Turismo religioso, quanto valgono pellegrinaggi ed eventi per città, hotel e trasporti

Grandi eventi, santuari e cammini generano domanda per hotel, case religiose, treni, bus, ristoranti, negozi, guide, sicurezza, sanità e infrastrutture, trasformando la fede in uno dei motori più stabili del turismo territoriale.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Gli eventi religiosi vengono raccontati quasi sempre in chiave spirituale: fede, cammino, devozione, silenzio, comunità, preghiera, ma ogni pellegrino che arriva in una città porta con sé anche una domanda economica concreta. Dorme, mangia, prende un treno, sale su un bus, compra acqua, entra in un bar, visita un santuario, acquista un ricordo, usa servizi urbani, richiede sicurezza, orientamento, pulizia, accoglienza e assistenza.

Il turismo religioso diventa interessante per l’economia. Non è soltanto turismo “povero” o turismo di nicchia. È un flusso spesso meno stagionale, più resiliente, capace di coinvolgere città grandi e piccoli centri, strutture alberghiere e case religiose, ristorazione semplice e commercio locale, trasporti pubblici e tour operator, musei, cammini, guide, volontariato e amministrazioni.

Il punto non è monetizzare la fede. È capire che la fede muove persone e le persone muovono territori. Il pellegrinaggio comincia come atto spirituale, ma diventa economia quando un territorio deve organizzare il passaggio, la sosta, l’accoglienza e il ritorno di milioni di persone.

Un mercato da centinaia di miliardi, non una nicchia silenziosa

Il turismo religioso non è più una nicchia laterale del turismo globale. È un mercato che vale centinaia di miliardi e cresce perché intercetta più domande insieme: fede, identità, cultura, benessere, cammino, memoria familiare, ricerca di senso. Secondo Grand View Research, il mercato globale del religious tourism valeva 286,6 miliardi di dollari nel 2024 e potrebbe raggiungere 671,9 miliardi entro il 2030.

Il dato va letto con cautela, perché le stime cambiano a seconda di cosa viene incluso nel perimetro: pellegrinaggi, viaggi spirituali, heritage religioso, santuari, ritiri, cammini, festival, viaggi organizzati. La direzione, tuttavia, è chiara: il pellegrino contemporaneo non è soltanto devoto. È anche viaggiatore, consumatore, camminatore, visitatore culturale e utente di servizi.

La cifra che cambia la prospettiva è un’altra: circa 600 milioni di viaggi religiosi e spirituali nel mondo, tra flussi nazionali e internazionali, secondo stime richiamate da UN Tourism. È come se ogni anno una popolazione superiore a quella dell’Unione europea si muovesse per ragioni legate alla fede, alla spiritualità, ai santuari, ai cammini o alla memoria religiosa.

Non tutti dormono in hotel, non tutti spendono molto, non tutti viaggiano lontano, ma proprio questa diffusione rende il turismo religioso economicamente potente: non vive solo di grandi picchi, vive di continuità.

Roma, il Giubileo e la città che diventa infrastruttura di accoglienza

Il caso più evidente è Roma. Il Giubileo 2025 ha mostrato la scala economica di un grande evento religioso contemporaneo: circa 33,5 milioni di pellegrini, provenienti da 185 Paesi. Il Giubileo ha significato celebrazioni, Porte Sante e liturgie, ma anche cantieri, flussi, sicurezza, trasporti, ospitalità, ristorazione e gestione urbana.

L’Anno Santo è stato accompagnato da 3,7 miliardi di euro di investimenti infrastrutturali, con migliaia di interventi su spazi urbani, viabilità, trasporto, aree simboliche e servizi. AP ha indicato circa 4 miliardi di euro di fondi pubblici e 110 opere completate su 117 previste. Un grande evento religioso non usa soltanto la città, la modifica.

Roma mostra la parte più evidente del fenomeno: il turismo religioso come politica urbana. Un Giubileo non chiede solo camere d’albergo. Chiede strade, metropolitane, navette, bagni, sicurezza, accessibilità, volontari, sanità, pulizia, segnaletica, gestione delle folle, comunicazione multilingue e coordinamento tra istituzioni.

C’è una continuità storica poco raccontata: i Giubilei non sono mai stati solo eventi spirituali. A Roma sono stati spesso anche acceleratori di opere pubbliche. Ogni Anno Santo costringe la città a chiedersi come accogliere folle più grandi della sua routine ordinaria. Nel 2025 questo meccanismo si è ripetuto: la dimensione religiosa ha prodotto una spinta urbanistica, dalla mobilità agli spazi pedonali, fino al collegamento tra San Pietro e Castel Sant’Angelo.

Il pellegrino arriva per pregare, ma la città deve rispondere con infrastrutture.

Assisi, quando un piccolo centro diventa destinazione globale

Se Roma mostra la scala metropolitana, Assisi mostra il problema opposto: cosa accade quando un centro piccolo, fragile e simbolico diventa destinazione globale.

Nel 2026 Assisi è al centro di un doppio magnete religioso: l’eredità francescana, con l’ottavo centenario della morte di San Francesco, e l’attenzione crescente attorno a Carlo Acutis. Per l’esposizione delle reliquie di San Francesco, AP ha riportato quasi 400mila prenotazioni, con una stima che può arrivare a 500mila visitatori nell’arco di un mese. Per una città medievale, con strade strette, parcheggi limitati e una capacità ricettiva finita, non è solo un successo spirituale: è una prova logistica.

Assisi mostra un punto spesso sottovalutato: nel turismo religioso, il valore non coincide sempre con l’alta spesa individuale. Un pellegrino può spendere meno di un turista luxury, ma il volume, la permanenza, la ripetizione degli eventi e la distribuzione su più servizi creano un impatto rilevante. Alberghi, case religiose, ristoranti, negozi di souvenir, trasporti locali, parcheggi, guide, bar e servizi pubblici lavorano dentro lo stesso ecosistema.

La sfida è evitare che il successo diventi pressione eccessiva: overtourism religioso, congestione, aumento dei prezzi, residenti sotto stress, spazi sacri trasformati in flussi da gestire.

Lourdes, Fatima, Santiago: tre modelli diversi di economia spirituale

Lourdes, Fatima e Santiago de Compostela aiutano a capire che non esiste un solo turismo religioso.

Lourdes è il modello del santuario internazionale e dell’accoglienza organizzata, con un forte legame con malati, volontari, assistenza, gruppi e strutture ricettive dedicate. È una città in cui il turismo è parte essenziale dell’economia locale e in cui il pellegrinaggio richiede un sistema di servizi molto specifico: trasporti accessibili, assistenza, strutture sanitarie, accompagnatori, hotel, case religiose, volontariato.

Fatima è il modello del grande santuario mariano capace di attrarre gruppi internazionali. Nel 2025 il santuario ha registrato 5.608 gruppi di pellegrini, in crescita del 7,2% sul 2024, con 4.332 gruppi stranieri provenienti da 84 nazionalità. È un dato importante perché mostra la dimensione internazionale e organizzata del fenomeno: non solo viaggi individuali, ma gruppi, diocesi, parrocchie, agenzie, bus, tour religiosi, permanenze programmate.

Santiago è, invece, il modello del cammino. Nel 2025 oltre 530mila pellegrini hanno ricevuto la Compostela, il certificato rilasciato a chi completa il Cammino secondo i requisiti previsti. Il dato segna un record e racconta una forma diversa di spesa: meno concentrata sul santuario, più distribuita lungo il percorso.

La differenza è cruciale: il santuario concentra; il cammino distribuisce.

Santiago: il valore non è solo nella meta, ma nelle tappe

Santiago de Compostela racconta un modello opposto a Roma. Qui il valore non si concentra solo nella città finale, ma lungo il cammino. Nel 2025 oltre 530mila pellegrini hanno ricevuto la Compostela: un record, in crescita del 6% rispetto al 2024. Il dato economico più interessante, pero’, non è l’arrivo a Santiago. È ciò che accade prima.

Ostelli, bar, farmacie, lavanderie, negozi tecnici, taxi, trasporto bagagli, piccoli ristoranti e borghi intermedi lavorano perché il pellegrino non attraversa semplicemente un territorio: lo attiva economicamente tappa dopo tappa.

Il cammino crea una geografia della spesa più democratica rispetto al grande evento. Non concentra tutto in una piazza, in una basilica o in pochi hotel centrali. Porta valore lungo una rete di località minori, dove anche una colazione, una notte in ostello, un cerotto, una lavatrice o una cena semplice diventano parte dell’economia del pellegrinaggio.

È un modello molto interessante per l’Italia dei borghi, delle aree interne e dei cammini: il valore non nasce solo dal numero di arrivi, ma dalla capacità di distribuire presenza, spesa e manutenzione lungo il percorso.

Il pellegrino contemporaneo non è sempre religioso in senso stretto

Il pellegrino contemporaneo non coincide sempre con il fedele tradizionale. C’è chi parte per devozione, chi per cultura, chi per lutto, chi per ringraziare, chi per camminare, chi per disconnettersi, chi per ritrovare una comunità, chi per fare un’esperienza di lentezza. È qui che il turismo religioso incontra il turismo del benessere, il turismo lento e la ricerca di senso.

Un santuario o un cammino non vendono solo una destinazione. Offrono una pausa dal rumore, una narrazione personale, una prova fisica, una forma di ordine in un tempo percepito come instabile.

Questa è una delle trasformazioni più importanti del settore: il viaggio religioso diventa anche viaggio identitario, culturale, psicologico, familiare. La motivazione spirituale resta centrale, ma intorno si sviluppa una domanda più ampia: silenzio, natura, heritage, lentezza, comunità, memoria, autenticità.

Per le destinazioni significa una cosa precisa: non basta più accogliere il pellegrino tradizionale. Bisogna parlare a pubblici diversi senza svuotare il senso dei luoghi.

Il turismo religioso come turismo anti-stagionale

Il turismo religioso ha un vantaggio che molte destinazioni cercano: non coincide necessariamente con l’alta stagione. Un pellegrinaggio può avvenire in primavera, in autunno, durante un anniversario, una festa liturgica, una canonizzazione, un’ostensione, un ritiro, un cammino.

Questo lo rende prezioso per hotel, ristoranti, trasporti e borghi che soffrono la concentrazione estiva. Non elimina la stagionalità, ma può distribuirla meglio. Un santuario può lavorare in date che non coincidono con il turismo balneare. Un cammino può attrarre viaggiatori nei mesi intermedi. Un anniversario religioso può portare domanda in un piccolo centro fuori dai circuiti tradizionali.

Il turismo religioso, quando è ben organizzato, funziona come una rete di domanda ricorrente. Non dipende solo dalla moda di una destinazione, ma da calendari profondi.

Il turismo religioso come turismo lento

Il turismo religioso si incrocia sempre più con il turismo lento. Cammini, itinerari spirituali, esperienze di silenzio, viaggi a piedi, percorsi francescani, vie benedettine, rotte mariane, trekking spirituale e soggiorni in monasteri rispondono anche a una domanda contemporanea: viaggiare con più senso, meno fretta, più relazione con i luoghi.

Il Cammino di Santiago è il caso più evidente, ma anche l’Italia ha un potenziale forte: Via Francigena, Cammino di San Francesco, Cammini benedettini, itinerari micaelici, borghi religiosi, santuari mariani, abbazie e monasteri.

Questo tipo di turismo può essere prezioso per territori che non vivono solo di grandi città o di alta stagione. Porta flussi nei borghi, sostiene micro-ospitalità, valorizza produzioni locali, allunga la permanenza, crea domanda per guide, manutenzione dei sentieri, segnaletica e servizi leggeri.

La sfida è non trasformare il cammino in un prodotto turistico svuotato. Il valore sta proprio nell’equilibrio tra esperienza spirituale, lentezza, autenticità e capacità di accoglienza.

La spesa del pellegrino

Profilo Spesa tipica Impatto sul territorio
Pellegrino giornaliero Trasporto, bar, pranzo, souvenir Alto volume, bassa spesa individuale
Gruppo parrocchiale Bus, hotel semplice, pasti organizzati Domanda prevedibile per accoglienza e ristorazione
Camminatore Ostelli, bar, farmacie, negozi tecnici, lavanderie Spesa distribuita lungo borghi e tappe
Pellegrino internazionale Volo, hotel, ristoranti, guide, shopping Maggiore impatto su città e hub turistici
Turista spirituale-culturale Santuario, musei, enogastronomia, visite guidate Unisce fede, cultura e territorio
Evento giubilare/canonizzazione Pernottamenti, trasporti, sicurezza, consumi urbani Picchi elevati e pressione sui servizi

La distinzione è utile perché evita un errore: considerare tutti i pellegrini uguali. Chi arriva in giornata non pesa come chi resta tre notti. Chi cammina non consuma come chi vola da un altro continente. Chi partecipa a un evento di massa non usa la città come chi cerca un ritiro spirituale.

Quanto vale un pellegrino per un territorio?

Il turismo religioso non va ridotto a un conto economico. Il pellegrinaggio resta prima di tutto un’esperienza spirituale, personale e comunitaria, ma ignorarne il valore economico significa non capire come funzionano molte città europee e molti territori minori.

Il punto non è trasformare i santuari in prodotti turistici. È riconoscere che un pellegrinaggio ben gestito può sostenere territori, distribuire reddito, valorizzare borghi, allungare le stagioni turistiche e finanziare servizi.

La sfida del turismo religioso nel 2026 è tutta qui: far sì che la spiritualità resti il motivo del viaggio e l’economia diventi la condizione per accogliere meglio chi parte.