banca senese.

I dettagli finanziari dell’Opas di Intesa Sanpaolo

L’asso calato sul tavolo da Ca’ de Sass mette sul piatto una cifra imponente, pari a circa 30,6 miliardi di euro in caso di integrale adesione. L’offerta è strutturata in forma mista (azioni e contanti): per ogni 10 azioni di Monte dei Paschi portate in adesione, Intesa offre 1,6 azioni ordinarie Intesa di nuova emissione ed 1 euro cash per ciascun titolo MPS.

Questa architettura finanziaria valorizza l’azione del Monte 10,091 euro, garantendo agli azionisti un premio del 12,5% rispetto all’ultimo prezzo ufficiale di chiusura e spingendosi fino a oltre il 17% se parametrato sulla media degli ultimi mesi. L’obiettivo dichiarato del gruppo guidato da Carlo Messina è dare vita a un gigante europeo da 126 miliardi di euro di capitalizzazione, accelerando la leadership nei settori del private banking e del wealth management.

Il “Vero Premio”: Mediobanca e il fortino di Trieste

Dietro la colossale architettura dell’operazione non c’è solo l’espansione territoriale, ma un disegno strategico di caratura superiore. Nel perimetro dell’acquisizione, infatti, Intesa Sanpaolo punta a mantenere saldamente il controllo di Mediobanca (recentemente entrata nell’orbita di Siena) e del suo storico marchio. L’acquisizione di Piazzetta Cuccia porta in dote a Intesa una quota chiave di Assicurazioni Generali, consentendo alla prima banca italiana di estendere la propria influenza sul “Leone di Trieste” e sui suoi quasi 800 miliardi di euro di risparmio gestito. Di fatto, Intesa tratterrà circa 625 filiali di MPS e le attività di investment banking, assicurando al proprio bilancio l’80% dell’utile netto combinato derivante dal polo MPS-Mediobanca.

L’accordo strategico con Unipol e lo scorporo delle filiali

Per disinnescare sul nascere i rigidi vincoli normativi in materia di Antitrust e concentrazione del mercato retail, Intesa Sanpaolo ha contestualmente siglato un accordo vincolante con il gruppo Unipol Assicurazioni. L’intesa prevede un radicale piano di ristrutturazione e uno scorporo di asset quantificabile tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro per cassa. Unipol acquisirà un’entità giuridica bancaria indipendente in cui confluiranno circa 635 filiali di MPS, dotata di tutte le strutture centrali, delle attività e delle passività necessarie per operare in autonomia.

Questo blocco di sportelli verrà fuso con Bper Banca (controllata proprio dal gruppo assicurativo bolognese), espandendo massicciamente la presenza di quest’ultima nel Centro-Nord Italia. La mossa permette a Unipol di raccogliere l’eredità storica della rete commerciale senese e di dare vita, in combinazione con Bper, a una nuova realtà denominata Banca Monte Paschi, che di fatto si posizionerà come il secondo operatore bancario nazionale per capillarità sportellare.

La proposta decaduta di Banco BPM: l’alternativa sfumata

La discesa in campo dell’asse Milano-Bologna ha di fatto oscurato il progetto formalizzato soltanto poche ore prima da Banco BPM. La banca milanese aveva proposto a Siena un’integrazione che avrebbe salvaguardato l’identità territoriale e i marchi storici, stimando sinergie lorde annue superiori a 1,1 miliardi di euro e un incremento di valore complessivo di 5,5 miliardi. Il piano di Piazza Meda puntava a fare leva sulla forte complementarità in regioni chiave come la Lombardia, il Veneto e la stessa Toscana. Tuttavia, la complessità della controproposta di Intesa Sanpaolo – forte di una componente liquida immediata e di un perimetro esteso alle grandi manovre su Mediobanca e Generali – sposta inevitabilmente l’ago della bilancia, costringendo il consiglio di amministrazione di MPS a ridisegnare la propria tabella di marcia.

Scenari futuri e la rinascita del marchio “Banca Monte Paschi”

Il destino dell’istituto di credito più antico del mondo è ora a un bivio formale, ma la strada tracciata dall’accordo Intesa-Unipol delinea un assetto inedito. Se l’Opas otterrà il via libera definitivo dei soci (l’assemblea straordinaria di Intesa è già fissata per il prossimo 10 settembre) e delle autorità di vigilanza (BCE e Antitrust), si assisterà a una vera e propria scissione del panorama bancario italiano. Da un lato, il nucleo pesante dei ricavi e della finanza d’affari passerà sotto le insegne di Ca’ de Sass; dall’altro, la rete retail acquisita da Unipol manterrà alto il vessillo della tradizione. Lo scorporo darà infatti vita a una nuova e autonoma realtà bancaria commerciale che preserverà il brand storico, rilanciando sul mercato il nome di Banca Monte Paschi. Una soluzione che promette di salvaguardare i livelli occupazionali sul territorio, pur chiudendo definitivamente l’era della banca pubblica e completando il risiko del credito italiano.