Corte dei conti europea boccia il Superbonus: i giudici contabili di Bruxelles definiscono la misura italiana la più costosa e la meno efficiente tra quelle analizzate nei quattro Paesi presi in esame: Italia, Belgio, Lituania e Cipro.
Così viene messo nero su bianco in un rapporto dedicato agli interventi finanziati attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf).
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Corte dei conti europea contro il Superbonus
Secondo la relazione, la possibilità di coprire fino al 110% delle spese di ristrutturazione ha rappresentato un utilizzo inefficiente delle risorse europee destinate all’efficienza energetica degli edifici residenziali. Il documento mette inoltre in evidenza criticità nella selezione dei progetti, nei controlli e nella valutazione dei risultati ottenuti.
Secondo la Corte dei conti Ue, il Superbonus italiano risulta l’intervento con il rapporto costi-benefici meno favorevole tra quelli esaminati. Il costo per ottenere un risparmio energetico di un chilowattora è pari a circa 10 euro, valore di molto superiore rispetto ai programmi degli altri Paesi.
Si sottolinea inoltre come il 43% delle risorse europee destinate alle ristrutturazioni di media entità è stato assegnato all’Italia, che ha ricevuto quasi 14 miliardi di euro nell’ambito del Pnrr per finanziare gli interventi.
Per quanto riguarda i controlli, si ricorda che l’ultima maxi truffa sul Superbonus è stata scoperta solo di recente: la Finanza ha bloccato crediti per mezzo miliardo di euro.
Superbonus, costi elevati e benefici limitati
La Corte riconosce tuttavia che l’Italia aveva imposto requisiti più severi rispetto alla soglia minima europea, chiedendo un miglioramento dell’efficienza energetica pari almeno al 40% contro il 30% richiesto dall’Unione. Ma si ritiene che questo elemento non compensi gli elevati costi sostenuti.
E figurano anche criticità relative agli Attestati di prestazione energetica (Ape), utilizzati per misurare il miglioramento delle abitazioni dopo gli interventi.
Per la Corte dei conti europea questi strumenti non risultano sufficientemente affidabili né facilmente confrontabili. Le verifiche effettuate su un campione di pratiche hanno evidenziato numerose anomalie, tra dati incompleti, classificazioni errate e informazioni incoerenti. Difficile, per la Corte, valutare l’effettivo risparmio energetico ottenuto dal Superbonus.
La selezione dei progetti
Un’altra nota dolente riguarda le modalità di assegnazione dei fondi: secondo il rapporto, gli Stati membri hanno approvato le richieste fino all’esaurimento delle risorse disponibili senza predisporre graduatorie basate sulla qualità degli interventi o sulle condizioni economiche dei beneficiari.
Per la Corte questo approccio può aver favorito opere facilmente realizzabili anziché interventi capaci di garantire il maggiore risparmio energetico oppure destinati agli edifici più energivori e alle famiglie con maggiori difficoltà economiche.
L’attenzione si è concentrata sulle opere realizzate
Il documento osserva inoltre che il monitoraggio ha privilegiato il numero delle ristrutturazioni concluse rispetto ai risultati concreti ottenuti.
Tra le 111 misure analizzate nei 27 Paesi dell’Unione europea, soltanto tre prevedevano indicatori direttamente collegati al risparmio energetico effettivamente conseguito. Secondo la Corte, questa impostazione rende più complesso verificare l’efficacia dei programmi finanziati con risorse europee.
Il rapporto serve anche ad aggiustare la rotta per quanto riguarda eventuali progetti futuri: l’obiettivo indicato è quello di rafforzare, nella futura programmazione finanziaria europea, i criteri di progettazione, selezione e monitoraggio degli interventi destinati all’efficientamento energetico degli edifici residenziali, così da meglio concentrare le risorse.
Sul Superbonus è oggi in atto una guerra politica: da una parte la premier Giorgia Meloni (FdI) la definisce “La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II”. Dall’altra parte l’ex premier Giuseppe Conte (M5S) ne rivendica la correttezza e l’opportunità.