Ponte sullo Stretto, la Cgil presenta un esposto alla Corte dei Conti sui fondi pubblici

La Cgil chiede alla Corte dei Conti di verificare la gestione delle risorse per il Ponte sullo Stretto e i possibili rischi di danno erariale

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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La Cgil porta il Ponte sullo Stretto di Messina davanti alla Corte dei Conti. Il sindacato guidato da Maurizio Landini ha presentato un esposto alle procure regionali della Corte dei Conti di Sicilia e Lazio per chiedere una verifica sulla gestione delle risorse pubbliche destinate al progetto.

Le criticità

Al centro dell’iniziativa del sindacato c’è il timore che possano esserci i presupposti di un danno erariale. Nella nota la Cgil afferma:

ritiene doveroso chiedere alla magistratura contabile di verificare se le enormi risorse pubbliche siano state utilizzate nel rispetto della legge e nell’interesse generale o se, invece, esista il rischio concreto che si stia producendo un danno alle finanze dello Stato. Non si tratta di una battaglia ideologica né di una contrapposizione pregiudiziale all’opera, ma di difendere il denaro pubblico.

La richiesta alla Corte dei Conti nasce anche alla luce delle criticità già evidenziate dalla stessa magistratura contabile durante l’esame della delibera Cipess.

Tra i punti più delicati figurano:

  • l’assenza di un costo definitivo dell’opera;
  • i dubbi sul rispetto della normativa europea in materia di appalti e ambiente;
  • la mancanza di copertura finanziaria per alcune infrastrutture complementari.

Gli investimenti

L’esposto sottolinea inoltre come il valore complessivo dell’intervento abbia superato quota 13,5 miliardi di euro, mentre una parte rilevante dei costi rimane ancora stimata o non completamente definita. Una situazione che, secondo la Confederazione, espone le finanze pubbliche al rischio di ulteriori aumenti dei costi. Si legge nel documento presentato:

Quando sono in gioco miliardi di euro dei cittadini è un dovere pretendere trasparenza, legalità e un uso corretto delle risorse pubbliche. Ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno

Il rischio, sottolinea il sindacato, è che si stiano impegnando ingenti somme senza adeguate garanzie di efficacia e sostenibilità.

Tra gli elementi evidenziati figura anche l’impatto che il progetto potrebbe avere sulla programmazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione della regione siciliana. Circa 1,3 miliardi di euro destinati all’opera gravano infatti sulle risorse regionali, con possibili ripercussioni sulla programmazione economica e infrastrutturale dell’isola.

Il tema ambientale al centro

La Cgil richiama anche i rilievi già espressi dalla Corte dei Conti sul rispetto delle normative europee, sottolineando come l’attuale configurazione del Ponte:

risulti profondamente diversa rispetto a quella posta a base della gara del 2005, a partire dal passaggio a un finanziamento interamente pubblico e dalla modifica di elementi contrattuali essenziali.

L’esposto evidenzia inoltre l’assenza di verifiche documentate sui requisiti di qualificazione e affidabilità degli operatori economici coinvolti. Questo nonostante i cambiamenti intervenuti nel tempo tra i soggetti affidatari.

A ciò si aggiungono le criticità sul piano ambientale. La Confederazione richiama:

le possibili violazioni della direttiva Habitat già segnalate dalla magistratura contabile, avvertendo che eventuali contenziosi o procedure d’infrazione a livello europeo potrebbero tradursi in ulteriori costi a carico dello Stato.