Il Consiglio dei ministri ha approvato uno stanziamento di 50 milioni di euro per quattro Regioni colpite dalla violenta ondata di maltempo a cavallo tra marzo e aprile 2026. Il meccanismo di sostegno è legato al Fondo per le emergenze nazionali e riguarderà Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia.
Il Governo Meloni ha accolto in tal senso la proposta del ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, sulla dichiarazione dello stato di emergenza per la durata di dodici mesi.
Come saranno distribuiti gli aiuti alle Regioni
Il meccanismo d’emergenza prevede dapprima risorse destinate all’attuazione dei primi interventi urgenti di soccorso. Cioè assistenza alla popolazione e ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture, che rappresentano asset strategici anche per l’intera nazione.
A seconda dell’entità dei danni e di calcoli di massima che saranno dovutamente aggiornati strada facendo, la somma totale di 50 milioni di euro sbloccata dall’esecutivo è ripartita tra le Regioni interessate secondo il seguente schema:
- 20 milioni di euro per la Regione Molise;
- 15 milioni di euro per la Regione Abruzzo;
- 10 milioni di euro per la Regione Puglia;
- 5 milioni per la Regione Basilicata.
Per rendere operativi i contributi si dovrà passare da una serie di ordinanze firmate dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con le Regioni interessate.
Quanto valgono i danni provocati dal maltempo al Centro-Sud
Incrociando calcoli e stime, il calcolo complessivo dei danni provocati dal maltempo al Centro-Sud dal 30 marzo in poi potrebbe anche superare i 400 milioni di euro. Da qui la protesta di diversi piccoli e medi Comuni, che hanno parlato di “risorse inadeguate” da parte del governo.
La tranche di 50 milioni di euro sbloccata dal Cdm rappresenta, va ricordato, soltanto il primo passo per la gestione del dopo-emergenza. Dovranno via via essere approvate misure settoriali, come ad esempio per fronteggiare le conseguenze per il comparto agricolo.
Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori, i danni all’agricoltura superano i 200 milioni di euro, con centinaia di aziende e campi coltivati completamente sott’acqua e molte coltivazioni distrutte da gelo, allagamenti e smottamenti.
Come funziona il Fondo per le emergenze nazionali
Dal punto di vista istituzionale, quando una Regione viene colpita da eventi estremi (alluvioni, terremoti, frane) lo Stato italiano attiva una serie di strumenti normativi e finanziari ben codificati, con tempistiche e livelli di intervento diversi.
Il primo passaggio è la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, deliberata dal Cdm su proposta delle Regioni interessate. Questo atto si basa sul Codice della Protezione Civile, che disciplina l’intero sistema di risposta alle calamità. Con la dichiarazione si sbloccano le prime risorse dal Fondo per le emergenze nazionali, gestito dal Dipartimento della Protezione Civile. È questa la fase attuale che abbiamo analizzato.
In questo frangente vengono nominati uno o più commissari straordinari (spesso il presidente della Regione), con poteri derogatori rispetto alla normativa ordinaria. Nel concreto possono accelerare appalti, affidamenti e interventi urgenti, superando vincoli burocratici per garantire rapidità.
Parallelamente si attivano strumenti economici diretti. Tra questi, i contributi per l’immediato sostegno (CIS) a famiglie e imprese colpite, e le prime misure per la messa in sicurezza del territorio. Successivamente si passa alla fase più strutturata, con ordinanze di Protezione Civile che quantificano i danni e definiscono gli interventi di ricostruzione.
Per gli aiuti più consistenti entrano in gioco anche altri canali. Lo Stato può rifinanziare i fondi tramite leggi ad hoc o decreti legge, mentre a livello europeo può essere richiesto il supporto del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, che interviene in caso di danni particolarmente gravi.